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Post - Pianoth

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Armonia / Re:Raddoppio del basso
« il: Ottobre 13, 2021, 10:08:10 pm »
La chitarra non ha esattamente lo stesso grado di libertà di ciò che è suonabile, perché alcuni intervalli o accordi potrebbero essere concretamente troppo scomodi da suonare, però grossomodo le regole di armonia rimangono le stesse in termini di priorità dei raddoppi. Ad esempio, un accordo di Mi minore da suonare sulle 6 corde, tipicamente si suona con MI SI MI SOL SI MI, e puoi notare che questo accordo ha 2 raddoppi della fondamentale e uno della quinta. Insomma, sostanzialmente le regole di priorità dei raddoppi rimangono invariate, l'unica cosa che cambia è la concreta possibilità di suonare alcune combinazioni di note

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Di tutto e di più / Re:Composizione
« il: Settembre 02, 2021, 03:14:28 pm »
A proposito, un'ultima aggiunta: per accedere al biennio di composizione, come per tutti i bienni, l'unico requisito, legalmente parlando, è avere una qualsiasi laurea triennale. Ma se il tuo obiettivo è frequentare direttamente il biennio dopo avere terminato il percorso di pianoforte, te lo puoi scordare, è completamente impossibile. Il biennio di composizione, come il triennio, prevede un'esame di ammissione, che come difficoltà è sostanzialmente equivalente al diploma del vecchio ordinamento di composizione. Quindi, all'ingresso al biennio, si dà per scontato che in realtà non solo sei già compositrice, ma sai scrivere per tutti gli strumenti, sai scrivere una fuga vocale scolastica (esposizione, 3 divertimenti e stretti) su soggetto dato in contrappunto rigoroso (quindi difficoltà ben al di là della banale armonia), sai gestire bene una grande orchestra, e conosci bene e sai scrivere in tutte le forme musicali. Entrare direttamente al biennio, sostanzialmente, è possibile solo se ti prepari per svariati anni, direi non meno di 5 anni privatamente, e correndo moltissimo su tutto il programma necessario.

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Di tutto e di più / Re:Composizione
« il: Settembre 02, 2021, 03:05:08 pm »

Mi sono iscritto al Triennio di composizione tradizionale quando stavo agli ultimi anni del vecchio ordinamento di pianoforte. Per la cronaca, esistevano due indirizzi, composizione tradizionale, e composizione di musica applicata alle immagini. L'esperienza che ti racconto è riferita al primo tipo: composizione di musica applicata alle immagini è un percorso considerevolmente diverso, anche se gli insegnanti sono più o meno gli stessi. Ultima importantissima nota, le esperienze da conservatorio a conservatorio possono variare in maniera molto, molto, molto significativa. Quindi, in realtà, la mia esperienza non ti dovrebbe dire molto.


Il livello richiesto per accedere all'accademico di composizione è equivalente a un V anno del vecchio ordinamento di composizione, ossia si dà per scontato che si ha una base molto solida di armonia e si sa scrivere musica a un livello abbastanza avanzato. Anche chi proviene dal liceo musicale, spesso ha difficoltà ad entrare a composizione, e chi ha terminato gli studi conservatoriali in qualsiasi strumento non è detto che sia subito in grado di entrare all'accademico, dato che armonia complementare non è assolutamente sufficiente per essere ammessi a composizione, e solitamente sono previste delle prove scritte piuttosto lunghe. Nel mio caso, l'esame di ammissione del triennio prevedeva 2 prove scritte di 10 ore: la realizzazione di un basso imitato e fugato abbastanza avanzato, e la composizione di un brano per pianoforte su tema dato. In alternativa alla composizione, era anche possibile realizzare l'armonizzazione di una melodia, per pianoforte e voce, contenente varie modulazioni che possono risultare complesse da indovinare. Comunque, ho trovato più interessante il tema. Dopo le due prove scritte, chi non ha un titolo di pianoforte deve fare anche una prova pratica, in cui si dimostra un livello da circa terzo o quarto anno (vecchio ordinamento) di pianoforte. Infine, un colloquio orale, in cui si presentano proprie composizioni scritte prima dell'esame di ammissione, e si discute delle motivazioni per cui si vuole frequentare il corso.


