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Post - PianoR

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Tecnica / Re:I miei studi sul Beyer
« il: Marzo 07, 2021, 03:18:22 pm »
Dipende,
se il tuo scopo è solo di divertirti al pianoforte, e ciò che fai ti fa stare bene!, puoi anche procedere leggendo la diteggiatura. La sola accortezza deve essere di curare un minimo l'impostazione al piano per evitare inconvenienti (tendiniti e varie).
Se invece vuoi intraprendere un percorso di studi, dovrai necessariamente approcciare lo spartito correttamente. Per rispondere alla tua domanda, dovrai leggere le note. E utilizzare la giusta diteggiatura in modo inconscio. I numerini manco li devi guardare. Soprattutto, dovrai portare l'esercizio a velocità nel modo corretto, seguendo tutte le indicazioni. Altrimenti servirà a poco.
Il mio consiglio è comunque di prendere almeno qualche lezione con un bravo maestro.
Ovviamente sono i miei 2 cent...



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Tecnica / Re:I miei studi sul Beyer
« il: Marzo 07, 2021, 01:45:55 pm »


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ma questo?:
https://www.pianosolo.it/esercizio-n16-beyer-op101-lezione-n20/


Io sono al n.23.
Se sei davvero all'inizio ci sono alcuni meccanismi che devono mettersi in moto. E ciò richiede tempo, purtroppo.
Anche perchè c'è il problema della lettura, nonostante la semplicità degli esercizi.
Ti dico come approccio io gli esercizi, senza alcun intendo didattico, ovviamente  :) . E' semplicemente il mio modo di studiare l'esercizio.

Il presupposto è che si abbia una conoscenza almeno di base del rigo musicale e soprattutto del solfeggio.


1. leggo le note in chiave di violino e poi quella di basso (che in questi primi esercizi è sempre di violino). L'indispensabile per riconoscerle. Non oltre.
2. Prima senza metronomo e poi con metronomo a velocità molto bassa suono il brano in chiave di violino e poi la chiave di basso, separatamente. Una o due volte, non di più. In questa fase non mi interessa l'interpretazione e le indicazioni. Si tratta di concentrarsi sulle note. Ciò che faccio è leggere la nota (consapevolmente) e poi suonarla (consapevolmente). Cioè il cervello deve razionalizzare che leggo un DO e suono DO sulla tastiera.
3. Finito il lavoro a mani separate. Deve essere abbastanza rapido. Si passa a mani unite ( e cambia tutto).
3.1 Leggo le note contemporaneamente nelle due chiavi. Sui singoli movimenti e dalla chiave di basso a quella di violino. Quindi, per l'esercizio 16 la lettura che faccio sarà: (do-do) mi (sol-re) fa (do-mi) do ... etc. Ripeto più volte finchè la lettura sui due righi contemporaneamente e ad occhio è abbastanza spedita.
3.2 Senza metronomo provo a suonare "le note" sui due righi. Ancora una volta, In questa fase non mi interessa l'interpretazione e le indicazioni. Si tratta di concentrarsi sulle note. Ciò che faccio è leggere il pentagramma come al punto precedente sui due righi contemporaneamente (consapevolmente) e poi suonare i due righi musicali (consapevolmente). Cioè il cervello deve razionalizzare che leggo un (do-do) e suono (do-do) sulla tastiera. Ripeto una o due volte.

E qui finisce il "training".


4. Senza metronomo (quindi lentissimamente) provo a legge e suonare (consapevolmente) e curando le indicazioni dello spartito. Questa volta, però, senza guardare la tastiera. Si guarda solo lo spartito. L'automatismo delle mani dovrebbe esser venuto dai punti precedenti. Fino alla risoluzione dell'esercizio, la tastiera non la guardo più. In questa fase non seguo pedissequamente il solfeggio. Quindi capita che mi inceppo. In tal caso suddivido l'esercizio in parti e le studio (sempre punto 4) separatamente finche non vado speditamente. L'importante è che ogni parte contenga l'inizio della parte successiva.


