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Pianoth

Hai provato a studiarlo facendolo in modo molto meno espressivo? In certi punti non si sente per niente la melodia formata dalle note lunghe. Credo che l'unico modo per risolvere il problema sia momentaneamente studiarlo in modo molto meno espressivo, cioè suonando in modo espressivo solo le note lunghe. Una volta che l'hai studiato così, fai attenzione che il tutto formi un disegno coerente.
Aldo Roberto Pessolano (aka Pianoth Eakòs Shaveck)
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71demy

... provo; anche se era nelle mie intenzioni far sentire le note lunghe solo la seconda volta... bye!

GabrieleBritt

  • Visitatore
ma esistono e se si, hanno un senso, canoni interpretativi standard ? Cioè ha davvero senso dire: Chopin va suonato così... Bach va suonato così.... Come si legge la Divina Commedia? qualcuno lo ha spiegato a Benigni?

Questa frase merita un premio!

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Pianoth

ma esistono e se si, hanno un senso, canoni interpretativi standard ? Cioè ha davvero senso dire: Chopin va suonato così... Bach va suonato così.... Come si legge la Divina Commedia? qualcuno lo ha spiegato a Benigni?
Questa frase merita un premio!
No, non lo merita... Per la musica il discorso è molto più complicato, non puoi interpretare come ti pare un pezzo solo perché ti piace di più, l'interpretazione deve essere coerente... Se fai ascoltare un pezzo a un musicista, indipendentemente da chi sia o chi siano gli esecutori del pezzo, dovrebbe essere in grado di riconoscere almeno l'autore del pezzo, o lo stile. Perfino Sorabji, la cui musica sembra apparentemente formata da note a caso, ha uno stile facilmente riconoscibile. Faccio un esempio di Glenn Gould, che spesso interpreta brani in modo piuttosto discutibile, la celebre sonata K. 331... La suona molto più lenta di come generalmente è suonata, ma si riesce lo stesso a riconoscere lo stile di Mozart. Questo perché la sua interpretazione è coerente. Un orecchio non esperto quasi sicuramente troverebbe noiosa e fuori stile la sua interpretazione, ma non è così.
Questo discorso è veramente molto complesso, e non può essere sintetizzato in un paio di post.
Aldo Roberto Pessolano (aka Pianoth Eakòs Shaveck)
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sevy72

non puoi interpretare come ti pare un pezzo solo perché ti piace di più, l'interpretazione deve essere coerente...
E' questo il problema, coerente con cosa?
Secondo me le strade sono due , o cerchi l' interpretazione filologica o cerchi l' interpretazione tua. Riprodurre oggi come Bach "intendeva" un pezzo può essere interessante per alcuni, noioso per altri, ognuno in fondo mentre suona fa un suo "discorso", esprime concetti, trova emozioni diverse nella stessa scrittura.

Citazione
Questo discorso è veramente molto complesso, e non può essere sintetizzato in un paio di post.

Vero.

Demi a me piace molto come "intendi" questo pezzo, lo suoni proprio come lo suonerei ( o come vorrei suonarlo :-) ) io. Le esecuzioni di Bach "cronografiche" non mi piacciono.
ibis, redibis non morieris in bello

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71demy

...probabilmente, Sevy e Pianoth, avete ragione entrambi. Nella musica non esistono criteri interpretativi "standard", che siano cioè "della stessa misura" per tutti, il che però non vuol necessariamente dire che tutti possiamo fare della musica di Bach, o di altri, quel che ci pare. Quindi la famosa frase sulla Divina Commedia che tanto mi ha divertito e fatto riflettere, un fondo di verità lo ha. Né la Musica né la Letteratura (... che peraltro io insegno) sono scienze esatte. Oggi difatti non si usa più parlare di "Scienza del Testo", come si faceva fino ad una decina di anni fa nelle più illuminate università italiane dove, per l'appunto, la Scienza del Testo era addirittura indirizzo di studio di vari dottorati di ricerca. Oggi gli illuminati docenti universitari preferiscono parlare di "Teoria dell'interpretazione testuale". Ecco ragazzi: noi stiamo facendo della teoria dell'interpretazione del testo musicale. Le nostre sono ipotesi, certo non infondate ma rette da alcune certezze di base. Il linguaggio musicale cioè, come quello verbale, risponde a regole ben precise che non si possono trasgredire, così come non le trasgredisco io in questo istante nel redigere il mio post. Il fatto che io stia obbedendo proprio adesso alle regole del nostro linguaggio permette dunque a voi di riconoscere lo stesso come "significativo" e di comprenderlo nel suo messaggio. Questo però non vuoi dire che Sevy, Pianoth e Demy debbano necessariamente scrivere allo stesso modo. Ciascuno dei tre userà, ad esempio, l'interpunzione in un modo suo personale... e i segni d'interpunzione rappresentano i "respiri" del discorso. Dico: una virgola è una virgola, ma ciascuno di noi decide - non arbitrariamente - come usare le virgole, dove metterle e quante usarne in un "pezzo" (così si chiama l'articolo giornalistico). Sevy, Pianoth e Demy potranno allora trovare reciprocamente i propri "pezzi" più o meno scorrevoli gli uni degli altri, secondo la loro esperienza personale. Io, ad esempio, non riesco a capire come il grandissimo Horowitz fraseggia una celebre sonata di Scarlatti, che invece mi riesce perfettamente chiara e logica, nella sua struttura interna, nella esecuzione di Gilels. Ma Horowitz rimane sempre Horowitz. Noi tutti usiamo un linguaggio comune, ma cambiano in esso le regole d'uso, la dislocazione della punteggiatura, la quantità dei segni d'interpunzione, la velocità dell'eloquio, la ipo-articolazione (mangiarsi le parole), la iper-articolazione (il parlare lentamente scandendo ogni suono, pensate ai Notturni di Chopin di Magaloff...), il timbro della voce stessa (pensiamo alla "voce" di Michelangeli...). Sono d'accordo sul fatto che l'argomento sia notevolmente complesso.... ma parlarne, scriverne è molto bello e ci arricchisce tutti quanti. Grazie ragazzi!
Ultima modifica: Luglio 25, 2014, 07:45:31 am da 71demy

