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Post - Re Cremisi

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Tecnica / Re:piano vs chitarra
« il: Marzo 16, 2015, 11:33:07 am »
Al pianoforte sono ai primordi, mi ci sono avviinato praticamente per imparare a leggere, ma sono rimasto a dir poco sorpreso dell'"abbordabilita". Probabilmente avere le mani già sciolte dalla chitarra aiuta, ma rispetto allo spauracchio che uno immagina.... Ovviamente il grosso del problema e la lettura ma questo mi sembra essere alla fine più un vantaggio: alla fine diciamo che sei obbligato a leggere  e "una volta che sai leggere sai suonare"(il virgolettato è d'obbligo). Anche il fatto che con il piano praticamente suoni due strumenti mi sembra che alla lunga (magari me la racconto così per incoraggiarmi) puó essere un vantaggio perché comunque suoni il pezzo "completo" (e se lo devi fare con la chitarra lo devi fare con una mano sola e con tutte le difficoltá elencate sopra)...Oh ovviamente sono sentenze sparate a caso, eh..

A quanto ho capito lo suoni da pochissimo, quindi basi il tuo giudizio su semplici sensazioni che hai ora e che sono probabilmente destinate a mutare molte volte nel corso del tempo in cui studierai questo strumento. Dire che "una volta che sai leggere sai suonare" può avere un fondo di verità in alcuni casi, ti garantisco che mi piacerebbe davvero tanto che fosse così ma purtroppo non lo è affatto. Quindi in sostanza, sì, la tua è una sentenza sparata a caso.

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Tecnica / Re:piano vs chitarra
« il: Marzo 16, 2015, 11:28:09 am »
...io credo di non aver sparato a caso, il problema è, per me (e sempre, quando parlo, parlo per esperienze e/o deduzioni personali) che maggiori sono i processi che il nostro cervello deve eseguire in contemporanea e maggiore è il livello di complessità, il nostro cevello non so come lavori veramente (forse esiste qualcuno che lo sa?) ma rifacendosi all'esperienza di quel che più simile possiamo trovare tra le esperienze umane annovero il computer... e quindi rifacendosi ad esso posso affermare che maggiori sono i processi paralleli che deve eseguire e maggiori debbono essere le risorse disponibili. Il -time sharing- è stata una tecnica seguita poi il parallelismo una sua evoluzione, ma sempre di processi contemporanei -o quasi- si tratta. quindi il dover suonare con una mano , con due mani con due mani ed un piede, con due mani e due piedi e via dicendo aumenta il grado di complessità che la nostra mente deve sostenere. Tra l'altro chi suona la chitarra ha provato la differenza tra suonare con il plettro e con le dita?... credo che l'affinamento di un processo sia, comunque, meglio assorbibile dello svolgimento di due processi.  ::)

Sono d'accordo con te, e la mia di prima era una provocazione. Una provocazione però per sottolineare quanto sia niente più che una chiacchiera da bar chiedersi quale strumento sia difficile. Già spesso è difficile capire fra due brani per pianoforte quale sia il più difficile, figuriamoci confrontare strumenti diversi.
Inoltre devo anche dire che capisco se una domanda simile è posta da un chitarrista serio, ma il mondo è pieno di gente che con la chitarra sa giusto suonare qualche pentatonica e per questo si sentono Paco de Lucia. Ecco da loro non mi aspetto di sentirmi dire che la chitarra è più difficile del piano. Nei loro confronti il mio sentimento è questo:
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Tecnica / Re:piano vs chitarra
« il: Marzo 16, 2015, 10:55:00 am »
Per me lo strumento più difficile è il kazoo.
Ovviamente non lo suono ma sparo sentenze a caso visto che va di moda.

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Tecnica / Re:chiaro di luna
« il: Marzo 12, 2015, 09:53:34 pm »
Il fa doppio diesis potrebbe essere ad esempio la sensibile di sol #, mentre il sol bequadro è nella parte in cui va brevemente a mi minore e poi a do maggiore se non sbaglio dopo aver esposto il tema (il sol bequadro è il terzo grado di mi minore).

Se comunichi le battute in cui trovi queste note comunque è meglio, se no vado a memoria

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Quale pianoforte? / Re:Dubbi su prima tastiera
« il: Marzo 10, 2015, 10:20:35 pm »
E oltretutto comprando su Internet non avresti la possibilità di provare lo strumento e quindi di capire se si tratta di una ciofeca, cosa che può sempre capitare se compri un usato.