Quando feci l'ammissione io, non c'erano preaccademici di composizione nel mio conservatorio, quindi effettivamente mancava un tassello per raggiungere le competenze minime ad essere ammessi ai corsi di composizione. Tutti i candidati quindi, si erano preparati studiando privatamente con qualche docente. Per la cronaca, l'anno dopo che feci l'ammissione, ricordo distintamente che provarono a fare l'ammissione vari studenti provenienti dal liceo musicale, ma li bocciarono tutti. Nel mio caso, riuscii a prepararmi interamente da solo per entrambe le prove scritte, e avevo già scritto molte composizioni per pianoforte da mostrare all'esame orale. Tuttavia, non consiglierei a nessuno di prepararsi da soli, perché ci si ritrova inevitabilmente con molte lacune da colmare durante il triennio: anche se avevo preso il voto massimo in Armonia complementare al vecchio ordinamento, il maestro mi fece ristudiare armonia da zero, in modo da farla per bene. E devo dire che fu necessario, mi fece decisamente capire perché mi aveva anche graziato facendomi entrare a composizione con un 26/30 (o forse era 24, non ricordo più onestamente).


In generale, il corso di composizione, purtroppo, è sostanzialmente distrutto dall'esistenza del nuovo ordinamento. Dei 4 candidati ammessi al triennio di composizione quando feci l'esame (tra cui c'ero anche io), solo io e un altro proseguirono oltre il primo anno. Nel mio conservatorio, ho la fortuna di essere finito con un docente di composizione abbastanza conosciuto in tutta Italia, che è davvero molto bravo, ma il percorso del nuovo ordinamento, con decine di altre piccole materie da frequentare, rende sostanzialmente impossibile ottenere gli stessi risultati che si ottenevano al vecchio ordinamento. In altre parole, se pure ti andasse bene con i docenti, ti dico chiaramente che è poco probabile che sarai soddisfatta del corso di composizione, puramente per motivi organizzativi. Sia chiaro che, grazie al fatto che ho avuto un ottimo docente principale, ho comunque imparato moltissimo, ma non mi considererei minimamente a livello di uno che ha avuto la fortuna di frequentare composizione per 10 anni, al vecchio ordinamento.


Quindi, detto tutto ciò, se vuoi frequentare il percorso di composizione, chiediti realmente perché vuoi frequentare questo corso, e poi fatti queste domande:
  • Sei pronta ad accettare di dover scrivere per molti altri strumenti e relativamente poco per il tuo strumento?
  • Sei pronta ad accettare di dover conoscere ed imparare ad apprezzare potenzialmente molti generi di musica atonale, e dover essere in grado di imitarli in maniera soddisfacente?
  • Sei pronta a dover affrontare svariate prove scritte di 12 o più ore in cui vieni chiusa in una stanza e non puoi uscire se non per andare in bagno?
  • Sei pronta ad accettare il fatto che, vista la quantità di materie, è molto probabile che almeno alcuni dei tuoi docenti non saranno buoni docenti? In altre parole, sei pronta ad accettare che il corso probabilmente non soddisferà le tue aspettative?
Se la risposta è sì a tutte queste domande, allora informati bene su come sono gli insegnanti del conservatorio che vuoi frequentare, informati se ci sono corsi propedeutici di composizione. Nel caso non ci sono, come ho già detto, la cosa migliore è prepararsi privatamente con qualche docente di composizione, ancora meglio se è uno che insegna nello stesso conservatorio.

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Di tutto e di più / Re:Livello per il liceo musicale
« il: Agosto 29, 2021, 04:31:32 pm »
Dovrebbe bastare.

I requisiti per gli esami di ammissione al Liceo musicale sono dettati principalmente dal decreto 382 dell'11 Maggio 2018. In particolare, le competenze esecutive richieste sono definite nella tabella C allegata a tale decreto.

Te le riassumo qui:

– Come repertorio di riferimento, quello che hai elencato è sufficiente, ma cerca di concludere presto Bach.

– Devi avere una base minima di solfeggio, ossia non devi avere grossi problemi di ritmo con le figure dalla semibreve alla semicroma, punto di valore, legatura di valore, sincope e controtempo.

– Devi essere in grado di sapere intonare una semplice melodia in tonalità maggiore o minore;

– All'ascolto di una sequenza ritmica o frase melodica, devi essere in grado di riconoscere ripetizioni/variazioni, e devi essere in grado di sapere trascriverla (parliamo di sequenze semplici, però assicurati di sapere scrivere correttamente i valori delle note e conoscere bene il ritmo).


