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Post - PianoR

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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Ottobre 26, 2020, 07:25:30 pm »
Grazie per i consigli.
Non sapevo che "moderato" e "allegretto" andassero approcciati in modo diverso al netto della velocità di esecuzione!

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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Ottobre 25, 2020, 12:23:10 pm »
buongiorno,
i seguenti esercizi del Beyer:

https://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2008/10/192021.jpg


riportano come indicazioni di tempo "moderato", "allegretto", "allegro".
Chiedo, gentilmente, se l'indicazione di tempo va considerata sempre alla semiminima.
Inoltre, a quale velocità effettiva dovrei portare gli esercizi per le tre indicazioni suddette, visto che le tabelle che trovo in rete differiscono alquanto:


https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Feducazionemusicale.files.wordpress.com%2F2018%2F02%2Fagogica.jpg%3Fw%3D640&imgrefurl=https%3A%2F%2Feducazionemusicale.wordpress.com%2F2018%2F02%2F28%2Fil-tempo-musicale%2F&tbnid=__rcoYfblaYwJM&vet=12ahUKEwjtucS8zc_sAhVP4qQKHc_FBw8QMygIegUIARCtAQ..i&docid=7UYRRxw49eUU3M&w=545&h=256&q=indicazioni%20di%20tempo%20agogica&hl=it&ved=2ahUKEwjtucS8zc_sAhVP4qQKHc_FBw8QMygIegUIARCtAQ


https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fimages.treccani.it%2Fenc%2Fmedia%2Fshare%2Fimages%2Forig%2Fsystem%2Fgalleries%2FNPT%2FVOL_1%2FTAB%2Fagogica_01.jpg&imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.treccani.it%2Fenciclopedia%2Fagogica%2F&tbnid=INecjHNKP1_xTM&vet=12ahUKEwjtucS8zc_sAhVP4qQKHc_FBw8QMygAegUIARCdAQ..i&docid=pLrl0BwGbA4wYM&w=287&h=213&q=indicazioni%20di%20tempo%20agogica&hl=it&ved=2ahUKEwjtucS8zc_sAhVP4qQKHc_FBw8QMygAegUIARCdAQ


E anche solo 20 bpm di differenza possono comportare una mole di studio aggiuntiva non indifferente e magari non necessaria in questa fase.

Sto procedendo in modo conservativo:
- moderato 82 bpm (alla semiminima);
- allegretto e allegro 100 bpm (alla semiminima)

Può andare?
Grazie


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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Settembre 30, 2020, 11:52:01 am »
A vostro avviso è errato studiare in contemporanea due/tre esercizi del Beyer e portarli a compimento parallelamente, oppure bisogna farli in sequenza?
Mi accade, infatti, che l'apprendimento sia più proficuo se spalmato su diverse giornate. Esemplificando, dedicare due giornate di studio da mezzora su un esercizio mi risulta più efficace che fare un'ora in un'unica sessione. Ancora meglio su tre giornate.
Si tratta in definitiva di ottimizzare le sessioni di studio, perchè mi serve del tempo per metabolizzare (non so se sia un'esigenza soggettiva o comune).

Grazie

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Quale pianoforte? / Re:Pianoforte digitale - Principiante
« il: Settembre 19, 2020, 12:05:45 pm »
Concordo.
Dalle foto non si riesce a valutare bene, ma l'entità dei disallineamenti mi sembra davvero minima.
Comunque, anche il tasti del mio digitale Kawai CA 97 non sono perfettamente allineati.

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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Settembre 18, 2020, 01:38:53 pm »



Quindi, se ho ben compreso, volendo esercitare la lettura a prima vista lontano dal pianoforte è necessario associare al solfeggio classico una lettura sincrona del doppio pentagramma che sia mirata al riconoscimento delle note.
Spartito alla mano, procederei nel modo seguente:
- mantenere lo sguardo in corrispondenza del DO centrale (a metà fra i due righi);
- leggere ad alta voce le singole note del movimento oggetto di studio e farlo dalla chiave di basso a quella di violino. Il tutto, come suggerisci, buttando sempre l'occhio in avanti.
In pratica un ping-pong chiave di basso/chiave di violino.
Può essere corretto come approccio iniziale (Beyer, brani/studi elementari) nel mentre si studia l'armonia musicale?

