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Post - Claudio Bonechi

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Di tutto e di pi¨ / Re:MobilitÓ articolare
« il: Maggio 09, 2018, 09:09:08 am »
Prima di tutto, io sentirei un medico specialista, per controllare se tale diminuzione Ŕ una patologia fisica o no. Anche se improbabile, meglio accertarsene.
Esclusa quella, cercherei di acquisire una maggiore autoconsapevolezza dei movimenti delle dita anche minimi, suonando l'Hanon molto lentamente (max una nota la secondo) e pianissimo come intensitÓ, stando attento sia al dito che suona, sia alle dita che non suonano, con grande concentrazione mentale. Eviterei ogni tipo di stretching.

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Tecnica / Produzione del suono singolo
« il: Aprile 15, 2017, 09:24:14 am »
Da sempre leggo o sento dire anche da pianisti di fama che il suono dipende da "come" si abbassa o si colpisce il tasto; per esempio dall'alto, da vicino, con il peso, etc. Tutto ci˛ Ŕ falso. Per spiegarlo basta richiamare l'attenzione sulla meccanica del pianoforte, dalla quale ovviamente non si pu˛ prescindere. Teniamo presente che il martelletto, una volta partito in seguito alla forza che il tasto gli trasmette, dopo poco tempo (dell'ordine dei millisecondi) si svincola dal resto del meccanismo della tastiera. A quel punto ha acquisito una certa velocitÓ e la sua traiettoria pu˛ essere una sola: un arco di cerchio, il cui centro Ŕ il perno del martelletto stesso. Ne segue che il martelletto colpisce le corde con una forza che dipende solo dalla velocitÓ acquisita e l'unico parametro del suono che pu˛ variare Ŕ l'intensitÓ: il suono sarÓ tanto pi¨ forte quanto maggiore Ŕ la velocitÓ del martelletto. Le corde continueranno a vibrare con intensitÓ decrescente finchŔ conserveranno abbastanza energia o finchŔ saranno tacitate dallo smorzatore. Quindi il martelletto non riesce a distinguere se la forza impressa dal tasto proviene da un pianista esperto, da un principiante o da un fucile ad aria compressa, come dice il fisico Arthur H. Benade. Ne segue che non c'Ŕ modo di influire sul timbro del suono singolo.

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