– Infine, devi avere una base minima di teoria musicale.

Riguardo quest'ultimo punto, non è specificato nulla di preciso nel decreto, ma io ti direi questo, devi assicurarti di conoscere:
  • La definizione delle 3 caratteristiche del suono (altezza, intensità, timbro);
  • Le 7 note musicali;
  • La funzione del rigo e dei tagli addizionali;
  • La funzione e la differenza tra la chiave di sol e di fa;
  • Il valore delle figure dalla semibreve fino almeno alla semicroma, incluse le pause corrispondenti, e devi conoscerne anche l'aspetto grafico;
  • La definizione e la funzione della misura/battuta;
  • La differenza tra misura semplice e composta;
  • La definizione del punto di valore, e della legatura di valore;
  • La definizione della sincope e del controtempo;
  • La definizione di semitono e di tono;
  • La differenza tra semitono cromatico e diatonico;
  • La definizione delle 3 alterazioni principali (diesis, bemolle, bequadro) e dei suoni omologhi/enarmonici (DO# = REb ecc.);
  • La definizione delle dinamiche principali (pp, p, mp, mf, f, ff, sf, crescendo, diminuendo, e relative forcelle);
  • La definizione dei termini di andamento principali (Largo, Lento, Andante, Moderato, Allegro, Vivace, Presto, rall./rit., accel., a tempo, Tempo I);
  • La definizione del ritornello, ossia come viene indicato tramite le stanghette di ripetizione, e con le linee che indicano prima e seconda volta.
Queste conoscenze già dovrebbero bastare per dimostrare di avere una base di teoria musicale, quindi se ti manca qualcosa tra queste cose dimmi cosa ti manca e te lo posso spiegare al volo. Se vuoi prepararti dal punto di vista della teoria musicale ancora meglio, allora ti consiglio di studiare anche (in ordine di importanza):
  • La costruzione della scala maggiore, e della scala minore naturale, minore armonica, e minore melodica.
  • I nomi dei 7 gradi della scala, e la differenza tra grado congiunto e disgiunto;
  • La definizione degli intervalli, sapere nominare e riconoscere esempi di intervalli giusti, maggiori, minori, diminuiti e aumentati, conoscere la differenza tra intervallo consonante e dissonante, tra consonanza perfetta e imperfetta, sapere rivoltare un intervallo e conoscere le proprietà del rivolto di un intervallo (un intervallo maggiore rivoltato diventa minore e viceversa, uno giusto resta giusto, uno aumentato diventa diminuito e viceversa);
  • La definizione di tonalità, quindi delle alterazioni in chiave, come indicare le tonalità, e come riconoscerle dalle alterazioni di chiave;
  • La definizione dei gruppi irregolari, ossia delle note in eccedenza e diminuzione (terzina, quartina, quintina, sestina, settimina, ecc. e la differenza tra sestina e doppia terzina);
  • La definizione delle varie tipologie di staccato: portato/non-legato/semi-staccato/staccato dolce = punto sotto la legatura, oppure trattino orizzontale e punto; staccato comune = punto; staccatissimo/staccato secco = punta con una piccola direzione verso la nota.
  • La definizione delle principali altre articolazioni: tenuto = linea orizzontale sulla nota, oppure semplicemente "ten."; accento = il simbolo > sulla nota; martellato = il simbolo ^ sulla nota.
  • Devi ricordare che il pianoforte è uno strumento polifonico, appartenente alla famiglia dei cordofoni a corde percosse. Se sei in grado di classificare anche altri strumenti, anche meglio;
  • La definizione dei principali abbellimenti: appoggiatura, acciaccatura, mordente, trillo, gruppetto.
  • La definizione dei vari simboli di abbreviatura e ripetizione;
  • La definizione degli altri segni di richiamo e tutti gli altri segni principali: la ripresa dal segno, D.C., Fine, le linee che indicano di suonare un'ottava sopra o un'ottava sotto, loco, e i modi di indicare la pedalizzazione al pianoforte.
  • L'uso della chiave di DO, e quindi la definizione del setticlavio e degli strumenti traspositori (e possibilmente, conoscere anche i nomi e il modo di indicare le 7 chiavi, Basso, Baritono, Tenore, Contralto, Mezzo soprano, Soprano, Canto)
  • La definizione dei suoni armonici, e dei primi 8 suoni armonici per ogni suono. Ad esempio, per RE, i primi 8 suoni armonici sono RE RE LA RE FA# LA DO RE, con il FA# leggermente calante e il DO molto calante.
Non tutte queste cose che ho elencato sono necessarie, e te le ho messe grossomodo in ordine di importanza. Tuttavia, più cose sai già in partenza, meglio è.

