0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

*

maria_pianista

Faccio una domanda ingenua ma sono curiosa di sapere cosa ne pensate: che valore atribuite agli esercizi quotidiani di tecnica? Non mi riferisco alle scale e arpeggi ma alla tecnica pura e dura, quella del Hanon, del Pozzoli, degli studi, ecc.
Mi sono chiesta questo: se una persona non facesse mai esercizi di tecnica come quelli di cui sopra e si dedicasse esclusivamente, ma studiando con serietà, a un repertorio a difficoltà progressiva, acquisirebbe lo stesso la tecnica pianistica o no?
 Progredirebbe nello stesso modo rispetto a uno che alterna tecnica e repertorio?

luciasciacovelli

  • Visitatore
Ciao maria pianista,
gli esercizi di tecnica servono, ma io li odio  :-X

DarkKnight

  • Professionista
  • Mostra profilo
  • ***
  • 496
  • con il suono delle dita si combatte una battaglia
ciao maria,

dunque, dal mio punto di vista, se non fai esercizi di tecnica ma ti dedichi solo allo studio dei pezzi, hai due contro:
1. al momento di affrontare un nuovo pezzo dovrai affrontare tutte le difficoltà tecniche che quel pezzo ha, quindi perderai più tempo a studiarlo perchè dovrai oltre che studiare la parte armonica/melodica e memorizzarla abituare le dita e le articolazione ai nuovi movimenti tecnici che dovrai fare.
2. ogni volta che dovrai affrontare un nuovo pezzo pure di eguale difficoltà tecnica  di un pezzo che già hai studiato avrai quasi la medesima difficolta perchè comunque i movimenti tecnici non saranno esattamente uguali e dovrai riabituare le articolazioni al nuovo movimento

la tecnica quotidiana ti serve oltre che per tenere in forma le dita e tutta l'articolazione (con esercizi tipo hanon o pozzoli) pure ad affontare la nuova difficolta tecnica nella sua completezza, mi spiego, se la nuova tecnica che devi affrontare è un trillo con gli esercizi quotidiani lo affronti nei sue diversi aspetti mentre studiato solo all'interno di un pezzo lo affronterai solo per quel che riguarda quel pezzo (senza distinzione di tonalita e posizioni diverse)


*

Pianoth

Dipende dalla persona. Comunque 10-15 minuti di riscaldamento con esercizi di tecnica (tra cui anche scale e arpeggi, guarda che non sono affatto una cosa diversa) non possono che far bene, ammesso che non si fanno superficialmente. Si può acquisire una buona tecnica pianistica anche senza fare alcun tipo di riscaldamento e senza studiare alcun tipo di studio... Ma poi quando arrivi a studiare pezzi con qualche difficoltà tecnica, impiegherai molto più tempo per impararli a suonare bene, perché dovrai superare tutte le nuove difficoltà tecniche presenti nel pezzo. Ad esempio, se non hai mai studiato la scala cromatica in uno studio, poi avrai molta difficoltà a suonare un passaggio di un pezzo in cui c'è una scala cromatica veloce, perché dovrai prima impararla a suonare lentamente e poi impararla a suonare velocemente. E ciò richiede molto tempo, molto più di un giorno. Se pratichi la scala cromatica ogni settimana, non avrai troppa difficoltà a superare un passaggio del genere. Più elementi di tecnica conosci, e più facilmente riuscirai a studiare qualunque cosa. E non solo, anche solo guardando gli spartiti riuscirai a riconoscere gli elementi di tecnica, quindi studiare tecnica ti aiuta anche nella lettura.