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Pianoth

non puoi interpretare come ti pare un pezzo solo perché ti piace di più, l'interpretazione deve essere coerente...
E' questo il problema, coerente con cosa?
Coerente con lo stile dell'autore... Deve essere per forza coerente, deve avere un senso. Non puoi ad esempio suonare una giga legando per tutto il pezzo, solo perché lo trovi più semplice, o perché ti piace di più, non è interpretazione coerente con tutte le altre gighe. Forse, e ripeto forse, sarebbe coerente solo se suonassi tante gighe in questa maniera. In quel caso forse potrai dire che l'interpretazione non è storica, ma coerente.
Aldo Roberto Pessolano (aka Pianoth Eakòs Shaveck)
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maria_pianista

Citazione
Secondo me le strade sono due , o cerchi l' interpretazione filologica o cerchi l' interpretazione tua. Riprodurre oggi come Bach "intendeva" un pezzo può essere interessante per alcuni, noioso per altri, ognuno in fondo mentre suona fa un suo "discorso", esprime concetti, trova emozioni diverse nella stessa scrittura.
Ma questo è un'altra cosa, Sevy!
A volte si parla di filologia come se essa dovesse essere vuota di sentimenti, di interpretazione, di emozioni. Ci può essere anche quella, intendiamoci, lettura pedreste, attenta alla sola tecnica, alla filologia e vuota di tutto il resto. E questo non è musica.
Io qui non ho parlato di pura "filologia" ma di fedeltà al compositore. Non so, prendi per esempio, Algerich e Arrau. Due modi di suonare completamente diversi. Uno è più filologico e l'altro meno? Uno trasmette emozioni e l'altro no? Sicuramente no! Ognuno dei due interpreti mette il cuore, l'anima e con ciò la propria interpretazione ma il compositore viene salvo in ogni caso, e anzi, fatto rivivere, evidenziando ciascuno degli esecutori tratti magari diversi di quella personalità unica del compositore. Ma lì il compositore c'è tutto, con la sua epoca, con il suo stile, con quegli elementi che lo contraddistinguono e lo rendono unico.
Certo è questione di equilibrio e di una ricerca estetica (ché non solo filologica), quasi ascetica, continua. Per questo prima di affrontare un brano bisognerebbe conoscere bene il compositore, l'epoca in cui ha vissuto, le circostanze in cui ha scritto una certa opera, ecc.
Io per questo tante volte mi scoraggio non tanto di fronte alle difficoltà tecniche che il pianoforte comporta (la tecnica, col tempo si può imparare) ma di fronte all'incapacità di tale fedeltà. E allora decido di non studiare quel dato brano per un po', proprio per non rovinarlo. Non posso tradire consapevolmente o tagliare un'opera d'arte sulla mia misura perché mi piace di più o perché sono un'incapace.
Io credo che un musicista dovrebbe sfruttare la fedeltà e il "perfezionismo" nel senso positivo del termine per combinare qualcosa che resti e valga veramente la pena.
Ultima modifica: Luglio 25, 2014, 03:28:24 pm da maria_pianista

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sevy72

Allora, scrivendo sinteticamente si omettono tante cose e magari non si riesce a far capire agli altri realmente cosa si intende.
Cerco di spiegarmi meglio:

Con i post precedenti io non intendevo avallare chi, ad esempio, suonerebbe la 3° consolazione di Listz come una tarantella, ponevo solo un quesito: E' più importante la forma o la sostanza? cioè ha la precedenza quello che senti tu, quello che "vorresti che sia" o quello che formalmente "dovrebbe essere" ?
Per andare sul piano pratico, a me piace come ha suonato Demy questo pezzo, e non mi pongo il problema se Bach si suona col pedale, o se non si rallenta, o se c'è troppa dinamica. Lui lo sente così, lui "racconta" questo pezzo così ... Ma che me frega a me se al tempo di Bach non si usava questo o quello, non si faceva questo o quello.
Ma chi stabilisce che Bach si suona a cronometro? chi stabilisce che non si da dinamica?..... perchè magari da studi storici si sa che nel 1800 si suonava così... ma io non devo fare l' archeologo, io voglio raccontare adesso, nel 2014 ciò che scrissero nel 1800, ma voglio raccontare una storia MIA, non dell' autore.