5. Quando l'esercizio mi riesce senza intoppi (a velocità tartaruga e senza metronomo), inizio col metronomo a velocità crescente fino alla velocità indicata. In questa fase l'esercizio deve essere fatto per bene e senza errori.
NB. Durante l'esecuzione Leggo lo spartito consapevolmente fino a velocità 80 circa di metronomo alla semiminima. Più veloce al momento non riesco. Mi sono reso conto, infatti, che a velocità superiore ciò che faccio non è leggere consapevolmente bensì leggere a memoria (a furia di ripetere, infatti, impari a memoria). Quindi, preferisco seguire lo spartito piuttosto che leggerlo a pappagallo.


6. Una volta che porto l'esercizio a velocità, e bene, lo provo qualche volta senza metronomo curando l'interpretazione.



Spero che troverai qualche suggerimento utile.




     

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Di tutto e di più / Pianoforte e occhiali da vista
« il: Novembre 03, 2020, 05:11:54 pm »
Da circa un paio di anni ho cominciato a far uso di occhiali per presbiopia.
Tuttavia, al pianoforte avverto un leggero disagio visivo perchè la distanza della tastiera e dello spartito eccedono la canonica distanza di lettura.
Mi chiedo se non sia il caso di passare ad occhiali da ufficio multifocali.
A dire il vero vorrei evitare perchè tempo fa li provai con pessimi risultati. Credo che ci voglia molto tempo per abituarsi.
Il mio ottico mi parlava, invece, della possibilità di utilizzo di lenti "da vicino" però tarate su distanze prefissate. Per il pianoforte credo che 50/60 cm possa essere la giusta distanza del fuoco.
Voi pianisti "occhialuti"  :) , come avete risolto?
Grazie

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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Ottobre 26, 2020, 07:25:30 pm »
Grazie per i consigli.
Non sapevo che "moderato" e "allegretto" andassero approcciati in modo diverso al netto della velocità di esecuzione!

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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Ottobre 25, 2020, 12:23:10 pm »
buongiorno,
i seguenti esercizi del Beyer:

https://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2008/10/192021.jpg


riportano come indicazioni di tempo "moderato", "allegretto", "allegro".
Chiedo, gentilmente, se l'indicazione di tempo va considerata sempre alla semiminima.
Inoltre, a quale velocità effettiva dovrei portare gli esercizi per le tre indicazioni suddette, visto che le tabelle che trovo in rete differiscono alquanto:


https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Feducazionemusicale.files.wordpress.com%2F2018%2F02%2Fagogica.jpg%3Fw%3D640&imgrefurl=https%3A%2F%2Feducazionemusicale.wordpress.com%2F2018%2F02%2F28%2Fil-tempo-musicale%2F&tbnid=__rcoYfblaYwJM&vet=12ahUKEwjtucS8zc_sAhVP4qQKHc_FBw8QMygIegUIARCtAQ..i&docid=7UYRRxw49eUU3M&w=545&h=256&q=indicazioni%20di%20tempo%20agogica&hl=it&ved=2ahUKEwjtucS8zc_sAhVP4qQKHc_FBw8QMygIegUIARCtAQ


https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fimages.treccani.it%2Fenc%2Fmedia%2Fshare%2Fimages%2Forig%2Fsystem%2Fgalleries%2FNPT%2FVOL_1%2FTAB%2Fagogica_01.jpg&imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.treccani.it%2Fenciclopedia%2Fagogica%2F&tbnid=INecjHNKP1_xTM&vet=12ahUKEwjtucS8zc_sAhVP4qQKHc_FBw8QMygAegUIARCdAQ..i&docid=pLrl0BwGbA4wYM&w=287&h=213&q=indicazioni%20di%20tempo%20agogica&hl=it&ved=2ahUKEwjtucS8zc_sAhVP4qQKHc_FBw8QMygAegUIARCdAQ


E anche solo 20 bpm di differenza possono comportare una mole di studio aggiuntiva non indifferente e magari non necessaria in questa fase.