grazie ancora


EDIT
Mi sto dilungando su una questione, apparentemente (almeno dal mio punto di vista) banale, perchè la lettura del doppio pentagramma è una pratica che esula per certi versi dall'esperienza quotidiana. E' un pò (anzi, ben più complicato) come leggere un buon libro...però due righi per volta e contemporaneamente. Nessuno penso ci riuscirebbe, eppure tutti sappiamo leggere.
Dire... "impara a solfeggiare alla perfezione in chiave di violino e in chiave di basso e poi fondi le due cose", non ritengo porterebbe a risultati apprezzabili in mancanza di altro genere di pratica.
Penso che debba proprio cambiare l'approccio allo spartito, l'approccio mentale alla lettura. Penso si debba sviluppare un modo nuovo di leggere la musica che attivi un'altra area del cervello... non sò.
Ecco perchè mi preme capire come muovermi, operativamente.
...Il pianista muove leggermente lo sguardo su' e giù da un rigo all'altro oppure legge tutto a colpo d'occhio, avendo il doppio pentagramma nello stesso "campo visivo"?
...il pianista legge davvero "contemporaneamente" la nota di sotto e quella di sopra oppure, come penso, dà una naturale e impercettibile priorità all'una o all'altra nota (presumo quella sulla chiave di basso)?
...etc!
Se fossi diplomato in pianoforte e insegnassi pianoforte ;D  , credo che ai miei alunni risparmierei interminabili ore e ore di studio di solfeggio sulla sola chiave di violino. Insegnerei solfeggio  ;D   direttamente sul doppio rigo musicale.
Non capisco davvero perchè  i metodi di studio per pianoforte cominciano con la sola chiave di violino. Un'interminabile serie di esercizi in chiave di violino. Cosi' facendo si genera un disequilibrio di apprendimento delle due chiavi che si farà fatica a colmare.
Ma soprattutto, si da un'imprinting didattico che reputo controproducente. Per il pianista esiste il doppio rigo musicale. E quello bisognerebbe aver difronte e apprendere, sin dalla prima lezione.
Almeno questo è ciò che penso.

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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Settembre 17, 2020, 11:25:55 pm »
Arrivato all’esercizio 11 del Beyer:
https://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2008/10/10-11.jpg
mi assale un dubbio: Come si sviluppa la lettura del doppio pentagramma?
D’accordo, ci si arriva pian piano, con pazienza e costanza. Ma la domanda è quale sia il giusto “approccio”/metodologia di studio per arrivare a leggere con disinvoltura e suonare nelle due chiavi.
Mi spiego meglio.
Gli esercizi per la mano destra e per la mano sinistra fin qui fatti sono piuttosto agevoli. Si riesce a “leggere” la musica e suonarla senza grossi patemi.
Passando al doppio pentagramma, credo che la via maestra sia quella di studiare prima a mani separate. E fin qui nessun problema. Si legge la musica e la si suona prima con la mano sinistra, poi con la destra. Quando unisco le mani, però, ciò che mi capita è di cominciare a “seguire” lo spartito, non più “leggerlo” come facevo a mani separate. Spero di aver reso l’idea.
Ciò che vorrei capire, allora, è se nel suonare leggendo il doppio pentagramma sia giusto semplicemente “seguire” lo spartito, come un’indicazione, e lasciare che la “memoria” dello studio fatta a mani separate ci venga in soccorso.
Oppure bisogna avere ad ogni passaggio perfetta consapevolezza di ciò che si sta facendo. Quindi “leggere” consapevolmente e rigorosamente lo spartito nelle due chiavi e suonarlo. Anche se ciò implica uno sforzo e un impegno esponenziali rispetto al caso precedente, per arrivare alla velocità richiesta.
Mi rendo conto che in una fase più avanzata dello studio entri in gioco l’armonia, per cui non si leggono più singole note ma gruppi di note. E che comunque sia impensabile leggere passaggi particolarmente complessi, magari in velocità, mentre si esegue un brano.
Ma, per i primi tempi, e come approccio allo studio, come regolarsi? Lasciarsi un po’ andare, dando un colpo al cerchio (lettura delle note) e uno alla botte (memoria derivante dallo studio a mani separate), oppure imporsi una lettura rigorosa del doppio spartito mentre lo si suona, anche se l’esercizio lo si porterà alla velocità richiesta molto più lentamente?
In definitiva … la lettura del doppio pentagramma va esercitata, senza pretendere tutto e subito. Ma in quale dei due modi va esercitata? 
Grazie   

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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Settembre 11, 2020, 11:30:02 pm »
Grazie per i chiarimenti! mi ero fissato sulla differenza di "tocco pianistico", ma ora mi è chiaro che il legato serve anche e soprattutto per strutturare il "discorso musicale".