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Armonia / Re:Raddoppio del basso
« il: Agosto 28, 2021, 10:38:40 am »
È un buon riassunto, però il quarto punto lo riassumerei così: la priorità dei raddoppi, in genere è sempre fondamentale > quinta > terza. Se però abbiamo la quinta al basso, è meglio avere quinta > fondamentale > terza.


Riguardo l'evoluzione delle regole dell'armonia, ci si riferisce per lo più a regole di condotta delle voci. Ossia, è chiaro che regole di contrappunto rigoroso come l'evitare quinte/ottave parallele, evitare false relazioni di tritono o cromatiche, evitare di utilizzare appoggiature e così via, non hanno più senso in determinati contesti.

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Armonia / Re:Raddoppio del basso
« il: Agosto 27, 2021, 10:46:33 pm »
In tonalità di Do Maggiore, i raddoppi del basso indicati nell'immagine sotto, sono esatti?
Credo che tu abbia le idee confuse, e Guc te le stia confondendo ancora di più. I bassi dei 4 accordi che hai postato nell'ultima immagine sono rispettivamente DO, RE, RE e DO. Le fondamentali dei 4 accordi sono FA, SI, SOL, DO, ossia quelle note che hai scritto sotto: fondamentale ≠ basso! Nei 4 accordi che hai scritto, a eccezione del secondo accordo, hai raddoppiato sempre la fondamentale, non il basso. Nel secondo accordo invece hai raddoppiato il basso, e direi anche correttamente, dato che sennò avresti compiuto un raddoppio di sensibile (il SI nella tonalità di DO maggiore).

Nel primo messaggio di questo post, hai scritto due accordi, entrambi hanno DO come fondamentale, e DO come basso. Nessuno dei due accordi ha MI come basso, perché non devi considerare i due pentagrammi come entità separate, sono tutti un'unica cosa, e il basso è sempre la nota più bassa del pentagramma più basso. Per scrivere un accordo di DO maggiore in primo rivolto, dovrai mettere il MI al basso, ossia come nota più bassa nel pentagramma inferiore (a meno che usi solo il pentagramma superiore), e sopra di esso dovrai mettere il DO e il SOL (non necessariamente in quest'ordine) per completare l'armonia. Se vuoi aggiungere altre voci, andrai a compiere dei raddoppi.


Quando un accordo di triade (3 suoni a un intervallo di terza) è in stato fondamentale, ossia la fondamentale è al basso, e vogliamo scrivere con 4 voci, tendenzialmente viene raddoppiato il basso, il che significa che se per esempio abbiamo un accordo di DO maggiore, con DO al basso, generalmente viene raddoppiato il basso come quarta voce, ossia una qualsiasi delle parti conterrà un DO. Questa non è una regola fissa, ossia ovviamente in musica, per esigenze di condotta delle parti o di comodità per gli strumenti talvolta si possono incontrare raddoppi diversi, che però suoneranno meno pieni. Considerare questa come regola "datata" vuol dire il non avere realmente compreso la natura armonica per cui questa norma esiste. Infatti, se dobbiamo scrivere a più di 4 voci, possiamo aggiungere altri raddoppi della fondamentale, o anche raddoppi della terza o della quinta. Generalmente però, più voci si mettono nell'accordo, e più è importante che sia soprattutto la fondamentale ad essere raddoppiata. Molte regole o norme di armonia derivano infatti dalla serie degli armonici naturali. Se vedi infatti i primi 16 suoni armonici, puoi osservare che abbiamo 5 fondamentali, che coprono tutti i registri, 3 quinte che coprono tutti i registri eccetto la prima ottava, e solo 2 terze, che compaiono solo nei due registri più acuti. Fintanto che si scrivono accordi rispettando una struttura più o meno simile a quella data dalla serie degli armonici naturali, l'effetto risultante sarà pulito e bilanciato. E questo, è un dato oggettivo, dovuto a leggi della fisica.