Sto procedendo in modo conservativo:
- moderato 82 bpm (alla semiminima);
- allegretto e allegro 100 bpm (alla semiminima)

Può andare?
Grazie


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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Settembre 30, 2020, 11:52:01 am »
A vostro avviso è errato studiare in contemporanea due/tre esercizi del Beyer e portarli a compimento parallelamente, oppure bisogna farli in sequenza?
Mi accade, infatti, che l'apprendimento sia più proficuo se spalmato su diverse giornate. Esemplificando, dedicare due giornate di studio da mezzora su un esercizio mi risulta più efficace che fare un'ora in un'unica sessione. Ancora meglio su tre giornate.
Si tratta in definitiva di ottimizzare le sessioni di studio, perchè mi serve del tempo per metabolizzare (non so se sia un'esigenza soggettiva o comune).

Grazie

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Quale pianoforte? / Re:Pianoforte digitale - Principiante
« il: Settembre 19, 2020, 12:05:45 pm »
Concordo.
Dalle foto non si riesce a valutare bene, ma l'entità dei disallineamenti mi sembra davvero minima.
Comunque, anche il tasti del mio digitale Kawai CA 97 non sono perfettamente allineati.

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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Settembre 18, 2020, 01:38:53 pm »



Quindi, se ho ben compreso, volendo esercitare la lettura a prima vista lontano dal pianoforte è necessario associare al solfeggio classico una lettura sincrona del doppio pentagramma che sia mirata al riconoscimento delle note.
Spartito alla mano, procederei nel modo seguente:
- mantenere lo sguardo in corrispondenza del DO centrale (a metà fra i due righi);
- leggere ad alta voce le singole note del movimento oggetto di studio e farlo dalla chiave di basso a quella di violino. Il tutto, come suggerisci, buttando sempre l'occhio in avanti.
In pratica un ping-pong chiave di basso/chiave di violino.
Può essere corretto come approccio iniziale (Beyer, brani/studi elementari) nel mentre si studia l'armonia musicale?

grazie ancora


EDIT
Mi sto dilungando su una questione, apparentemente (almeno dal mio punto di vista) banale, perchè la lettura del doppio pentagramma è una pratica che esula per certi versi dall'esperienza quotidiana. E' un pò (anzi, ben più complicato) come leggere un buon libro...però due righi per volta e contemporaneamente. Nessuno penso ci riuscirebbe, eppure tutti sappiamo leggere.
Dire... "impara a solfeggiare alla perfezione in chiave di violino e in chiave di basso e poi fondi le due cose", non ritengo porterebbe a risultati apprezzabili in mancanza di altro genere di pratica.
Penso che debba proprio cambiare l'approccio allo spartito, l'approccio mentale alla lettura. Penso si debba sviluppare un modo nuovo di leggere la musica che attivi un'altra area del cervello... non sò.
Ecco perchè mi preme capire come muovermi, operativamente.
...Il pianista muove leggermente lo sguardo su' e giù da un rigo all'altro oppure legge tutto a colpo d'occhio, avendo il doppio pentagramma nello stesso "campo visivo"?
...il pianista legge davvero "contemporaneamente" la nota di sotto e quella di sopra oppure, come penso, dà una naturale e impercettibile priorità all'una o all'altra nota (presumo quella sulla chiave di basso)?
...etc!
Se fossi diplomato in pianoforte e insegnassi pianoforte ;D  , credo che ai miei alunni risparmierei interminabili ore e ore di studio di solfeggio sulla sola chiave di violino. Insegnerei solfeggio  ;D   direttamente sul doppio rigo musicale.
Non capisco davvero perchè  i metodi di studio per pianoforte cominciano con la sola chiave di violino. Un'interminabile serie di esercizi in chiave di violino. Cosi' facendo si genera un disequilibrio di apprendimento delle due chiavi che si farà fatica a colmare.
Ma soprattutto, si da un'imprinting didattico che reputo controproducente. Per il pianista esiste il doppio rigo musicale. E quello bisognerebbe aver difronte e apprendere, sin dalla prima lezione.
Almeno questo è ciò che penso.