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Tecnica / Re:Dubbi studio Beyer
« il: Settembre 11, 2020, 10:42:37 am »
Ti ringrazio. Visto che desidero ricominciare da principio, per gradi, procederò con tale logica anche nei prossimi esercizi.


Visto che poni la questione, in che altro modo può essere "evidenziato" il legato?
A volte mi viene da pensare che il legato sia il modo naturale di suonare. E che la variazione al legato sia lo staccato (quando indicato col puntino sulla nota).
Cioè:
1. suono non legato;
2. suono legato;
3. suono staccato;
Non riesco ad apprezzare la differenza fra 1. e 2.
Esemplificando, e ragionando da principiante, dovessi eseguire le ultime due battute della Var.2 senza il legato (ove il legato non venisse indicato), oppure l'intera Var.3 senza il legato (ove il legato non venisse indicato), ebbene li eseguirei esattamente allo stesso modo. Dove sbaglio?


Grazie ancora

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Tecnica / Dubbi studio Beyer
« il: Settembre 10, 2020, 09:42:33 pm »
Ho cominciato a studiare il Beyer, e da subito i primi dubbi sul legato...


Primo esercizio (var. 2):
http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2008/08/esercizi-a-tre-mani-per-la-sola-mano-destra.jpg
mi chiedo se nel passare dal RE della 5° battuta al MI della 6° (e poi dal DO della 6° battuta al RE della 7°) bisogna fare il "respiro"!
Nelle battute precedenti (anche della var.1) lo "stacco" è dato dal fatto che tutti i passaggi "non legati" sono note ribattute.
Grazie







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Tecnica / Re:Considerazioni sul come sedersi al pianoforte
« il: Luglio 12, 2020, 09:05:22 pm »
Beh, ad esempio sarebbe utile mostrare degli esempi pratici di co-contrazioni. Descrivere/mostrare i movimenti errati che creano tensione e poi i gesti corretti. 
Ecco, spesso si indugia nel "descrivere" come vada fatto un gesto pianistico. Forse sarebbe più utile "mostrare" come "non andrebbe" fatto. In tal modo il novizio avvertirebbe la tensione e saprebbe da cosa tenersi alla larga. Avrebbe una via per ricercare e "sentire" la rilassatezza".
Non è tanto che mi applico al pianoforte, e forse non sono stato fortunato col mio maestro. Ma, personalmente, questa rilassatezza di cui tanto ho letto e che permette di suonare per ore ed ore senza avvertire dolori, non l'ho proprio sperimentata.
Quello che so è che già il semplice gesto di stare seduti al pianoforte con le cinque dita sui tasti... non è una pratica a energia zero. Come potrebbe, mi chiedo, se il braccio (dalla spalla alle dita) peserà dei chili?
L'assenza di tensione si ha solo (ipotizzo) se il braccio cade a penzoloni lungo i fianchi. E non perchè non ci sia un lavoro, ma perchè la spalla fa questo lavoro e non l'avvertiamo.
Ma stare al pianoforte no. Dei muscoli che lavorano ci sono sempre. A me, ad esempio, va sempre giù il polso. Non c'è verso. Per tenerlo su in modo che mano e avambraccio siano in linea faccio, faccio "un lavoro" che mi crea tensione. Forse non faccio lavorare bene i muscoli interessati. Può essere. Deve essere li l'inghippo. Perchè l'idea che debba esserci un ponte fra spalla e dita e tutto quello che ci sta in mezzo non debba fare alcun lavoro nè avvertire tensione... mi risulta ostica da credere e sperimentare.
Ho trovato interessante la parte della traduzione dove viene scritto di cercare di distribuire il peso dell'arto fra spalla, braccio avambraccio e mano in modo che la forza applicata vada a bilanciare quella dell'arto. Questo è un ragionamento costruttivo. Purtroppo, benchè ci provi, non riesco ad ottenere una completa rilassatezza.
Più in generale, vedendo suonare i grandi interpreti, mi pare che le situazioni "da manuale" dove applicare la rilassatezza, durante l'esecuzione di un brano siano l'eccezione e non la regola. La maggior parte del tempo gli arti sono in movimento. C'è uno sforzo muscolare. Le dita "svolazzano" sulla tastiera.
Credo che la ricerca della rilassatezza sia fondamentale, soprattutto nei primi anni di studio, affinchè il nostro corpo "interiorizzi" la ricerca del minimo dispendio di energia. Ma sarebbe altrettanto utile metter subito in chiaro che suonando il pianoforte i muscoli lavorano. Per forza. E spiegare come farli lavorare in modo ottimale, piuttosto che inseguire chimere di assoluta rilassatezza.
Credo che riprenderò le mie lezioni di pianoforte, sperando di trovare un maestro che sappia correggere i miei errori.