Maria, quando io studio un pezzo non mi pongo il problema del periodo storico, non mi interessa cosa avrebbe voluto esprimere l' autore con quel pezzo, l' unica cosa che mi interessa è cercare di fare uscire quello che vorrei dire io con quel pezzo. Non so se mi spiego.
Questo è il mio approccio, magari altri sono più interessati all' aspetto storico e cercano di essere più fedeli all' origine del pezzo.... sarà questione di priorità, come tutto del resto.
Tutto questo discorso dipende anche dal grado di maturazione musicale che si raggiunge. Quando ho postato il valzer di Merikanto, le osservazioni di Pianoth sono state molto importanti e mi hanno fatto vedere un aspetto che non vedevo. Ora se lo dovessi ri-registrare non lo suonerei certamente come la prima volta, ma per una questione di maturazione mia, non perchè Merikanto lo aveva scritto così.
E' un mondo difficile... :-)


ibis, redibis non morieris in bello

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71demy

... a dire il vero non capisco perché tutti - o quasi - siate andati a parare sulle interpretazioni filologiche. Personalmente le amo solo se sono ben fatte, e per esserlo bisogna che siano realizzate da specialisti del settore, come Pinnock, Bruggen, Rilling ed altri. Io di certo non lo sono. Premetto anche che Bach al "pianoforte" in nessun caso può dirsi filologico, come parte di Mozart, come Clementi (!), come Scarlatti. Per trattare di interpretazioni filologiche è necessario che i presupposti (anche culturali) e i mezzi ci siano tutti, allora sì che tali interpretazioni hanno senso e posso persino essere più apprezzabili e dense di contenuti di quelle moderne. Il mio discorso era decisamente un altro: mi riferivo alla struttura intrinseca del brano in questione, che sembra richiedere all'interprete un certo approccio sia di lettura che di interpretazione. Non ci sono pause sullo spartito. Questo vuol dire che devo eseguire il brano senza "respiri"? Come se un "fraseggio non vi fosse? Come farebbe un automa? Chi avrebbe il coraggio di dire di sì? Allora il punto è: intervenire con la propria visione sulla struttura del brano è lecito ed addirittura inevitabile, ma fino a che punto? Io stesso noto che la seconda esecuzione è più fluida, più lineare, senza quel fraseggio "tira e molla" che a me è molto antipatico, ma non mancano i respiri. Chi ascolta credo riesca a percepire la suddivisione del brano stesso in "frasi" musicali, cioè la struttura. Ecco il punto: dare all'ascoltatore la sensazione della chiara struttura di un discorso musicale. Poi posso essere d'accordo con Pianoth che certe note si debbeno percepire ancora meglio... ma questa
è solo questione di studio. Vogliamo ripartire da qui? Bye!

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71demy

Ultima modifica: Luglio 25, 2014, 04:18:19 pm da 71demy

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gyan

Per andare sul piano pratico, a me piace come ha suonato Demy questo pezzo, e non mi pongo il problema se Bach si suona col pedale, o se non si rallenta, o se c'è troppa dinamica. Lui lo sente così, lui "racconta" questo pezzo così ... Ma che me frega a me se al tempo di Bach non si usava questo o quello, non si faceva questo o quello.

Secondo me per questo pezzo il discorso è ancora più complesso perchè è una reinterpretazione romantica di un brano di Bach,quindi suonarlo secondo la prassi barocca è sbagliato,perchè qui Siloti cerca di reinterpretare il brano originale attraverso la visione romantica... E a questo punto mi chiedo,rileggendo i vostri interventi,se questo brano non sia già di per se incoerente,Siloti secondo me fa proprio quello che ritenete sia ciò,non solo interpreta il brano in modo a modo suo,ma addirittura lo riscrive!
Spero di non aver scritto castronerie  ::)
"Il mal d'Italia, sarà sempre il male delle anime belle." (Franz Liszt)


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71demy

... per niente, Gyan! è proprio come scrivi. E vale anche per tutte le trascrizioni di Bauer-Franck, Busoni-Bach e Liszt... la pretesa filologica è mera pretesa... anche la Toccata di Scarlatti suonata dalla Argerich a velocità impossibile è mera pretesa filologica... non solo il clavicembalo di Scarlatti non era il moderno Steinway della Argerich, ma non aveva neppure il doppio scappamento.

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Pianoth

Ma infatti, ma chi sta dicendo che vada suonato in modo inespressivo... Al contrario, io ho proprio consigliato di suonare in modo espressivo i sedicesimi, per riuscire a suonare le note lunghe in modo espressivo. Nell'esecuzione finale, ritengo che il brano debba essere espressivo.
Aldo Roberto Pessolano (aka Pianoth Eakòs Shaveck)
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71demy

... quanto è difficile fare musica... ma è questo il bello...  :) :) :) :) :) :)