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Prima di tutto secondo me dovresti capire se ti serve uno strumento trasportabile o no.. Tieni conto che spesso i piani trasportabili non hanno le casse, quindi devi prenderle separatamente e collegarle, mentre i piani con il mobile normalmente hanno le casse incorporate; inoltre se prendi un piano senza mobile hai bisogno di comprare un supporto per tenerlo su, e non è detto che il supporto che hai ora per la tastiera vada bene in quanto il piano è parecchio più pesante.. In altre parole, se non hai l'esigenza di trasportarlo, io fossi in te prenderei un piano con il mobile  ;)

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Di tutto e di più / Re:Domandona
« il: Gennaio 06, 2015, 06:44:34 pm »
Non voleva essere una discussione in merito alle qualità dell' uno o dell'altro strumento,ma semplicemente domandavo, se altri trovavano difficoltà nel passare da uno strumento digitale a quello acustico,in altri termini se il "suono" ottenuto dal primo corrispondesse poi in realtà a quello del secondo.
Considerando che lo studio del pianoforte ha come prerogativa la ricerca di un suono personale(che ci distingue)e unico......
Tutto qui.

Il dubbio è lecito, anche se ribadisco che non si tratta certo di una novità. Prima però di sparare giudizi e considerazioni sui pianoforti digitali, che non sono giocattoli costosi, ti invito ad informarti sulle tecniche di sintesi; capiresti che la scienza che ci sta dietro merita un po' più di rispetto di quello che le hai riservato tu in questa discussione.

È vero, sarò una testa calda, ma siccome io nella vita mi occupo proprio di questo, mi dà fastidio vedere questi argomenti così banalizzati.

Detto questo, e rispondendo finalmente alla tua domanda iniziale che finora ho ignorato, penso che sia evidente che un buon acustico è più espressivo di un digitale, ma non penso che da questo si possa arrivare a dire che esercitandosi su un buon digitale poi si avranno grandi difficoltà nel suonare con un acustico; non di più che passare da un acustico ad un altro, diverso dal primo. E penso inoltre che essendo il pianista "obbligato" ad adattarsi al pianoforte, una volta raggiunto un certo livello dovrebbe essere relativamente facile passare da uno strumento all'altro, escludendo casi di pianoforti troppo scadenti.

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Di tutto e di più / Re:Domandona
« il: Gennaio 06, 2015, 11:00:05 am »
PPS un po' più di rispetto anche per l'italiano scritto non sarebbe male, a leggere certi post si fa fatica............

Devo proprio aver scritto male perchè vedo che non hai capito molto il senso del mio discorso,eppure da una persona di cotanta sapienza,mi aspettavo una capacita di apprendimento maggiore ....
Fai con calma,prenditi tutto il tempo che hai bisogno,rileggiti il quesito iniziale ,e poi se vuoi ne parliamo.
Ciao

Ok allora spiegalo tu il senso, visto che non ho capito.

PS "maestrino" lo vai a dire a tua sorella. Con tutto il rispetto.

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Di tutto e di più / Re:Domandona
« il: Gennaio 05, 2015, 10:26:07 am »
Oddio, mi mancava un'altra discussione sulla diatriba acustico-digitale! Discussione ovviamente vecchia quanto l'invenzione stessa degli strumenti digitali. Quindi do una spolverata al mio commodore 64 e rispondo anch'io.

Detto questo sarcastico preambolo: i pianoforti acustici sono meglio di quelli digitali. I digitali costano meno. Quindi uno che non si può permettere un acustico può magari permettersi un digitale. Quindi alcune persone che erano per motivi economici impossibilitate a suonare un pianoforte, possono farlo, magari si appassionano e magari comprano un acustico, con somma gioia di chi dice che i pianoforti digitali facciano schifo. Non è difficile da capire. E con tutto il rispetto, queste pippe mentali su cosa sia meglio o peggio lasciano il tempo che trovano (e sanno veramente di vecchio).

PS "un tecnico giapponese che ha campionato un suono che sarà sempre e solo quello" (cit. yonapot). A parte che non ci sono solo tecnici giapponesi, e che questi tecnici non sono dei poveri idioti che passano la vita a registrare suoni; ma tu lo sai come funzionano le tecniche di sintesi? E quanto studio ci stia dietro? Ti invito a non banalizzare il lavoro altrui, soprattutto un lavoro di tale complessità.

PPS un po' più di rispetto anche per l'italiano scritto non sarebbe male, a leggere certi post si fa fatica.

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Teoria musicale / Re:Diteggiatura errata
« il: Dicembre 27, 2014, 11:11:01 am »
Cq non ci mancherai.
Scusate non ho resistito ;D

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Di tutto e di più / Re:Suonare coi piedi
« il: Dicembre 04, 2014, 05:37:09 pm »
Quindi se ho capito bene, concludendo:

- non ci sono scuole per imparare a suonare il piano con i piedi, per il fatto che non siamo muniti di bastoncini alle dita dei piedi

- mentre, per cio che concerne il flauto vi sarebbero gia piu chance, essendo gia piu comodo, ma anche qui mancano scuole

Pero per la batteria non vedrei problemi. In quanto invece che essere muniti di arti a badtoncini, questi ultimi li si possono tenere tra le dita e battere, e mangiare nel medesimo la banana e bere una Coca Cola.

ci potrebbe stare?

