Considerazioni sul come sedersi al pianoforte
« il: Marzo 23, 2017, 10:53:43 pm »
Condivido qui una mia traduzione di un breve estratto del primo DVD della tecnica Taubman, arricchita con varie altre fonti, contenente varie considerazioni di carattere abbastanza scientifico (con altre fonti citate altrove). Si tratta anche di un breve estratto o di una importante fonte per un mio ipotetico futuro libro di tecnica pianistica, che sto molto, molto lentamente scrivendo. Le considerazioni sono valide esclusivamente per la tecnica pianistica, potrebbero non essere valide per strumenti con tastiera non pesata. Per quanto possa essere una interessante lettura, si tratta perlopiù di un riferimento personale per miei futuri post, e potrebbe non essere pienamente comprensibile o condivisibile non avendo chiaro il quadro completo della tecnica. Inoltre, non dice tutto quello che c'è da dire sul come ci si siede al pianoforte (non menziona la posizione sullo sgabello, né come dove essere la schiena e varie altre cose).


Conoscere i seguenti principi e concetti servirà per iniziare a valutare una tecnica. Non serve conoscere molto riguardo i muscoli, anche se chiaramente c’è molta attività complessa nei muscoli mentre suoniamo, e non ce ne rendiamo conto fin quando non abbiamo problemi. Bisogna sapere cosa sono i muscoli flessori e i muscoli estensori: i primi sono i muscoli che permettono alle dita di muoversi verso il basso, i secondi sono quelli che permettono alle dita di andare verso l’alto. Le dita hanno due lunghi flessori, il flessore superficiale, collegato alla falange media, e il flessore profondo, collegato alla falange distale. Il secondo in particolare viene attivato quando si arricciano le dita, irrigidendo il polso. Entrambi sono situati nell’avambraccio, e tirano in direzioni opposte. Questo significa che non devono mai essere usati entrambi allo stesso tempo, altrimenti ne risulta la cosiddetta co-contrazione, causa principale della tensione pianistica: ogni volta che si utilizzano due muscoli antagonisti, ne risulta tensione. Bisogna sapere anche cosa sono i muscoli abduttori e gli adduttori: sono muscoli che permettono di aprire e chiudere le dita (lateralmente).

Tutto il movimento è prodotto dal sistema della leva. Un esempio è quello del ponte mobile, in cui c’è un punto fisso dal quale il ponte si muove su e giù. Un altro esempio è quello dell’altalena, in cui si ha un cavallo di legno sopra un’asse, e l’asse si muove in entrambe le direzioni, grazie a un punto fisso. Nel nostro corpo i punti fissi si traducono in fulcri, in articolazioni: le nocche da cui si muovono le dita, il polso per le azioni della mano, il gomito per il movimento della mano e dell’avambraccio, e la spalla per il movimento dell’intero braccio. Vedremo le conseguenze del capire dove i fulcri sono posizionati, di modo che le nostre diverse parti degli arti possano muoversi comodamente e in velocità.

Ogni parte dell’arto ha una certa flessibilità articolare, cioè si può muovere entro due estremi di un arco. Uno dei principi più importanti del movimento in generale, utile per valutare la tecnica, è che il movimento fisiologicamente migliore è tale da consentire movimento nella parte media dell’arco del movimento. Il movimento è più semplice e comodo vicino alla parte media, e aumenta di difficoltà man mano che ci si avvicina a l’uno o l’altro estremo del movimento. Questo lo scoprì Otto Ortmann, e lo scrisse nel suo libro pubblicato nel 1929, “The Physiological Mechanics of Piano Technique”. Ciò che intende dire è che, se per esempio si alza la mano, usando il polso come fulcro, più in alto possibile, c’è sempre più tensione, lo stesso avviene se si abbassa il più possibile, ma se ci si muove solo a metà della traiettoria verso qualunque degli estremi, è molto più semplice muoversi. Questo principio riguarda quindi l’evitare di estendere le dita il più possibile, il non alzare le dita individualmente più in alto possibile, si riferisce a torcere il polso molto (cioè ruotare la mano verso il pollice o il mignolo, orizzontalmente) e così via. Ogni movimento che raggiunge il limite estremo del movimento è un pericolo che può creare un infortunio.

Se i movimenti delle dita non sono sincronizzati con la mano e il braccio, non c’è nulla che previene all’avambraccio di andare verso sinistra mentre le dita vanno verso destra (o viceversa), producendo un trascinamento nel moto delle dita, o impedendo il movimento. Ci sono moltissimi modi in cui una tale incoordinazione può avvenire. Di conseguenza, le dita, la mano e il braccio devono essere posizionati in modo da lavorare come unità. Il modo in cui ci si siede al pianoforte è quindi un aspetto fondamentale, perché se ci si siede all’altezza sbagliata si perde l’unità.

Per creare e mantenere l’unità, il gomito deve essere allo stesso livello della tastiera, ma non deve essere forzato nella posizione, cioè l’intero braccio non deve essere sospeso: non bisogna svolazzare, bisogna avere la sensazione di appoggio sulla tastiera, ma senza che i tasti vadano giù. Per far sì che ciò avvenga, si deve sentire che c’è contatto tra le punte delle dita e i tasti, “afferrandoli” in molto leggero (senza arricciare le dita), così leggero da non premere i tasti per via del troppo peso e allo stesso tempo non avere l’intero braccio sospeso. È quindi anche una questione di controllo del peso. Ma è importante che ci sia questa sensazione di contatto, perché è l’unico contatto che c’è con la tastiera, e questo è ciò che unifica tutte le parti dell’arto superiore.

