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Post - Pianoth

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Vendo / Re:Steinway & sons
« il: Novembre 03, 2018, 07:21:24 pm »
Ti mostro con questa immagine dove devi vedere:

Leggi anche questo articolo: https://www.pianosolo.it/come-conoscere-leta-di-un-pianoforte/

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Vendo / Re:Steinway & sons
« il: Novembre 02, 2018, 08:05:19 pm »
Il modello e la matricola (per sapere quando è stato prodotto) li puoi leggere a sinistra del leggio, sotto di esso, dentro il pianoforte (dentro un triangolo, c'è un numero a 6 cifre e una grossa lettera). Dalla foto che hai fatto non è possibile dire precisamente il modello né tanto meno la matricola, tuttavia posso azzardare l'ipotesi che sia uno Steinway B, con matricola iniziante per 3 (a giudicare dal logo), quindi prodotto tra il 1940 e il 1970. Potrebbe avere un buon valore, o potrebbe non averlo, dunque non posso indicarti un possibile range di prezzo. Una cosa che puoi fare, dopo avere individuato precisamente il modello e la matricola, è cercare per pianoforti simili al tuo e vedere come vengono valutati. Dopo avere fatto ciò, puoi provare a rivolgerti a un rivenditore di pianoforti.

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Teoria musicale / Re:Il tempo tagliato e la Patetica di Beethoven
« il: Ottobre 31, 2018, 01:53:31 am »
Queste 3 altre tabelle forse possono chiarire meglio le cose. Sono create sulla basi dei tempi metronomici autentici, assieme a quelli di Czerny e Moscheles, su tutte le opere di Beethoven che hanno "Allegro" e sono rispettivamente in 2/4, 4/4 e 2/2.





La tua domanda è, sostanzialmente, cosa sarebbe cambiato se Beethoven avesse scritto l'"Allegro molto e con brio" in 2/4 usando semicrome invece di crome, crome invece di semiminime e così via? Guardando con attenzione la tabella, noterai che la risposta non è in contraddizione con le citazioni che ho messo sopra: in un 2/2 un "Allegro" che usa crome e semiminime sarebbe a 132-138 per metà battuta, e lo stesso Allegro in 2/4, con valori corrispondenti, cioè semicrome e crome, è a 76 per battuta, cioè 152 per metà battuta. In entrambi casi abbiamo tempi estremamente veloci, ma il 2/4 lo è ancora di più. Noi poi abbiamo non semplicemente "Allegro", ma "Allegro molto e con brio", quindi ha senso aggiungere qualche ulteriore tacca di metronomo, raggiungendo il 144 o il 152 che danno Czerny e Moscheles. Vogliamo vedere per curiosità cosa sarebbe successo se l'avesse scritto in 4/4 invece che in 2/2? Avrebbe dovuto usare gli stessi valori del 2/2, ma il tempo sarebbe stato notevolmente più lento: l'Allegro è stimato essere intorno a 92-100 per metà battuta (ci sono parentesi quadre perché è un'ipotesi basata esclusivamente su indicazioni non autentiche, in ogni caso è coerente con gli altri casi).

Quindi sì, il 2/2 è più lento di un 2/4, ma non va pensato come molto più lento. Anzi, nella maggior parte dei casi si può effettivamente dire che non ci sia affatto differenza.

In ogni caso può essere più utile leggere direttamente la fonte da cui sto prendendo queste tabelle, che è questa.

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Teoria musicale / Re:Il tempo tagliato e la Patetica di Beethoven
« il: Ottobre 30, 2018, 11:03:29 pm »
Bisogna fare attenzione a basare delle considerazioni su delle citazioni, perché spesso, accumulando una grande quantità di informazioni, si scopre che molte sono contrastanti. Beethoven era molto contento dell'invenzione del metronomo proprio per questo, perché finalmente si poteva indicare precisamente una velocità per un brano. Poi certo, al giorno d'oggi nessuno rispetta i metronomi, e forse neanche all'epoca si faceva più di tanto, però tra tutti i possibili dati di cui si può disporre, un'indicazione metronomica è ciò che meno è discutibile, per quanto ci sono sempre potenziali problemi come metronomi malfunzionanti, errori di stampa e così via.

