0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

*

maria_pianista

Confessione
Agosto 16, 2013, 02:39:40 pm
Ciao a tutti,

è da alcuni giorni che sono parecchio avvilita e ho bisogno di condividere quello che provo.
A Natale avrò finito il mio primo anno di studio del pianoforte con una maestra in gambissima. I miei studi stati fino adesso:

- Beyer (l'ho quasi finito)
- Bastien per adulti (l'ho quasi finito... e meno male perché lo odio!)
- Aaron, finito
- Scale
- Duvernoy (i primi 7-8 esercizi)
- Cesi Marciano (i primi 3-4 esercizi)
- Un minuetto di Bach

Nonostante la mia professione mi impegni tanto (torno a casa solo per mangiare un boccone e arrivo la sera anche dopo le 19.00), riesco a ricavare tutti i giorni feriali circa 2-3 ore di studio, che diventano 5-6 ore il sabato e altrettante la domenica.
Dedico parecchio tempo a un solo brano, studio a mani separate e poi unisco pian piano; non passo al brano successivo o all'esercizio successivo senza sentirne di averlo veramente imparato, di ottenere un suono pulito, una buona dinamica, un buon fraseggio... Mi registro spesso anche con l'Iphone per vedere meglio le mie mani e per ascoltarmi. Ripeto ogni esercizio fino all'infinito, almeno fino a quando sento che il pezzo viene bene e senza intoppi. Così intendo io lo studio. In questi mesi spesso mi capita di non riconoscere le mie mani, mi sembra di aver fatto molti progressi.
Spesso mi capita di dire a me stessa con gioia: "questa settimana sorprenderò la maestra!".  :D
Ecco questa è la premessa.

Cosa è per me la lezione con la mia insegnante? È, penso, quello che è un'esibizione o un concerto per un pianista affermato; è il momento in cui doni all'altro il frutto del tuo lavoro. È un atto di amore ma allo stesso tempo un mettersi alla prova, come una verifica o un esame a scuola. Il rapporto con l'insegnante è ottimo, mi sento con lei molto a mio agio.

Ma ora arrivo al dunque:

Quello che mi succede è che quando vado a lezione spesso viene fuori un vero schifo rispetto a quello che ho fatto a casa.
La sensazione quando esco dalla lezione è di avvilimento totale, nonostante la mia maestra continui a incoraggiarmi moltissimo, a dirmi che sono brava, che dovevo fare la musicista, che c'è talento, che ho fatto in un anno quello che i suoi alunni del Liceo fanno in due anni, ecc. ecc.
Per esempio l'altro ieri, finendo la lezione e tornando a casa, mi veniva persino da piangere! Sono arrivata a chiedermi se ho fatto bene a riprendere in mano lo studio dopo così tanti anni (ora ne ho 50, ho studiato chitarra classica dai 7 anni fino all'adolescenza, il pianoforte l'ho preso ora, in tarda età).

Io ci tengo tantissimo al pianoforte, mi costa andare in vacanza perché non posso suonare, rinuncio a fare altre cose nel mio tempo libero (ho anche 3 figli adolescenti) pur di studiare con costanza.
Ma vorrei avere buoni risultati quando vado dalla mia insegnante!, gli stessi (o quasi) che riesco a vedere quando suono da sola. Mi chiedo quale sia il motivo: se il tocco del pianoforte, la grossa differenza che sento fra il mio digitale e il suo piano acustico, la distrazione quando sono in compagnia, oppure l'emozione...
Ne ho parlato di questo anche con l'insegnante che mi continua a dire di non preoccuparmi, ma io ho bisogno di risolvere questo problema. Non vorrei sentirmi bloccata a lezione. Un discorso un po' "adolescenziale" il mio, mi rendo conto.  :-\

Scusate lo sfogo e grazie per avermi ascoltata. Se avete qualcosa da dirmi o da suggerire, sarei ben felice.