Questo non vale solo per il pianoforte, ma anche se per esempio dovessi scrivere un accordo da fare suonare ad un'orchestra, anche se puoi mettere tanti raddoppi della terza e della quinta, la maggior parte degli strumenti è meglio che suoni la fondamentale dell'accordo: se non fosse così, l'accordo suonerebbe assai sbilanciato verso le altre parti, anche perché non tutti gli strumenti hanno lo stesso volume sonoro. Con troppi raddoppi delle parti interne, o troppi pochi raddoppi della fondamentale, potresti rischiare addirittura di dare l'impressione che il basso non è la fondamentale. Anche per questo esistono strumenti come la tuba e i controfagotti, perché a volte, quando suona l'intera orchestra, servono strumenti davvero assai sonori per fare in modo che il basso degli accordi sia chiaro. Tieni anche conto che se consideriamo solo la sezione degli archi, ad esempio, i violoncelli e contrabbassi, che solitamente sono in un numero compreso tra 5 e 20, a seconda della grandezza dell'orchestra, devono già andarsi ad equilibrare con un'incredibile massa di viole e violini, solitamente tra 18 e 42. Se a ciò ci aggiungi tutto il resto dell'orchestra, capisci che i violoncelli e contrabbassi da soli potrebbero non essere sufficienti, talvolta, anche se sono strumenti più sonori. Se però la fondamentale è raddoppiata spesso anche negli altri strumenti, ad ottave diverse da quella del basso, questo squilibrio si avverte molto meno, perché si percepisce come se il basso avesse degli armonici particolarmente udibili. Affinché l'effetto sia convincente, forse da questo puoi intuire anche un'altra norma, ossia che è necessario, con l'aumentare del numero di voci, il riempire tanti registri diversi, piuttosto che avere il basso in un registro molto distante da tutto il resto. Non so se hai mai visto come funzionano gli organi, ma sostanzialmente si segue la stessa logica: per ottenere più massa sonora, si vanno ad aggiungere "registri", andando principalmente ad aggiungere tanti raddoppi ad ottave diverse del tasto che stai premendo, solitamente scegliendo registri vicini (come 16' e 8', e non 16' e 4') con solo pochissime canne che sono dedicate alla quinta, e ancora meno dedicate alla terza. Quindi insomma: la norma secondo la quale la fondamentale va raddoppiata è proprio un'esigenza compositiva importante, che consente, semplicemente, di produrre più precisamente il risultato desiderato, ossia consente di non avere squilibri imprevisti.


Se vogliamo scrivere un accordo di triade in primo rivolto, allora al basso non metteremo la fondamentale, ma metteremo la terza dell'accordo. In una triade di DO maggiore, metteremo il MI al basso, mentre altre due parti completano l'accordo con il DO e il SOL. Per arrivare a 4 voci, ora, la questione dei raddoppi è diversa, perché il MI è una nota molto caratterizzante dell'accordo. La differenza tra DO MI SOL e DO MIb SOL la senti subito, anche se ci sono tanti DO e SOL e un solo MI o MIb. Quando tale nota è al basso, a maggior ragione si sente ancora meno l'esigenza di avere tanti raddoppi. Di conseguenza, in una triade in primo rivolto si preferiscono il raddoppio della quinta o della fondamentale (ossia, a partire dal basso, il raddoppio della terza o della sesta), invece che il raddoppio della terza (ossia il raddoppio del basso). Con l'aumentare delle voci, per evitare squilibri dovremmo avere tanti raddoppi della fondamentale e della quinta, e relativamente pochi raddoppi della terza.


Infine, in secondo rivolto, avremo la quinta al basso. Tale accordo, dall'equilibrio precario, a 4 parti, prevede quasi sempre il raddoppio del basso. Il motivo è dovuto al fatto che la quinta è il secondo armonico della fondamentale, quindi risulta molto facilmente inglobata acusticamente, come se fosse un armonico della fondamentale. Infatti, anche in una semplice triade allo stato fondamentale, se scrivessimo solo la fondamentale e la terza e compiessimo vari raddoppi della fondamentale, non si percepirebbe molto la mancanza della quinta, mentre si percepisce subito la mancanza della terza nel caso in cui scrivi un accordo formato da solo fondamentali e quinte. Quindi, se vogliamo la quinta al basso, è particolarmente importante che il basso stesso sia raddoppiato. Con l'aumentare delle voci, avremo solitamente molti raddoppi della quinta, e relativamente pochi raddoppi della fondamentale e della terza.