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Teoria musicale / Re:Il tempo tagliato e la Patetica di Beethoven
« il: Ottobre 30, 2018, 08:32:33 am »
Aspetta, non interpretare male quello che ho detto: nel primo movimento, dopo il grave, Beethoven ha scritto “Allegro molto e con brio” (il che si potrebbe tradurre come “quasi Presto”) e non sono presenti semicrome, la nota più rapida incontrata è la croma. Questo vuol dire che il tempo è molto veloce. Solitamente infatti il 2/2 è da intendersi come più veloce del 4/4, per una questione di accenti. Per farsi un’idea migliore è sempre bene controllare le indicazioni metronomiche che danno Czerny e Moscheles: anche se non sono considerabili autentiche al 100%, valgono comunque come indicazione di carattere generale, e potrai notare che le loro indicazioni del primo tempo sono effettivamente molto veloci.

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Teoria musicale / Re:Il tempo tagliato e la Patetica di Beethoven
« il: Ottobre 29, 2018, 09:42:29 am »
I tempi indicati nella tabella che ho messo si ripetono varie volte perché Czerny e Moscheles hanno dato molteplici serie di indicazioni metronomiche non sempre uguali. Gli asterischi * si riferiscono a delle serie in cui non hanno dato un'indicazione metronomica per la sonata in questione. Dal momento che entrambi sono stati in diretto contatto con Beethoven, e considerando che grossomodo si mantengono su range di velocità non troppo differenti, penso che le loro velocità possono essere considerate abbastanza autentiche. All'epoca si mettevano abbastanza spesso tempi metronomici piuttosto sostenuti, ma le indicazioni metronomiche non vanno interpretate troppo alla lettera in ogni caso, vanno interpretate più come un'indicazione approssimativa del carattere, che è strettamente collegato alla velocità. Questo vuol dire che sarebbe opportuno non allontanarsi troppo da esse, ma neanche bisognerebbe assicurarsi di essere precisamente al tempo indicato in ogni momento: il ritardando e l'accelerando a scopo espressivo esistevano già.

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Teoria musicale / Re:Il tempo tagliato e la Patetica di Beethoven
« il: Ottobre 28, 2018, 08:49:07 pm »
In termini di accenti e di tempo, non c'è differenza tra 2/4 e 2/2. Tuttavia, in un 2/2 si hanno a disposizione un maggior numero di suddivisioni. Prima di Beethoven, c'era una chiara distinzione tra i due tempi, come spiega Kirnberger:
Citazione
In Ansuhung der Taktart sind die größeren Zeiten, als der Allabreve, der 3/2 und der 6/4 Takt von schwerer und langsamerer Bewegung, als die kürzerer Zeiten, als der 2/4, 3/4 und 6/8 Takt, und diese sind weniger Lebhaft, als der 3/8 und 6/16 Takt. So ist z.B. eine loure in dem 3/2 Takt von langsamerer Taktbewegung, als ein Menuet in dem 3/4 Takt, und diese ist wiederum langsamer als ein Passepied in dem 3/8 Takt.
Tradotto:

Per quanto riguarda il metro, quelli che hanno valori più grandi, come alla breve, 3/2 e 6/4, hanno un tempo più pesante e più lento di quelli dei valori più piccoli, come 2/4, 3/4 e 6/8, e questi a loro volta sono meno vivaci di 3/8 o 6/16. Così, per esempio, una loure in 3/2 ha un tempo più lento di un minuetto in 3/4, e quest'ultimo è a sua volta più lento di un passepied in 3/8.


Da tenere in conto il fatto che la velocità dipende anche dal valore più veloce indicato, ad esempio una sarabanda è molto più lenta di un minuetto, anche se sono entrambi in 3/4, perché la sarabanda generamente usa semicrome e biscrome, mentre il minuetto usa più crome e semicrome, e questo discorso vale indipendentemente da qualunque eventuale indicazione come "Allegro", "Andante", "Adagio" o altre.


In qualche misura, tutto questo vale anche per Beethoven e autori successivi, e possiamo farci un'idea più precisa grazie al fatto che Beethoven stesso ha scritto qualcosa a proposito di questo, nella canzone Klage WoO 113:
Citazione
Das was jetzt nachkömt wird noch einmal so langsam g:[esungen] adagio oder höchstens andante quasi adagio. Andante muβ im 2/4tel Takt viel geschwinder genommen werden wie hier im lied das tempo ist. wie es scheint kan das letzte ohnmöglich in 2/4tel takt bleiben, weil es viel zu langsam dafür ist. am besten scheint’s beyde in 2/2 takt zu sezen. das erste in E dur muβ in 2/4tel T:[akt] bleiben, weil man es sonst zu langsam singen würde. man wird eher immer bey langen Noten das tempo langsam nehme[n] als bey kurzen z.B. bey vierteln langsamer als bey 8tel. Die kleinere Noten bestimmen auch das tempo z.B. die 16tel-32tel im 2/4tel Tackt machen diesen sehr langsam. Vielleicht ist auch das Gegentheil wahr.
Tradotto:

Quello che segue sarà cantato ancora più lentamente, adagio o andante quasi adagio al massimo. Un andante in 2/4 deve essere preso molto più velocemente del tempo in questa canzone. Sembra impossibile che la [seconda sezione] rimanga in 2/4, perché è troppo lenta. [Sembra che sia] meglio impostare [questa sezione] in 2/2. La prima [parte] in Mi deve rimanere in 2/4, perché altrimenti sarà cantata troppo lentamente. Viene da prendere un tempo più lento quando ci sono note lunghe piuttosto che quando ci sono quelle corte. Per esempio, con le semiminime più lente delle crome. Le note più corte determinano anche il tempo, per esempio le semicrome/biscrome in un 2/4 lo rendono molto lento. Forse è vero anche il contrario.

Dunque, in base a queste informazioni deduciamo che se Beethoven ha indicato, ad esempio, il secondo movimento della patetica in 2/4, probabilmente non lo voleva poi così tanto lento. Infatti, Frederic Lamond, allievo di Liszt, grande interprete storico di Beethoven, lo prende a un tempo abbastanza più sostenuto di come si prende solitamente oggi. Non è un caso, molto probabilmente. Le velocità metronomiche della patetica che consigliano Czerny e Moscheles sono queste:



Spero che questo chiarisca un po' di dubbi.  ;)

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Eventi e spettacoli / Re:Cremona Musica_Piano Experience 2018
« il: Settembre 13, 2018, 07:57:17 pm »
Sarò presente tutti i giorni ;)

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Teoria musicale / Re:Domanda su generi musicali
« il: Agosto 27, 2018, 02:31:53 pm »
Principalmente l’arrangiamento. A dimostrazione di ciò, tieni conto che molti pezzi classici sono stati riscritti in versione rock, pop o altro. Tuttavia, alcune melodie non sono necessariamente adatte per ogni genere. Però questo non rende falso il fatto che il genere è definito principalmente dall’arrangiamento, cioè dal ritmo usato, dagli strumenti usati e così via.

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Le mie esecuzioni / Re:Chopin op. 10 n. 4
« il: Agosto 24, 2018, 10:15:20 pm »
Per essere registrato con il cellulare non è male, ti consiglio un'altra volta di posizionarlo semplicemente più lontano dal pianoforte.
In ogni caso, in generale l'esecuzione è molto buona. Le dinamiche, a dirla tutta, non sono chiare, non si capiscono bene dalla registrazione, forse potrebbero essere molto migliori. L'unica cosa che proprio non mi piace è quel cambio di tempo improvviso che fai a 1:45, per poi riprendere subito il tempo sul battere. Non so se è un errore di solfeggio, cioè se conti male gli accordi, o se è una cosa voluta, per tentare di metterci del tuo nel brano. Il punto è che, indipendentemente dalla circostanza, l'impressione che dai in quel punto è che hai sbagliato a contare gli accordi, perché li fai durare esattamente il doppio di quanto dovrebbero durare, e non è una cosa positiva, verresti senz'altro penalizzato per una cosa simile. Al limite, se, proprio vuoi farli sentire più importanti, arrivaci con un graduale e ben calibrato rallentando, ma deve essere proprio minimo, a malapena percepibile, altrimenti l'effetto che si ottiene non è buono.

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Segnalazioni / Re:RICERCA
« il: Agosto 23, 2018, 02:11:49 pm »
Con il link che avevo messo di tanto in tanto lo fa ancora (ho provato ora).
"Le risorse del server sono sovraccariche, e non è possibile trovare tutte i topic non lette."

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Tecnica / Re:Taubman Approach
« il: Giugno 27, 2018, 10:44:07 am »
Prima di rispondere a qualunque tua domanda, mi occorre fare questa precisazione, anche per futuri lettori di questo topic: non sono un maestro ufficiale della Taubman, né mi ritengo tale. Ho studiato questa tecnica per molto tempo e in maniera attenta e approfondita, e l'ho implementata per quanto possibile nel mio modo di suonare, ma quello che dico in queste risposte potrebbe non essere necessariamente corretto al 100%. In generale cercherò di affidarmi alle fonti che dispongo per rispondere.