*

antares

  • Dio della musica
  • Mostra profilo
  • *****
  • 3102
  • pianista perdigiorno ma non perditempo
Re:Confessione
Agosto 16, 2013, 03:01:15 pm
da quanto hai detto direi ci sono almeno 2 fattori da tenere in considerazione:

emotività a lezione.... qui l'unica cosa da fare è lavorarci..... ti ci vorrebbe un minipubblico magari....

e il pianoforte stesso.... passare da uno strumento all'altro a me crea parecchi problemi anche fra 2 acustici diversi.....
Suonate con tutta la vostra anima e non come un uccello ben addestrato. (Johann Sebastian Bach)

Sarebbe un'illusione credere che si possa fissare sulla carta ciò che determina la bellezza e il carattere dell'esecuzione (Franz Liszt)

La verità è che la vera musica non è mai 'difficile'. Questo è so

*

RobertoM

Re:Confessione
Agosto 16, 2013, 03:05:02 pm
Ciao maria_pianista, innanzitutto sento di farti i miei complimenti perchè in un solo anno di studio hai raggiunto degli ottimi risultati, senza volere fare paragoni o confronti (io ho 44 anni d'età) inizierò il 4° anno con la maestra questo prossimo Ottobre e, seppur più avanti come testi, ti posso confermare che di progressi ne hai fatti veramente tanti.

Già solo questa mia considerazione dovrebbe farti "rilassare" e proseguire con più serenità nello studio del pianoforte, strumento stupendo e bellissimo ma che richiede tanto tanto tempo di applicazione per poter essere "padroneggiato", io non riesco a suonare così tanto come fai tu (faccio in genere 1 ora e mezza al giorno forse 2 nei fine settimana) e vorrei, credimi, fare di più ma purtroppo gli impegni (lavorativi e famigliari con due figli) non me lo consentono ma tu questo lo capisci come me e più di me vivendo la stessa situazione.

A seguito di questa premessa torniamo all'argomento principale del tuo post, sai ? anche io, a volte, ho vissuto le stesse sensazioni, adesso non più, il mio unico "cruccio" è quello di riuscire da lezione a lezione (quindi ogni settimana) di riuscire a fare per bene tutto quello che la maestra mi dice di fare a casa, mi sembra infatti nel non riuscirci a non andare avanti e, dato che il tempo è limitato, questo mi preoccupa e mi sembra di aver perso tempo.

Ovviamente nulla di tutto ciò è più sbagliato poichè in realtà si progredisce sempre, piano piano, noi non ce ne rendiamo conto ma sono sicuro che è così.

Il mio umile consiglio è quello di cercare di vivere il tuo personalissimo rapporto con lo strumento in maniera un po' più "scanzonata" (?), rilassarti di più, considera me ad esempio: sto cercando di imparare un brano di Scott Joplin "Weeping Willow" ormai da svariati mesi (e sono solo 4 pagine di spartito dove i pezzi si ripetono tra l'altro due volte ciascuno, in totale quattro: ABCD), certo non sto suonando solamente questo ma, te lo assicuro, dopo svariati mesi terminare "quasi" la terza parte non è molto incoraggiante.

Nonostante ciò vado avanti e non mi demoralizzo, sono sicuro che lo farò tutto e quando lo suonerò un sorriso apparirà sul mio volto e questo mi ripagherà di tutte le ore passate ad impararlo, sicuro!

Sperando di averti infuso un po' di buonumore ti auguro serene sedute di studio.

Ciao, Roberto.