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Tecnica / Re:Considerazioni sul come sedersi al pianoforte
« il: Luglio 01, 2020, 12:47:10 am »
Considerazioni molto interessanti!
Ma, in mancanza di esercizi, considerazioni utili, forse, soltanto a chi non ne ha più bisogno.
Diversi testi di tecnica pianistica che ho "spulciato" hanno il medesimo limite: Non indicare una via per metter in pratica ciò che si espone a livello discorsivo.
Ovviamente la mia non vuole essere una critica all'autore del thread che, anzi, ringrazio per aver tradotto un testo così impegnativo.
Quanto, piuttosto, una mera osservazione... 
Il che mi porta alla conclusione che per l'apprendimento della "tecnica pianistica", la guida di un maestro sia imprescindibile.
Anzi, la guida di un "bravo" maestro... e qui la cosa si complica! 

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Presentiamoci / Re:Mi presento
« il: Maggio 01, 2019, 08:25:55 pm »
Grazie,
Le ho appena scritto in MP!

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Tecnica / Re:Dolori al polso...
« il: Maggio 01, 2019, 06:44:25 pm »
Grazie per la risposta Pianoth.
In realtà, che il rilassamento assoluto fosse non praticabile e che bisognasse ricercare l'assenza di tensioni muscolari l'avevo intuito.
Mi consigli dunque di sperimentare e trovare un mio personale "equilibrio" al piano.
Però si tratta sempre di capire quali muscoli far lavorare, e non è cosa banale.
Ad esempio, consideriamo il caso più semplice con le due mani sulla tastiera e la postura come nella posizione E da te indicata.
Le dita "arpionano" i tasti (passaggio del peso). Già in questa posizione di base, personalmente non trovo rilassamento ma una sorta di tensione che va gestita nel modo più corretto.
Mi spiego meglio:
Supponiamo di essere nella posizione in piedi con le braccia penzoloni. In questo caso il sistema braccio-avambraccio-polso-mano è rilassato. L'arto viene "mantenuto" dai forti muscoli delle spalle (...forse) e dunque non avvertiamo alcuno sforzo (a meno di non stare in questa posizione per mezza giornata!)
Ma nel nostro caso, seduti al piano, con l'arto in posizione orizzontale, qualche muscolo deve lavorare affinchè non si scivoli dalla tastiera. Non si scappa...
Ho letto che bisogna pensare all'arto come un ponte che va dalla spalla alle dita, e scaricare su quest'ultime tutto il peso.
Perfetto!
Ma anche ragionando in questi termini, se non lavoriamo di avambraccio (credo), il polso tende a scendere. Invece va mantenuto in linea con la tastiera.
E poi, mi chiedo, perchè fare lavorare l'avambraccio quando il braccio è "più forte" e potremmo usarlo per ottenere un minimo di effetto "galleggiamento" che non guasta (forse a scapito del passaggio del peso)?
E ancora, è corretto scaricare tutto il peso del braccio sulle dita, o bisogna distribuire il lavoro equamente sulle varie "componenti" dell'arto?
In conclusione, esistono delle regole-base di tecnica pianistica, oppure ognuno l'equilibrio deve trovarselo da se sperimentando?
Tu, ad esempio, come lo distribuisci il peso dell'arto fra le varie articolazioni (braccio, avambraccio, polso, dita) quando stai al piano?