Secondo me sei deficiente.

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Di tutto e di più / Re:Suonare coi piedi
« il: Dicembre 03, 2014, 04:14:59 pm »
Penso che molte scimmie, essendo dotate di piedi simili a delle mani, potrebbero con facilità imparare a suonare il piano con i piedi, azionando contemporaneamente i pedali con le mani e, che so, mangiando anche con tranquillità una banana. Ma sfortunatamente siamo esseri umani, e i nostri piedi hanno dita decisamente troppo corte per pensare di suonare il piano son i piedi. Una soluzione di compromesso potrebbe essere attaccare dei bastoncini ad ogni dito dei piedi e cercare di suonare tramite tali bastoncini, ma temo che muovere le dita dei piedi con l'indipendenza con cui riusciamo a muovere quelle delle mani sia un compito arduo anche per chi di noi è dotato di piedi di eccezionale mobilità.
Peraltro mi stupisce molto il fatto che non facciano corsi di flauto con i piedi, sarebbe così comodo.

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Teoria musicale / Re:Lettura a prima vista - esercizi ritmici
« il: Ottobre 09, 2014, 12:15:38 pm »
Devi fare con una parte del corpo i quarti (i "pulse", le pulsazioni, quelli scritti sotto), quindi ad esempio batti il piede o le mani quattro volte a battuta, e con un'altra parte del corpo invece "suoni" le note (il "rhythm", quelle scritte sopra) quindi con anche le pause. Il consiglio tre è simile all'uno, con l'unica differenza che nell'uno dice di battere le mani (clap), nel tre dice di suonare una nota, penso quindi al pianoforte, ma nessuno ti vieta di farlo battendo le dita su un tavolo o suonando altri strumenti. Quelle che ti dà sono solo idee, poi tu puoi provare a inventarti altri modi. Il quarto consiglio è di inventarsi una melodia. Ad esempio, prendendo per semplicità come melodia una scala di Do Maggiore e usando l'esercizio ritmico numero 2, sarebbe: | do re mi fa | sol pausa la pausa | si do re mi | fa sol la pausa |
L'ultima frase significa contare due battute prima di iniziare, quindi conti uno due tre quattro ad alta voce, poi conti di nuovo mentalmente e poi cominci.

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Teoria musicale / Re:leggendo uno spartito...
« il: Luglio 30, 2014, 10:33:07 am »
Magari è uno spartito relativo a qualche base tipo quelle dei karaoke, che spesso hanno strumenti improbabili..

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La scala minore armonica ha il settimo grado alzato di un semitono sia in ascesa che in discesa rispetto alla scala minore naturale: questo per ottenere il settimo grado sensibile.

Es: la minore armonica: La Si Do Re Mi Fa Sol# (discesa uguale).


La scala minore melodica ha il sesto e il settimo grado alzati di un semitono in ascesa, mentre in discesa è identica alla scala minore naturale. Il motivo del sesto grado alzato è che l'intervallo di seconda eccedente che si forma fra il VI e il VII grado della scala minore armonica è dissonante (Fa Sol#). Il motivo della discesa identica alla scala minore naturale è che in discesa viene meno la necessità di avere la sensibile.

Es: la minore melodica: Ascesa: La Si Do Re Mi Fa# Sol# La. Discesa: La Sol Fa Mi Re Do Si La.

In musica, queste scale sono spesso utilizzate entrambe (e anche la scala minore naturale, quindi tutte e tre) all'interno della medesima composizione, a seconda dell'intenzione. Pensa al primo movimento della Sonata "Al Chiaro di Luna" di Beethoven (Do#minore): a battuta 2 con la mano sinistra suoni il Si, cioè il VII grado naturale, distante un tono dal primo grado che è Do#. Quel Si non ha funzione di Sensibile, poiché è il VII grado dell'accordo di Do#m7 (Do # Mi Sol# Si), mentre con la destra si suonano le altre tre note dell'accordo. Infatti da lì non si risolve sulla tonica. Invece a battuta 6 la sinistra suona: Si# Sol# Si#; il Si# è il VII grado alzato di un semitono, quindi è Sensibile. Questo perché quel Si# è il III grado dell'accordo di dominante (Sol#7, formato da Sol# Si# Re# Fa#), e risolve sulla tonica Do# con una cadenza perfetta.

Diciamo a grandi linee che il VII grado viene usato naturale quando non c'è necessità di risolvere sulla tonica e viene alzato quando c'è questa necessità. Per quanto riguarda il VI, è usato naturale ovviamente quando anche il VII è naturale oppure quando il VII è alzato e si vuole evitare la seconda eccedente.

In sostanza: aspettati di tutto  :P

Chiaro?

Edit: mentre scrivevo sono arrivate le due risposte  :)

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