*

Pianoth

Re:Confessione
Agosto 16, 2013, 03:11:22 pm
Le ragioni possono essere varie, tensione, stress, pensare a 'non sbagliare' invece di pensare a 'suonare bene' (è diverso!), deconcentrarsi o fermarsi a seguito di qualche errore (questa è una delle cose più difficili da superare)... Il pianoforte c'entra ma non particolarmente, specialmente se non hai curato maniacalmente il suono dei pezzi che hai intenzione di suonare.
Questo è capitato anche a me, per esempio avevo studiato tantissime ore lo studio Op. 8 No. 12 di Skrjabin, lo avevo imparato a memoria, avevo studiato per bene tutto lo studio ed ero effettivamente in grado di suonarlo, poi vado a lezione dalla mia insegnante dove c'è un buon pianoforte e lo suono una schifezza, mi ero dimenticato delle battute, mi fermavo spesso (specialmente nella parte finale dello studio che non è facile), sbagliavo tanti accordi... Eppure mi sembrava di essere concentrato e mi sembrava di averlo studiato con la massima attenzione. La motivazione alla fine era che invece di pensare al pezzo che stavo suonando, invece di cantarmelo in testa, stavo pensando a come le dita si dovevano muovere sulla tastiera, il che è, a mio parere, sbagliatissimo.
Spero sia di aiuto  ;)  :D

*

Paola

Re:Confessione
Agosto 16, 2013, 03:26:26 pm
Ciao Maria,
quello che racconti in realtà è abbastanza comune e attiene alla sfera dell'emotività. L'insegnante giudica il lavoro che abbiamo fatto a casa e quindi è naturale che ci sentiamo un po' messi sotto torchio e tendiamo a fare peggio che in solitudine.
Credo che questo problema svanirà naturalmente fra qualche tempo. In fondo è poco che vai a lezione. Io sono riuscita a sentirmi a mio agio col mio prof solo dopo 2 anni che andavo regolarmente a lezione, all'inizio non riuscivo a mettere le mani sulla tastiera, proprio mi vergognavo...  :(
Poi un giorno lui mi ha detto che quando vado a lezione e suono devo solo pensare una cosa, cioè che vado a lezione per imparare e che quella non è un'esibizione e che anzi dagli errori imparerò più che da tutto il resto e che lui è là apposta per aiutarmi, quindi mi ha esortata a mostrargli proprio le parti in cui ho maggiore difficoltà.
Non so se può aiutarti, ma pensa sempre appunto che vai a lezione e che sei un'allieva, quindi l'obiettivo è imparare e sbagliare è del tutto normale.  :)

*

maria_pianista

Re:Confessione
Agosto 16, 2013, 10:32:29 pm
Citazione
La motivazione alla fine era che invece di pensare al pezzo che stavo suonando, invece di cantarmelo in testa, stavo pensando a come le dita si dovevano muovere sulla tastiera, il che è, a mio parere, sbagliatissimo.
Pianoth, grazie infinite per questo consiglio. Penso che tu abbia proprio ragione. Oggi pomeriggio ho studiato così senza pensare come le dita si debbano muovere sulla tastiera e mi sono sentita più rilassata. Ero a casa, proverò a fare lo stesso quando sono a lezione.
Citazione
In realtà si progredisce sempre, piano piano, noi non ce ne rendiamo conto ma sono sicuro che è così.
. È vero, Roberto! Anche questo mi consola; devo mettermi in testa che non è importante quello che "dimostro" ma quello che effettivamente imparo. Hai proprio ragione!
Citazione
n fondo è poco che vai a lezione. Io sono riuscita a sentirmi a mio agio col mio prof solo dopo 2 anni che andavo regolarmente a lezione, all'inizio non riuscivo a mettere le mani sulla tastiera, proprio mi vergognavo...  :(
Poi un giorno lui mi ha detto che quando vado a lezione e suono devo solo pensare una cosa, cioè che vado a lezione per imparare e che quella non è un'esibizione e che anzi dagli errori imparerò più che da tutto il resto e che lui è là apposta per aiutarmi, quindi mi ha esortata a mostrargli proprio le parti in cui ho maggiore difficoltà.
Non so se può aiutarti, ma pensa sempre appunto che vai a lezione e che sei un'allieva, quindi l'obiettivo è imparare e sbagliare è del tutto normale
Paola, grazie! :-D Mi hai fatto veramente riflettere su un punto che penso molto importante e che stupidamente non avevo considerato: vado a lezione per imparare, per fare tesoro delle difficoltà e dei consigli della mia prof; altrimenti non servirebbe a niente la lezione e basterebbe imparare da autodidatta. Mi prendo allora questa tua frase: sapere che sono una allieva! Che strano, è una cosa così ovvia e non ci avevo pensato; è chiaro che si resta male quando si sbaglia una cosa che si è fatta bene centinaia di volte in solitudine ma in fondo non devo dimostrare niente a nessuno. Se studio (e questo lo faccio) prima o poi arriveranno i frutti e farò "finta di niente" senza fermarmi al primo errore.  ;D
Anch'io mi vergogno qualche volta di suonare davanti all'insegnante. Già mettermi davanti al suo pianoforte acustico mi fa sentire in imbarazzo, lo sento ancora come un "essere strano". Spero di prenderne maggior confidenza col tempo.