Ne approfitto per chiederti altre due cose:


2. Cosa si intende a tuo parere per "polso morbido"? E come ottenerlo alla luce delle perplessità più su esposte?
3. Nei valzer di Chopin la mano sinistra passa da un accordo all'altro con frequenza. Ebbene, visto che il movimento corretto è quello "ad arco", per spostarmi mi consigli di lavorare di braccio (con l'avambraccio a riposo) o viceversa? Oppure un pò e un pò?


Grazie ancora se vorrai rispondermi.
Sono un pò confuso...
Molto praticamente, tu quando suoni come lo distribuisci il peso?
Grazie ancora se vorrai rispondermi.

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Tecnica / Re:Dolori al polso...
« il: Maggio 01, 2019, 01:36:12 pm »

Riprendo questo vecchio topic perchè credo di avere un non completo rilassamento degli arti, il che comporta un indolenzimento/tensione soprattutto all'avambraccio sinistro. Premetto di aver letto (meglio dire  "dato un'occhiata") diversi testi di riferimento, ad esempio Sandor, Chang. Ciò che ho trovato sono però indicazioni generiche, più a carattere filosofico che pratico.
Prima degli esercizi di tecnica che in effetti già faccio (Hanon) mi piacerebbe capire "come" ottenere il rilassamento e se esistono degli esercizi specifici per ottenerlo e renderlo consuetudine nell'attività pianistica.
Vorrei porvi dei quesiti "specifici" sperando di ottenere dei validi consigli. Ringrazio anticipatamente. 

1. Nella tecnica pianistica essenziale, Fernando Fantone consiglia il seguente esercizio per la "presa di coscienza del braccio rilassato e inerte":
"...In piedi, in posizione eretta, con le spalle rilassate e le braccia pendenti, con il palmo delle mani rivolto verso
l’interno, sollevare lateralmente e lentamente in linea braccio, avambraccio e mano, fino a portarli all’altezza delle spalle,
sempre rilassate. Dopo qualche istante, far ricadere le due braccia pesantemente lungo i fianchi, lasciando che il palmo
delle mani batta sulla parte laterale esterna delle gambe. Il risultato, ultimo e positivo di tale pratica, si raggiunge quando
si riesce volontariamente a decontrarre i muscoli laterali esterni degli omeri in modo da liberare rapidamente le braccia,
lasciandole ricadere così di peso, senza alcun freno muscolare.
Appena assimilata questa sensazione di braccio rilassato, bisogna avere cura di mantenerla in ogni esecuzione pianistica,
finché non diventi una condizione naturale costante. ..."

Ebbene, mi sono reso conto di essere sempre un pò in tensione con i muscoli della spalla/omero (cominciamo da qui). Facendo Hanon mi sono reso conto che involontariamente ero quasi "appeso" con le spalle. Ora ho cercato di seguire il consiglio di Fantone e rilassare i suddetti muscoli. Il miglioramento in fatto di rilassatezza "a spalle cadute" rispetto alla precedente pratica "a spalle appese" la avverto. Tuttavia, ciò che accade è che il braccio tende naturalmente ad allinearsi al busto (come accade in posizione eretta). Il chè comporta, seduti al pianoforte, un posizionamento a 90° braccio/avambraccio. Mentre prima, esercitando involontariamente una forza muscolare, il braccio aveva un certo angolo con il busto e il sistema braccio/avambraccio era più aperto.
Vorrei capire, preliminarmente, se questo tipo di rilassamento "a spalle cadute" è da praticare e se l'orientamento conseguente a 90° del sistema braccio/avambraccio è corretto.
Mi sono reso conto che il pianoforte è uno strumento impegnativo e che il rilassamento non è importante, bensì essenziale.
Se esistono degli esercizi sarei grato poteste segnalarmeli.


Grazie 

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Presentiamoci / Mi presento
« il: Maggio 01, 2019, 12:25:17 pm »
Buongiorno, mi chiamo Renato e suono il pianoforte da quasi un anno.
Ho deciso di unirmi alla vostra bella community che leggo con interesse già da un pò.
Avrei bisogno di contattare in privato un amministratore/moderatore del forum. Come fare?
Grazie

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