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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Settembre 17, 2020, 11:25:55 pm »
Arrivato all’esercizio 11 del Beyer:
https://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2008/10/10-11.jpg
mi assale un dubbio: Come si sviluppa la lettura del doppio pentagramma?
D’accordo, ci si arriva pian piano, con pazienza e costanza. Ma la domanda è quale sia il giusto “approccio”/metodologia di studio per arrivare a leggere con disinvoltura e suonare nelle due chiavi.
Mi spiego meglio.
Gli esercizi per la mano destra e per la mano sinistra fin qui fatti sono piuttosto agevoli. Si riesce a “leggere” la musica e suonarla senza grossi patemi.
Passando al doppio pentagramma, credo che la via maestra sia quella di studiare prima a mani separate. E fin qui nessun problema. Si legge la musica e la si suona prima con la mano sinistra, poi con la destra. Quando unisco le mani, però, ciò che mi capita è di cominciare a “seguire” lo spartito, non più “leggerlo” come facevo a mani separate. Spero di aver reso l’idea.
Ciò che vorrei capire, allora, è se nel suonare leggendo il doppio pentagramma sia giusto semplicemente “seguire” lo spartito, come un’indicazione, e lasciare che la “memoria” dello studio fatta a mani separate ci venga in soccorso.
Oppure bisogna avere ad ogni passaggio perfetta consapevolezza di ciò che si sta facendo. Quindi “leggere” consapevolmente e rigorosamente lo spartito nelle due chiavi e suonarlo. Anche se ciò implica uno sforzo e un impegno esponenziali rispetto al caso precedente, per arrivare alla velocità richiesta.
Mi rendo conto che in una fase più avanzata dello studio entri in gioco l’armonia, per cui non si leggono più singole note ma gruppi di note. E che comunque sia impensabile leggere passaggi particolarmente complessi, magari in velocità, mentre si esegue un brano.
Ma, per i primi tempi, e come approccio allo studio, come regolarsi? Lasciarsi un po’ andare, dando un colpo al cerchio (lettura delle note) e uno alla botte (memoria derivante dallo studio a mani separate), oppure imporsi una lettura rigorosa del doppio spartito mentre lo si suona, anche se l’esercizio lo si porterà alla velocità richiesta molto più lentamente?
In definitiva … la lettura del doppio pentagramma va esercitata, senza pretendere tutto e subito. Ma in quale dei due modi va esercitata? 
Grazie   

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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Settembre 11, 2020, 11:30:02 pm »
Grazie per i chiarimenti! mi ero fissato sulla differenza di "tocco pianistico", ma ora mi è chiaro che il legato serve anche e soprattutto per strutturare il "discorso musicale".

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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Settembre 11, 2020, 10:42:37 am »
Ti ringrazio. Visto che desidero ricominciare da principio, per gradi, procederò con tale logica anche nei prossimi esercizi.


Visto che poni la questione, in che altro modo può essere "evidenziato" il legato?
A volte mi viene da pensare che il legato sia il modo naturale di suonare. E che la variazione al legato sia lo staccato (quando indicato col puntino sulla nota).
Cioè:
1. suono non legato;
2. suono legato;
3. suono staccato;
Non riesco ad apprezzare la differenza fra 1. e 2.
Esemplificando, e ragionando da principiante, dovessi eseguire le ultime due battute della Var.2 senza il legato (ove il legato non venisse indicato), oppure l'intera Var.3 senza il legato (ove il legato non venisse indicato), ebbene li eseguirei esattamente allo stesso modo. Dove sbaglio?


Grazie ancora

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Tecnica / Dubbi studio Beyer
« il: Settembre 10, 2020, 09:42:33 pm »
Ho cominciato a studiare il Beyer, e da subito i primi dubbi sul legato...