Veramente grazie di cuore a tutti! Mi avete aiutato! Se non vi annoio vi farò sapere come va la prossima volta. Buon studio e buon proseguimento.



Ultima modifica: Agosto 16, 2013, 10:36:41 pm da maria_pianista

*

Lorenzo221

Re:Confessione
Agosto 19, 2013, 06:11:22 pm
Ciao a tutti,

è da alcuni giorni che sono parecchio avvilita e ho bisogno di condividere quello che provo.
A Natale avrò finito il mio primo anno di studio del pianoforte con una maestra in gambissima. I miei studi stati fino adesso:

- Beyer (l'ho quasi finito)
- Bastien per adulti (l'ho quasi finito... e meno male perché lo odio!)
- Aaron, finito
- Scale
- Duvernoy (i primi 7-8 esercizi)
- Cesi Marciano (i primi 3-4 esercizi)
- Un minuetto di Bach

Nonostante la mia professione mi impegni tanto (torno a casa solo per mangiare un boccone e arrivo la sera anche dopo le 19.00), riesco a ricavare tutti i giorni feriali circa 2-3 ore di studio, che diventano 5-6 ore il sabato e altrettante la domenica.
Dedico parecchio tempo a un solo brano, studio a mani separate e poi unisco pian piano; non passo al brano successivo o all'esercizio successivo senza sentirne di averlo veramente imparato, di ottenere un suono pulito, una buona dinamica, un buon fraseggio... Mi registro spesso anche con l'Iphone per vedere meglio le mie mani e per ascoltarmi. Ripeto ogni esercizio fino all'infinito, almeno fino a quando sento che il pezzo viene bene e senza intoppi. Così intendo io lo studio. In questi mesi spesso mi capita di non riconoscere le mie mani, mi sembra di aver fatto molti progressi.
Spesso mi capita di dire a me stessa con gioia: "questa settimana sorprenderò la maestra!".  :D
Ecco questa è la premessa.

Cosa è per me la lezione con la mia insegnante? È, penso, quello che è un'esibizione o un concerto per un pianista affermato; è il momento in cui doni all'altro il frutto del tuo lavoro. È un atto di amore ma allo stesso tempo un mettersi alla prova, come una verifica o un esame a scuola. Il rapporto con l'insegnante è ottimo, mi sento con lei molto a mio agio.

Ma ora arrivo al dunque:

Quello che mi succede è che quando vado a lezione spesso viene fuori un vero schifo rispetto a quello che ho fatto a casa.
La sensazione quando esco dalla lezione è di avvilimento totale, nonostante la mia maestra continui a incoraggiarmi moltissimo, a dirmi che sono brava, che dovevo fare la musicista, che c'è talento, che ho fatto in un anno quello che i suoi alunni del Liceo fanno in due anni, ecc. ecc.
Per esempio l'altro ieri, finendo la lezione e tornando a casa, mi veniva persino da piangere! Sono arrivata a chiedermi se ho fatto bene a riprendere in mano lo studio dopo così tanti anni (ora ne ho 50, ho studiato chitarra classica dai 7 anni fino all'adolescenza, il pianoforte l'ho preso ora, in tarda età).