In una nota al primo DVD si legge:

One of the purposes of training for "resting on the keys without the keys moving down" is to learn how to distribute the weight among all the limb parts so that the sum total will equal the weight of the keys. No one part is thereby too heavy, and in this way the arm is "keyboard balanced." (You might visualize a doctor’s scale being balanced.) This is one way both arm hovering and keybedding (digging) can be avoided. For staccato playing the surface balance is essential.
This training is used with discrimination— sparingly—just enough to give the arm the " message" as to how to relate to the instrument. It is particularly important for those who show evidence of the above-mentioned flaws. Unfortunately, these flaws are all too common.
The same balance is how one should feel at the bottom of the key when playing legato. However, the "fingertip connection" is not a factor here because the fingers have a "floor" to stand on.
Do not misconstrue this concept to mean that all the fingers rest on the keys when playing. Indeed, for the most part only playing fingers touch the keys. Non­ playing fingers generally hover close to the keys but do not touch them, except in specific soft touches where one plays from the point of sound to the keybed.


Tradotto:

Uno degli scopi dell'allenarsi a "far riposare le dita sui tasti senza che i tasti vengano premuti" è quello di imparare a distribuire il peso tra tutte le parti dell'arto in modo che la somma totale sia uguale al peso dei tasti. Nessuna parte è quindi troppo pesante, e in questo modo il braccio è "bilanciato rispetto alla tastiera". (Si potrebbe visualizzare la bilancia di un medico in equilibrio.) In questo modo sia l'hovering che il keybedding possono essere evitati. Quando si suona staccato l'equilibrio rispetto alla superficie è essenziale.
Questo allenamento deve essere fatto con discriminazione, con parsimonia, solo per dare al braccio il "messaggio" su come relazionarsi con lo strumento. È particolarmente importante per coloro che dimostrano di avere i difetti di cui sopra. Purtroppo, questi difetti sono fin troppo comuni.
Lo stesso equilibrio lo si dovrebbe percepire in fondo al tasto quando si suona in legato. Tuttavia, la "connessione delle punte delle dita" non è un fattore in questo caso, perché le dita hanno un "pavimento" su cui appoggiare.
Non interpretare erroneamente questo concetto nel senso che tutte le dita poggiano sui tasti mentre si suona. Infatti, per la maggior parte del tempo, solo le dita che suonano toccano i tasti. Le dita che non suonano si librano generalmente vicino ai tasti ma non li toccano, tranne che in specifici tocchi leggeri dove si suona dal punto di produzione del suono alla base della tastiera.

Questa nota si riferisce a un punto del DVD in cui Edna Golandsky afferma che, quando ci si siede all'altezza corretta, si dovrebbe essere in grado di percepire questa sensazione di appoggio sui tasti, senza che i tasti vengano premuti, senza che il braccio mantenga forzatamente la mano sulla tastiera, senza che si percepisca alcuno svolazzamento, e senza che il polso si rilassi andando verso il basso.

In altre parole, non c'è un rilassamento, ma c'è assenza di tensione (per evitare discussioni inutili di biomeccanica, chiarisco che per "assenza di tensione" intendo semplicemente la percezione di non essere in tensione, ossia l'essere in tensione il meno possibile, perché tecnicamente, ogni movimento muscolare causa tensione).
Tuttavia mentre si suona, le dita trasferiranno rapidamente e continuamente il peso lungo tutta la tastiera, e affinché questo avvenga in maniera efficiente, è necessaria una piccolissima rincorsa prima di premere il tasto, che garantisce il controllo sul suono oltre che una maggiore libertà di movimento (prova a pensare ad esempio a dei salti ampi, o a dei passaggi di ottave), ossia le dita che non suonano necessitano di non toccare i tasti prima di premerli. Quindi si hanno sostanzialmente due opzioni: o si alzano e abbassano le dita, o si utilizza la rotazione dell'avambraccio combinata a un movimento verso il basso delle dita. Nel primo caso, avviene una co-contrazione, che alla lunga porta a un accumulo di tensione, nel secondo invece l'assenza di tensione è garantita fintanto che l'equilibrio di tutti i movimenti viene mantenuto.

In parole povere, per rispondere alla tua prima domanda, le dita non-suonanti non dovrebbero toccare i tasti prima di premerli, ma dovrebbero comunque essere molto vicini, quasi sfiorandoli.