Primo esercizio (var. 2):
http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2008/08/esercizi-a-tre-mani-per-la-sola-mano-destra.jpg
mi chiedo se nel passare dal RE della 5° battuta al MI della 6° (e poi dal DO della 6° battuta al RE della 7°) bisogna fare il "respiro"!
Nelle battute precedenti (anche della var.1) lo "stacco" è dato dal fatto che tutti i passaggi "non legati" sono note ribattute.
Grazie







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Tecnica / Re:Considerazioni sul come sedersi al pianoforte
« il: Luglio 12, 2020, 09:05:22 pm »
Beh, ad esempio sarebbe utile mostrare degli esempi pratici di co-contrazioni. Descrivere/mostrare i movimenti errati che creano tensione e poi i gesti corretti. 
Ecco, spesso si indugia nel "descrivere" come vada fatto un gesto pianistico. Forse sarebbe più utile "mostrare" come "non andrebbe" fatto. In tal modo il novizio avvertirebbe la tensione e saprebbe da cosa tenersi alla larga. Avrebbe una via per ricercare e "sentire" la rilassatezza".
Non è tanto che mi applico al pianoforte, e forse non sono stato fortunato col mio maestro. Ma, personalmente, questa rilassatezza di cui tanto ho letto e che permette di suonare per ore ed ore senza avvertire dolori, non l'ho proprio sperimentata.
Quello che so è che già il semplice gesto di stare seduti al pianoforte con le cinque dita sui tasti... non è una pratica a energia zero. Come potrebbe, mi chiedo, se il braccio (dalla spalla alle dita) peserà dei chili?
L'assenza di tensione si ha solo (ipotizzo) se il braccio cade a penzoloni lungo i fianchi. E non perchè non ci sia un lavoro, ma perchè la spalla fa questo lavoro e non l'avvertiamo.
Ma stare al pianoforte no. Dei muscoli che lavorano ci sono sempre. A me, ad esempio, va sempre giù il polso. Non c'è verso. Per tenerlo su in modo che mano e avambraccio siano in linea faccio, faccio "un lavoro" che mi crea tensione. Forse non faccio lavorare bene i muscoli interessati. Può essere. Deve essere li l'inghippo. Perchè l'idea che debba esserci un ponte fra spalla e dita e tutto quello che ci sta in mezzo non debba fare alcun lavoro nè avvertire tensione... mi risulta ostica da credere e sperimentare.
Ho trovato interessante la parte della traduzione dove viene scritto di cercare di distribuire il peso dell'arto fra spalla, braccio avambraccio e mano in modo che la forza applicata vada a bilanciare quella dell'arto. Questo è un ragionamento costruttivo. Purtroppo, benchè ci provi, non riesco ad ottenere una completa rilassatezza.
Più in generale, vedendo suonare i grandi interpreti, mi pare che le situazioni "da manuale" dove applicare la rilassatezza, durante l'esecuzione di un brano siano l'eccezione e non la regola. La maggior parte del tempo gli arti sono in movimento. C'è uno sforzo muscolare. Le dita "svolazzano" sulla tastiera.
Credo che la ricerca della rilassatezza sia fondamentale, soprattutto nei primi anni di studio, affinchè il nostro corpo "interiorizzi" la ricerca del minimo dispendio di energia. Ma sarebbe altrettanto utile metter subito in chiaro che suonando il pianoforte i muscoli lavorano. Per forza. E spiegare come farli lavorare in modo ottimale, piuttosto che inseguire chimere di assoluta rilassatezza.
Credo che riprenderò le mie lezioni di pianoforte, sperando di trovare un maestro che sappia correggere i miei errori.

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Tecnica / Re:Considerazioni sul come sedersi al pianoforte
« il: Luglio 01, 2020, 12:47:10 am »
Considerazioni molto interessanti!
Ma, in mancanza di esercizi, considerazioni utili, forse, soltanto a chi non ne ha più bisogno.
Diversi testi di tecnica pianistica che ho "spulciato" hanno il medesimo limite: Non indicare una via per metter in pratica ciò che si espone a livello discorsivo.
Ovviamente la mia non vuole essere una critica all'autore del thread che, anzi, ringrazio per aver tradotto un testo così impegnativo.
Quanto, piuttosto, una mera osservazione... 
Il che mi porta alla conclusione che per l'apprendimento della "tecnica pianistica", la guida di un maestro sia imprescindibile.
Anzi, la guida di un "bravo" maestro... e qui la cosa si complica! 

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Presentiamoci / Re:Mi presento
« il: Maggio 01, 2019, 08:25:55 pm »
Grazie,
Le ho appena scritto in MP!

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