Spero che con questa mia lunga spiegazione, ora siano più chiari come funzionano i raddoppi e quali sono le motivazioni per cui esistono queste regole.

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Tecnica / Re:Chopin - Nocturne op.9 No.1
« il: Agosto 13, 2021, 11:04:06 am »

Il problema è che tale approccio implica l'abbandonarsi completamente alla musica, senza paletti. Senza pensare a battute e metronomo!
La tua descrizione è corretta, in parte. Pensa che Berlioz scriveva di Chopin: "Chopin supportait mal le frein de la mesure... il a poussé beaucoup trop loin... l'indépendance rythmique" (tradotto "Chopin faceva fatica a sopportare i vincoli del tempo... e spingeva troppo oltre... la libertà ritmica").
Tuttavia, la maggior parte delle altre testimonianze dell'epoca al contrario elogiavano il suo tipo di rubato, in cui spesso la mano sinistra era a tempo o quasi, mentre la mano destra era molto libera, proprio come un cantante e l'orchestra che lo accompagna.

Se posso approfittare, volevo chiederti se per questo brano ritieni proficuo "studiare" l'armonia (quindi la mano sinistra) esercitandosi senza guardare la tastiera.
In generale, io suono praticamente sempre senza guardare la tastiera. Anche quando suono a memoria e senza spartito solitamente la guardo giusto nei punti in cui ci sono spostamenti di posizione molto ampi. Guardare la tastiera continuamente porta a suonare in maniera insicura e con meno attenzione al suono che si produce, a mio avviso, oltre ad avere effetti negativi sulla velocità di lettura.
Quindi, sì, se riesci, studia la mano sinistra, ma anche la mano destra, senza guardare la tastiera. Di certo non fa male.

Nel brano in esame (al netto di punti particolari ovviamente) l'armonia va suonata di norma più dolcemente (come suono) rispetto alla melodia?
Devi sempre avere in mente la mano sinistra come un'orchestra, e la mano destra come un cantante. Se ascolti un'aria d'opera, non vuoi certamente che l'orchestra copra il cantante. Allo stesso tempo, comunque, l'orchestra talvolta ha parti contrappuntisticamente importanti, e non deve certamente essere solo un sottofondo, deve "accompagnare", insomma.
Detto ciò, tieni in conto il fatto che il pianoforte è gradualmente più sonoro man mano che si va verso i bassi, per la natura stessa dello strumento: le corde gravi sono molto più lunghe e con molti più armonici udibili. Di conseguenza, deve necessariamente essere suonata molto più piano rispetto alla mano destra, proprio per dare l'impressione che siano quasi allo stesso livello. Se si suona la sinistra molto più piano rispetto alla destra, l'effetto risulterà bilanciato tra le due mani, perché la sinistra già naturalmente suona più forte. Tieni conto di questo anche quando vuoi realizzare crescendi e nei diminuendi: nei crescendi dovrà sempre essere prima la mano destra a crescere, la sinistra deve crescere di meno per non coprirla (ma non deve restare piatta). Nei diminuendi evidentemente bisogna fare l'opposto, deve essere prima la sinistra a diminuire, e poi la destra, perché se fai il contrario finisci inevitabilmente qualche attimo con la sinistra troppo forte rispetto alla destra.

Un'ultima curiosità. Ti sei mai cimentato nella ballata in Fa minore op. 52?
Sì, l'ho anche registrata: https://www.youtube.com/watch?v=ZjtMZFxXbco
Ho cercato di fare un'esecuzione molto filologica, rispettando attentamente l'edizione del filologo Franco Luigi Viero, che si può trovare qui: http://www.audacter.it/AudChopinp03ib.html
Ho anche un video di un concerto in streaming dell'anno scorso in cui la suono, ma oltre al fatto che non riesco a ritrovare il video, non era eseguita bene come nella registrazione.