Un buon libro pieno solo ed esclusivamente di esercizi molto brevi (da 4 a 32 battute, in media direi 8 battute) su una buona parte di tutta la tecnica è l'opera 261 di Czerny, che io ho studiato integralmente (sono 60 pagine, non ci vuole molto), forse è ancora un po' troppo presto per studiare da quello. Un libro in cui è contenuta assolutamente tutta la tecnica pianistica è Principi razionali della tecnica pianistica, di Alfred Cortot, con tantissimi esercizi di tecnica, e con una lunga lista di pezzi alla fine del libro in cui vengono specificati gli elementi di tecnica di ogni pezzo, e quanto è difficile ogni elemento.

robyroma

Bella questione. Personalmente ero rimasto affascinato dalla teoria di Chang secodo il quale era meglio ad una certa età dedicarsi ai pezzi evitando di fare tecnica pura, visto che il tempo per un adulto è molto più importante che per un giovane non vale la pena di perderlo in esercizi ma meglio dedicarlo al repertorio. La tecnica secondo lui si fa coi pezzi.
Ci sono dei problemi però.  Prima cosa devi trovare un insegnante che abbia voglia di sbattersi per presentarti un percorso didattico di  pezzi che ti permettano la sperimentazione progressiva delle difficoltà tecniche da acquisire. Non è facile.
Secondo aspetto per me è quello che  se mi dedico solo allo studio i pezzi in realtà suono pochissimo e con poca continuità... quindi io Hanon scale e Czerny credo di non poter evitare di farli, anzi alcune volte mi fanno sentire più pianista dei pezzettini semplificati che sono in grado di suonare...

*

maria_pianista

Grazie per queste risposte. Infatti la mia era pura curiosità perché anch'io avevo letto quello che dice Chang al riguardo, sotto un profilo diverso rispetto a quello del pianista. Ma vorrei precisare che io ho già un insegnante e nel percorso che sto facendo gli esercizi di tecnica si alternano al repertorio. Mi facevo questa domanda perché vedo che a volte studiare un esercizio di tecnica mi costa in termini di tempo lo stesso di un brano di repertorio. Tendenzialmente tendo però sempre a perfezionare il brano che sto studiando (forse perché dà più soddisfazione) e finisco per concedere molto meno tempo alla tecnica. Eppure studio diverse ore al giorno. Probabilmente mi devo impegnare di più con la tecnica.
Ultima modifica: Maggio 12, 2014, 08:22:23 pm da maria_pianista

*

pianoforteverona

Io invece sono dell'idea che sia più utile studiare la tecnica direttamente sui pezzi, almeno in prevalenza. Sono favorevole a dedicare un momento iniziale breve ad esercizi di tecnica pura, per approfondire tutti gli aspetti del meccanismo. Ma non deve essere un tempo prolungato, che sacrifica lo studio del repertorio.

Altra cosa è invece studiare "studi" d'autore, che possono essere molto belli anche dal punto di vista musicale (penso non solo agli autori maggiori, ma anche a Czerny e a tanti suoi contemporanei).

Per quanto riguarda Hanon, è evidente che si tratta di esercizi utili, anche se non completano tutto il quadro complessivo delle difficoltà. pianistiche. Il rischio è che sia uno studio noioso e pedante, perciò consiglio di farlo solo se è vissuto come divertente e gratificante.

Il metodo di Cortot è ottimo come organizzazione della materia e bagaglio amplissimo di esercizi, però (mi pare, ricordando a memoria) non spiega molto i meccanismi risolutivi dei problemi tecnici; inoltre affida molto spazio agli esercizi con suoni tenuti, che sono problematici se affrontati in modo sbagliato.

In generale, però, vorrei farvi riflettere su questo aspetto: se noi studiamo uno degli studietti dell'op.261 di Czerny, di fatto stiamo studiando un pezzo di musica, nel quale le difficoltà sono specifiche e anche in questo caso i movimenti e le posizioni non sono esattamente gli stessi di altri pezzi.

In conclusione: consiglio senz'altro lo studio di Czerny op.261, ma inteso come repertorio piacevole, non necessariamente come propedeutica ad altro.
Soddisfa il tuo bisogno di fare musica attivamente, per il tuo benessere.
Suonare Cantare Star bene