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Esecuzione dello spartito a memoria con conoscenza dello stesso (armonia, ecc.)

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RobertoM:
Ciao a tutti, ultimamente mi sto chiedendo quanto (e se) possa essere veramente utile studiare uno spartito a memoria rispetto ad eseguirlo con l'aiuto dello stesso vs innumerevoli RIPETIZIONI

Cerco di spiegarmi meglio...

Viene praticamente universalmente consigliato di studiare uno spartito analizzandolo nei suoi vari aspetti: a livello di ascolto, a livello di lettura dello spartito, a livello armonico, diteggiatura.

Quando si arriva alla completa conoscenza dello spartito e grazie alle innumerevoli ripetizioni lo si riesce ad eseguire a memoria.

E qui mi chiedo: ma durante l'esecuzione le mani vanno praticamente da sole e grazie alle innumerevoli ripetizioni il flusso musicale procede ed il pianista può ascoltarsi ed infondere nell'esecuzione tutte le sue emozioni, quindi tutto quello che si è studiato precedentemente come l'armonia, la condotta delle voci, le cadenze, lo spartito visto centinaia di volte, tutte le ore che sono servite ad ascoltare il brano.....a cosa servono ? Cioè il pianista mentre esegue non credo pensi a tutte queste cose poiché semplicemente non c'è il tempo per farlo, bisogna eseguire e basta.

Pertanto alla fine: la RIPETIZIONE è la SOLUZIONE ?

Vorrei conoscere l'opinione di voialtri che sicuramente siete molto più esperti del sottoscritto.

Grazie, ciao.

Pianoth:
A mio avviso, durante un'esecuzione le mani non devono andare completamente da sole: se succede, vuol dire che ci sta affidando troppo ad una memoria di tipo meccanico, che da sola è fragile in tutti quei punti che inevitabilmente hanno avuto meno attenzione nello studio, soprattutto in brani lenti, o sezioni lente. Detto ciò, tutto ciò che riguarda lo studio concettuale del brano, ossia lo studio dell'armonia che costituisce il brano, lo studio della forma, della struttura e della macrostruttura che lo compone, nonché tutto ciò che riguarda l'analisi e la storia del brano più in generale, resta non solo un potente mezzo di supporto alla memorizzazione dello stesso, per lo stesso motivo per cui memorizzare una sequenza di caratteri senza senso è molto più difficile di memorizzare una frase di senso compiuto, ma è anche utile ai fini di decidere o raffinare l'interpretazione del brano.
Più in generale, seppur è chiaro che in fase esecutiva, la memoria di tipo cinestetico ha priorità sulle altre, in quanto l'esecuzione musicale è costituita da una sequenza molto complessa di movimenti corporei, tutte le altre componenti della memoria, visiva, uditiva e concettuale sono tutte importanti ai fini di una memorizzazione sicura e priva di buchi.

RobertoM:
Grazie Pianoth, concordo ma mi chiedo: durante l'esecuzione sicuramente non penserai a cosa viene dopo, esempio: ah, sì, adesso alla sinistra ho una cadenza V-I ed alla destra ho un salto di terze. Forse, ma forse forse, su brani estremamente lenti qualcosa di simile può succedere.

Diverso invece che tutto serve a tenere memorizzato il brano (armonia, visivo, auditivo, ecc.) ma NON serve durante l'esecuzione durante la quale le mani procedono "da sole".

Cosa ne pensi ?

Ciao

Pianoth:
No, non sono d'accordo. Anche se fosse solo a livello inconscio, il fatto di avere compreso che in un determinato punto ad esempio c'è una cadenza, o c'è un'appoggiatura, influenza concretamente e fortemente il modo in cui suono, perché mi aiuta a seguire meglio il discorso musicale che sto portando avanti. Così come se memorizzi una poesia, il fatto che conosci dettagliatamente il significato di ogni singolo verso, e il significato di ogni singola parola all'interno del verso, può modificare in maniera molto sostanziale il modo in cui leggi la poesia. Per di più, analizzare da un punto di vista più tecnico (come nell'esempio del salto di terza), da un significato più preciso al gesto cinestetico che ho memorizzato, quindi rende molto più solida la memorizzazione.

Pianoth:
Direi che definitivamente, il punto su cui maggiormente non mi trovo d'accordo è proprio l'ultimo che sostieni, «l'esecuzione durante la quale le mani procedono "da sole"». Mentre suono, avvengono tantissime cose a livello celebrale, ragiono sui gruppi di note che giustificano la diteggiatura che sto utilizzando, ragiono sullo stato d'animo che voglio comunicare, ragiono sulle tensioni armoniche e sulle rispettive risoluzioni di tali tensioni, che influenzano le dinamiche, e il "timbro", e conseguentemente anche il modo in cui suono, e così via. Se le mani procedessero completamente "da sole", otterrei un risultato musicalmente del tutto insoddisfacente.

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