Io ci tengo tantissimo al pianoforte, mi costa andare in vacanza perché non posso suonare, rinuncio a fare altre cose nel mio tempo libero (ho anche 3 figli adolescenti) pur di studiare con costanza.
Ma vorrei avere buoni risultati quando vado dalla mia insegnante!, gli stessi (o quasi) che riesco a vedere quando suono da sola. Mi chiedo quale sia il motivo: se il tocco del pianoforte, la grossa differenza che sento fra il mio digitale e il suo piano acustico, la distrazione quando sono in compagnia, oppure l'emozione...
Ne ho parlato di questo anche con l'insegnante che mi continua a dire di non preoccuparmi, ma io ho bisogno di risolvere questo problema. Non vorrei sentirmi bloccata a lezione. Un discorso un po' "adolescenziale" il mio, mi rendo conto.  :-\

Scusate lo sfogo e grazie per avermi ascoltata. Se avete qualcosa da dirmi o da suggerire, sarei ben felice.

Non ti devi preoccupare è normalissimo, anch'io ho questo problema, ma so che la mia maestra lo sa. Col tempo passerà, devi solo superare l'emozione
Dopo il silenzio, ciò che più si avvicina a esprimere l’ineffabile è la musica.
E. Jabès

*

sevy72

Re:Confessione
Agosto 19, 2013, 07:21:21 pm
Ciao, ho letto il tuo sfogo e vorrei dirti quello che penso.
Quando ho cominciato questa "avventura" , a 40 anni suonati, ho fatto un pò un giretto su internet per informarmi e capire se la cosa era fattibile. Quello che ho capito è che il problema dei risultati è un problema comune a chi si avvicina da adulto allo studio dello strumento, un ragazzo va a lezione e non pensa al ritorno del suo "investimento", un adulto invece spende le sue ore allo studio e , giustamente, ha delle aspettative e vuole vedere i risultati.

Ora, non fare in modo che le tue aspettative distruggano il tuo amore per il piano.

Vorrei solo dirti che molte volte mi è capitato di essere veramente in situazioni penose, mi sono sentito umiliato e avrei avuto voglia di mollare ma me ne sono fregato e sono andato avanti a testa bassa, alla fine sono riuscito, se avessi mollato avrei perso tutto quello che è venuto dopo.
La strada è in salita per tutti, arrivano solo quelli che non mollano, che procedano spediti o no, che si fermino a prendere fiato o no, se non molli arrivi dove vuoi.
Tanti auguri e continua a studiare... :-)
ibis, redibis non morieris in bello

*

pigreco

Re:Confessione
Agosto 20, 2013, 11:33:11 am
Ciao,
allora, io sono un autodidatta e questa cosa mi succede regolarmente se nella stanza in cui suono si mette mia moglie ad ascoltarmi. Se sono solo vado benone, se dietro ho un mini pubblico familiare, tipo mia moglie o mia figlia (peggio ancora amici o parenti), una frana! Ho battezzato questa cosa come "sindrome da esibizione"! Per supera lo "scoglio" ogni tano "costringo" qualcuno ad ascoltarmi... speriamo funzioni!

PG

*

maria_pianista

Re:Confessione
Agosto 22, 2013, 12:44:10 am
Grazie di nuovo per i consigli e per aver condiviso le vostre esperienze. Sono utilissime per me! <3

Questa mattina ho fatto un'altra lezione ed è andata benone. Avevo studiato come una matta, come sempre, ma andare dicendo a me stessa che non importava se sbagliavo una nota o tutte mi ha aiutato a rilassarmi molto di più. Infatti con meno "ansia da prestazione" va tutto mooooolto meglio.
Ho parlato con la mia maestra di quello che mi succede e le ho comunicato il frutto delle mie riflessioni, compreso il consiglio datomi da Paola che mi ha aperto proprio la mente i giorni scorsi: "essere anzitutto allieva". Sembra una banalità ma non lo è affatto.
La maestra ha aggiunto anche un'altra cosa: mi diceva che secondo lei io ho due grossi talenti: la voce e il pianoforte; avere un "grosso talento" non evita però il normale percorso perché la tecnica va imparata, l'agilità esercitata, ecc. Io divento un po' insofferente davanti al più piccolo errore perche ho fretta, la fretta che dà il talento che spinge. Così mi ha detto... Giustamente, se avessi cominciato nell'infanzia sarei già a esibirmi in concerti, ma non l'ho fatto. Ora che sono una donna sento in me comunque quella necessità di "esibirmi", come ogni pianista. Per questo vado in ansia sentendo il limite di quel percorso che è appena iniziato. Ho capito che io ho vissuto finora le lezioni come un'esibizione, il che non è! L'importante è che tutto il mio studio, come mi diceva Sevy, non distruggano la mia passione per il pianoforte. Quindi vado avanti con lo studio. Con gioia!  :D