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Tecnica / Re:Chopin - Nocturne op.9 No.1
« il: Agosto 07, 2021, 05:32:01 pm »
Ad ogni modo mi pare che anche un "gruppo irregolare" abbia una sua logica e non si presti a troppe interpretazioni. Ossia, l'autore indica che la battuta vada suonata come hai esposto in modo "matematico". Ed è cosi che, presumo, la interpretiate voi pianisti!
Nella musica contemporanea, probabilmente sì. Nel caso di Chopin, assolutamente no: Chopin stesso suggeriva agli allievi di trasformare i gruppi irregolari in qualcosa di simile a quello che ti ho suggerito. Dopotutto, questo tipo di melodia la devi immaginare come un lungo abbellimento di un cantante, nessun cantante farebbe tutte le note della stessa durata all'interno di quel gruppo di 11 note, tuttavia non è possibile specificare precisamente un ritmo. E quindi, ti indica un gruppo irregolare di 11 note.
La cosa che devi capire è che qui Chopin ti sta dicendo praticamente che la mano destra deve suonare quasi come se fosse un lungo abbellimento e la mano sinistra non ci fosse, ossia molto liberamente, mentre la sinistra si deve limitare ad andare a tempo, ma seguendo comunque un po' la destra, come avviene ad esempio nelle arie d'opera in cui l'orchestra segue il cantante. Spero sia un po' più chiara l'idea ora.

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Tecnica / Re:Chopin - Nocturne op.9 No.1
« il: Agosto 01, 2021, 03:13:42 pm »
Citazione
Volendo esercitarsi col metronomo (ed aumentare progressivamente la velocità), l'unica strada percorribile che ho trovato è la seguente:(1-7) - 8 - (2-9) - 10 - (3-11) - 12 - (4-13) - 14 - (5-15) - 16 - (6-17).

È vicino a quello che ti ho suggerito, ma le ultime 3 note della destra suonerebbero meglio se le suonassi come una terzina, ossia così:

Le linee verticali spesse sono note che vanno assieme, quelle tratteggiate sono note che non vanno assieme. La seconda battuta è precisamente uguale alla prima, ma evidenziando più chiaramente come si incastrano le note a livello di solfeggio. Purtroppo, se non sei familiare neanche con il concetto di terzina, è un po' difficile aiutarti. Praticamente, devi momentaneamente passare da suddivisione binaria a suddivisione ternaria.
Se devo descrivere l'incastro con la tua notazione, è così:
(1-7) - 8 - (2-9) - 10 - (3-11) - 12 - (4-13) - 14 - (5-15) - [16 - 6 - 17] (più strette queste 3 note).
Puoi ascoltare come viene suonato lento qui.
Citazione

Così potrebbe andare?
1 - 7 - 8 - 2 - 9 - 10 - 3 - 11 - 12 - 4 - 13 - 14 - 5 - 15 - 16 - 6 - 17.

Gli unici suoni che stanno assieme sono quelli che hai denominato "1" e "7". La sequenza di note che hai descritto, più o meno, è corretta, però si può rendere più specifica. Ragionando matematicamente, il gruppo di 11 note si incastra sulle 6 note, partendo dalla prima, incrementando di 11/6 alla volta (perché abbiamo 11 note nello spazio di 6). Otteniamo quindi:
1 -> 2.83 -> 4.66 -> 6.5 -> 8.33 -> 10.16 -> 12

Questi numeri ci dicono, con precisione matematica, dove cadono le note della sinistra rispetto a quelle della destra, se vogliamo suonare le 11 note e le 6 a velocità costante.
Per tradurli in un modo che è più pratico alla tastiera, possiamo dire che:
– 1 => Il primo suono di entrambi i gruppi di note cade assieme (1 e 7)

– 2.83 => Il secondo suono della sinistra cade pochissimo prima del terzo suono della destra, quasi assieme (2 pochissimo prima di 9)
– 4.66 => Il terzo suono della sinistra cade quasi in mezzo tra il quarto e il quinto suono della destra, leggermente più vicino al quinto (3 è in mezzo tra 10 e 11)
– 6.5 => Il quarto suono della sinistra cade precisamente in mezzo tra il sesto e il settimo suono della destra (4 è precisamente in mezzo tra 12 e 13)
– 8.33 => Il quinto suono della sinistra cade quasi in mezzo tra l'ottavo e il nono suono della destra, leggermente più vicino all'ottavo (5 è in mezzo tra 14 e 15)
– 10.16 => Il sesto suono della sinistra cade pochissimo dopo il decimo suono della destra, quasi assieme (6 è pochissimo dopo 16)
– 12 => La prima nota dopo la sestina della sinistra cade assieme in entrambe le mani (è ovvio, ma la matematica ci conferma tale ovvietà).