Riguardo la seconda domanda, la tesi non l'ho scritta io, quindi non posso essere certo di quello che la Milanovic intendesse con quella metafora, tuttavia quasi sicuramente si riferiva semplicemente al fatto che il Taubman Approach non è basato sul rilassamento, ma sull'assenza di tensione, il che è ben diverso e ha varie conseguenze.

Se devi fare una lunga camminata, cosa è più efficiente energeticamente, camminare a un passo costante senza fermata, oppure riposarsi sedendosi da qualche parte dopo un certo numero di passi? La risposta è che il secondo modo è meno efficiente perché l'atto di alzarsi da seduto, per riavviare la camminata, utilizza molta energia. Trasferendo questa metafora al pianoforte, il rilassamento non è efficiente perché per suonare dopo un rilassamento è necessario spendere più energia di quella necessaria se si parte da una posizione neutra. Questo per non parlare delle conseguenze del suonare con il polso basso, e così via (4ª parte). Per cui, in questo senso, si potrebbe dire che tutto l'apparato suonante deve essere sempre "infuso con l'energia" richiesta per suonare.

Quello che può succedere quando si inizia a suonare con una posizione priva di tensione è che si può notare che le dita potrebbero leggermente vibrare quando sono per aria. Fintanto che si percepisce che le dita non sono tenute rigidamente in su, e la posizione della mano è naturale, questo è normale, ed è segno anche del fatto che le dita sono pronte a suonare quando lo devono fare.

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Di tutto e di più / Re:Bach33 in crisi : seconda puntata
« il: Giugno 21, 2018, 09:47:53 pm »
E tu pianoth dai lezioni di pianoforte?
Sì, e di solito in poche lezioni (di persona, altri mezzi non li reputo efficaci) riesco sempre a ottenere risultati notevoli, ma purtroppo non ho molto tempo a disposizione da dedicare a insegnare, per via degli impegni di composizione e tutto il resto.

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Di tutto e di più / Re:Bach33 in crisi : seconda puntata
« il: Giugno 21, 2018, 08:03:56 pm »
Quoto guc, purtroppo un insegnante che non dà peso a questi problemi non è un buon insegnante. Ho un amico che è stato 5 anni con la stessa pessima insegnante, non ha mai voluto cambiare, poi lo convinsi ad andare da un altro insegnante, e si è reso conto prestissimo della situazione disastrosa in cui questa insegnante lo aveva portato. Ora non so se la situazione in questo caso è simile, però ovviamente i miei articoli non posso bastare da soli, è pur sempre necessario la guida di qualcuno un minimo preparato sulla materia.

Comunque giusto per dire, in Italia non ci sono maestri Taubman ufficiali, tuttavia conosco alcuni maestri italiani che sono stati allievi diretti della Taubman o di altri insegnanti certificati, quindi qualcuno potenzialmente preparato su questa specifica scuola tecnica c’è (senza contare me stesso ovviamente). Ma al di là di questa scuola scientifica e molto specifica, ti serve una scuola un minimo applicabile innanzitutto, perché non puoi continuare a suonare se il tuo corpo non fa altro che dirti di smettere!

Ah, comunque per risponderti nel retraining, la risposta in realtà è nel primo articolo: l’ordine in cui vengono esposti i concetti è un ordine possibile che viene proposto a un allievo che fa un retraining da zero, quindi si insegna come ci si siede, l’allineamento, la caduta, la rotazione, l’in e out ecc. in questo ordine precisamente. Solo in qualche caso viene saltata qualche fase, ma è principalmente solo quando si è sicuri al 100% che l’allievo ha già completamente acquisito quella specifica competenza. Comunque, non si può fare retraining da soli, perché è facile tornare accidentalmente a movimenti scorretti, oppure mentre si corregge qualcosa, si inizia a sbagliare qualcos'altro, insomma questa tecnica pianistica è piuttosto impegnativo impararla da soli, però ti consigliai questi articoli perché in qualche modo ti avrebbero sicuramente dato qualche vaga idea di cosa proprio non va bene nella tua tecnica.

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Area Spartiti / Re:Beethoven-Adieu au piano
« il: Maggio 09, 2018, 03:12:11 pm »
Tenendo sempre in conto il fatto che questa composizione molto probabilmente non è di Beethoven, quindi non ha moltissimo interesse a livello filologico, almeno per quello che ho trovato io dovrebbe essere così l'originale:

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