Ad ogni modo, parlarne con l'insegnante apertamente (e con voi), pur se mi sento un po' "ridicola" mi ha fatto molto bene; comunicare aiuta sempre a sbloccare le situazioni. Sono uscita dalla lezione, più lunga del solito e estremamente utile, molto soddisfatta. :-D

Spero di farvi vedere qualcosa tra poco.
Grazie ancora!

*

Paola

Re:Confessione
Agosto 23, 2013, 04:17:05 pm
Sono contenta!  :)

*

Roberto S. Persi

Re:Confessione
Agosto 28, 2013, 10:22:13 pm
Se posso aggiungere un suggerimento che ho imparato da altra arte, ti consiglio di "accartocciare" l'esercizio o il brano che stai studiando. Mi spiego... io ho studiato seriamente disegno e pittura, la giudico  vera professione  e penso d essere niente male nel ramo. Mi ricordo  che l'insegnante di disegno quando ci vedeva impallati davanti al foglio bianco ci diceva di aggredirlo, stropicciarlo, malmenarlo e poi con calma lavorarci su. é ovvio che è una metafora,ma se si vede l'esercizio come nemico diventa ostico a prescindere. 
Io, principiante del piano (sono circa alla metà del Beyer dopo 6 mesi di studio), mi diverto a volte a smontare gli esercizi e reinterpretarli in diversi modi, magari un valzer allegrotto o una tetra marcia funebre, musica dixi ecc., sembra stupido ma poi, visto che l'attenzione si sposta non sulla tecnica ma sul gioco, l'esecuzione diventa più semplice e rilassata. Ovvia premessa, questo va fatto quando ci si ente abbastanza padroni del pezzo, non mentre lo si impara.
E poi se l'insegnante è bravo,e mi sembra sia così nel tuo caso, vede i veri progressi al di là della "performance" nella lezione
L'importante è partecipare

*

maria_pianista

Re:Confessione
Agosto 28, 2013, 10:42:50 pm
No, ma a me non "spaventano" i brani da imparare, anzi non mi tiro indietro e non è lo studio che mi blocca o la paura del "foglio bianco". Vorrei solo gestire un po' meglio il cambiamento quando suono in un altro pianforte e il fatto di suonare in presenza di qualcun altro. Ma pian piano...
Anche oggi sono estremamente felice della mia lezione di questa mattina. La mia maestra (e anche io) apprezza moltissimo i progressi. Li vedo anch'io, ma a casa sono molto più brava!   :D
Comincio però in questi giorni a fregarmene di questo. E penso sia un buon segno.  ;)

Ultima modifica: Agosto 28, 2013, 10:44:21 pm da maria_pianista

*

Roberto S. Persi

Re:Confessione
Agosto 29, 2013, 05:51:32 pm
Pensando "me ne frego di questo" hai stropicciato il foglio, ora inizia il vero divertimento, duro faticoso impegnativo ecc. ecc. ecc., ma vuoi mettere?
L'importante è partecipare

*

maria_pianista

Re:Confessione
Agosto 29, 2013, 11:48:00 pm
Hai ragione, Roberto! Mi auguro di non avere allora ricadute  8) Comunque hai proprio ragione. Vale la pena stropicciare il foglio!  :)