Quindi, seguendo il tuo sistema notazionale, potremmo descrivere l'incastro così:
(1-7) - 8 - [2 - 9] (quasi assieme) - 10 - 3 - 11 - 12 - 4 - 13 - 14 - 5 - 15 - [16 - 6] (quasi assieme) - 17


Puoi ascoltare come viene suonato lento qui.

Detto ciò, seppur questo modo di ragionare ti consente, in qualche misura, di studiare il passaggio lentamente con metronomo, francamente, se ti limiti a seguire la soluzione che ho proposto più sopra, con 2 quartine e una terzina, ottieni un risultato che oltre a essere più semplice da suonare è anche un po' più bello. L'unica cosa che devi fare, per rendere il risultato un pochettino meno "quadrato" (perché comunque il ritmo indicato non è quello), è semplicemente evitare di far combaciare troppo le note (a parte la prima, che deve combaciare sempre perfettamente).

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Tecnica / Re:Chopin - Nocturne op.9 No.1
« il: Luglio 28, 2021, 11:31:39 pm »
Si tratta di un gruppo irregolare, di 11 note da suonare nello spazio di 6. Se ascolti delle esecuzioni vedrai che non vengono fatte combaciare le note della destra con quelle della sinistra, proprio perché si tratta di un gruppo irregolare. Un modo dilentattesco di trasformare questo gruppo di 11 note è quello di trasformarlo in 8 semicrome seguite da una terzina di crome. Tuttavia, se riesci a suonarlo in maniera un po' più libera, senza far cadere la destra e la sinistra assieme, è anche meglio.

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Di tutto e di più / Re:Iscrizione biennio conservatorio
« il: Luglio 11, 2021, 07:15:34 am »
Se non hai una triennale di pianoforte, ma hai una triennale o una biennale o un titolo equivalente in un'altra disciplina, allora hai i requisiti per fare l'ammissione al biennio. Il programma del biennio a mio avviso di solito è meno interessante, quindi ti conviene farlo solo se il tuo obiettivo è avere un titolo per insegnare il prima possibile: le lauree triennali da sole non danno un'abilitazione a insegnare nelle scuole pubbliche

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Tecnica / Re:Sonata classica vecchio conservatorio
« il: Maggio 25, 2021, 01:52:23 pm »

Le sonate di Haydn che mi hai consigliato possono considerarsi di difficoltà intermedia tra la k545 e sonata chiaro di luna?

Direi di sì.
La k331 si può considerare tale?

Su Mozart ho notato in molti pianisti che è un po' soggettiva la questione della difficoltà. Personalmente la K331 la ritengo piuttosto impegnativa se la si vuole fare bene, probabilmente la piazzerei allo stesso livello della sonata al chiaro di Luna.

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Tecnica / Re:Tales from the Loop - Consigli diteggiatura
« il: Maggio 25, 2021, 01:41:24 pm »
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Tecnica / Re:Sonata classica vecchio conservatorio
« il: Maggio 20, 2021, 11:12:51 pm »
La K545 non è cosi complessa come pensi, chi dice che è facile solo in apparenza si riferisce principalmente al fatto che in Mozart in generale si è abbastanza scoperti e si avvertono facilmente tutte le imperfezioni, ma in effetti tra tutte le sonate che ho elencato la K545 è probabilmente la più semplice. L'op. 49 di Beethoven è più o meno allo stesso livello. Se vuoi qualcosa di più semplice di queste sonate, si torna alle sonatine di Clementi, Kuhlau e Dussek. È il passo immediatamente precedente.
Le prime 10 sonate di Haydn non le conosco bene ma mi sembra di ricordare che siano molto molto brevi, quindi se ti piacciono puoi leggerle, ma non si fanno spesso

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Tecnica / Re:Sonata classica vecchio conservatorio
« il: Maggio 20, 2021, 10:52:42 am »
Dopo le due sonatine di Clementi e Kuhlau che hai menzionato, sonate semplici che vengono studiate spesso sono la K 545 di Mozart, e/o le sonate op. 49 di Beethoven. Un gradino più su, K 283 di Mozart, o K 280 di Mozart. Meno popolari sono le sonate di altre autori, ma ti posso consigliare Hob. XVI:35 di Haydn, Hob. XVI:40 di Haydn, op. 37 n. 2 di Clementi, op. 14 n. 2 di Beethoven.

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