L’avere il braccio sospeso non è qualcosa di visibile, come molte delle cose sbagliate che si possono fare. Ciò che succede quando non c’è il senso di contatto con la tastiera, è che il braccio, intendendo da ora in poi solo la parte superiore, compresa tra la spalla e il gomito, si farà carico e ci farà tenere sulla tastiera, altrimenti la mano cadrebbe dalla stessa, e quando questo avviene si percepisce fatica nel braccio. Quando si ha questo sintomo, è quindi probabilmente dovuto al fatto di svolazzare sulla tastiera. Quando le parti corrette del corpo non funzionano correttamente, le parti sbagliate si attiveranno per fare del lavoro che non avrebbero dovuto fare, creando sensazione di fatica e dolore.

Quando la mano è appoggiata sulla tastiera, e il peso è distribuito in modo bilanciato tra le dita, la mano e l’avambraccio, se i tasti sono pesati, saranno questi ultimi a sostenerci, dandoci la sensazione di appoggio, senza cadere dalla tastiera. Punto importante è il fatto che quando la mano è appoggiata sulla tastiera non c’è un rilassamento, il polso non deve andare verso il basso, ci deve essere solo la sensazione di non svolazzare sulla tastiera.

Uno degli scopi principali dell’esercitarsi ad avere la sensazione di appoggio senza che i tasti vengano premuti è l’imparare a ridistribuire il peso tra tutte le parti dell’arto superiore di modo che la somma totale sia uguale al peso dei tasti. Nessuna parte peserà troppo, e in questo modo l’arto è “bilanciato rispetto alla tastiera”, come una bilancia in equilibrio. In questo modo non solo si evita lo svolazzamento, ma anche l’affondamento, cioè il dare troppo peso ai tasti. Per suonare staccato inoltre questo equilibrio è essenziale. Ma questo esercizio va fatto giusto il necessario, per dare all’arto il “messaggio” di come essere in relazione con lo strumento. È particolarmente importante per coloro che hanno i difetti citati sopra, che sono molto comuni. Lo stesso equilibrio bisognerebbe avvertirlo sotto i tasti quando si suona legato. Tuttavia, la connessione delle punte delle dita non è un fattore qui perché le dita hanno un “pavimento” su cui stare. Non bisogna pensare infine che tutte le dita devono restare sui tasti mentre si suona. Infatti, mentre si suona, la maggior parte del tempo solo le dita che suonano toccano i tasti. Le altre dita generalmente svolazzano vicino ai tasti, ma non li toccano, eccetto in tocchi molto leggeri specifici.

Ci sono molti modi in cui si può sbagliare, mentre generalmente c’è solo un modo in cui si può agire correttamente, e si avrà anche la sensazione di farlo. L’altezza a cui ci si siede al pianoforte, siccome dipende dalla posizione del gomito rispetto alla tastiera, non dipende dall’altezza della persona, ma esclusivamente dalla lunghezza del braccio (dalla spalla al gomito). Un braccio corto richiede il sedersi bassi abbastanza da posizionare il gomito all’altezza della tastiera, mentre un braccio lungo richiede il sedersi alti per lo stesso motivo.

Ci sono alcuni sintomi caratteristici del sedersi troppo alti: quando ci si siede alti, si perde la sensazione di appoggio alla tastiera, e quindi si perde il supporto dell’intero braccio per le dita, rendendo molto difficile suonare. Di conseguenza, si tende a compensare con la mano, abbassando il polso. Questo causa una rottura dell’unità, anche quando si abbassa molto poco. Inoltre, il peso dell’intero braccio cadrà nel polso, e questa è una delle cause principali per dolore del polso, che può degenerare nella sindrome del tunnel carpale. Infine, con il polso verso il basso, si ha la sensazione di scivolare dalla tastiera, di conseguenza è possibile che le dita inizino ad aggrapparsi alla tastiera, creando irrigidimento.

In generale, avere il polso basso non è una cosa positiva, gli stessi sintomi appena descritti rimangono indipendentemente dall’altezza a cui ci si siede al pianoforte. Il polso basso viene naturalmente quando si ha il gomito troppo in alto, e ciò può avvenire anche quando ci si siede correttamente. In tal caso probabilmente si avranno anche altre parti del corpo rigide, quali le spalle. Abbassare il gomito all’altezza giusta risolverà la maggior parte dei casi. Un insegnante dovrà comunque far sentire all’allievo abituato al polso basso la sensazione di averlo alto, provando a mantenerlo personalmente più in alto in una prima fase. Bisogna immaginare che la mano e l’avambraccio siano una strada connessa da un ponte levatoio in corrispondenza del polso, e in questa strada passano continuamente automobili. Se si tiene il polso basso, le automobili non potranno attraversare il ponte.

Un altro sintomo possibile quando si è seduti troppo alti è che si cerca di utilizzare il peso dell’avambraccio abbassando la spalla. Questo causa dolori al collo e alle spalle. Inoltre, tutta la fatica creata nel braccio causa spesso un rilassamento dello stesso, quindi il peso viene spostato, e le dita non riescono più a muoversi.

Ci sono altrettanti sintomi caratteristici del sedersi troppo bassi: il gomito è sotto il livello della tastiera, quindi il peso cadrà nel gomito. Quindi si avrà la sensazione di scivolare dalla tastiera, e nuovamente le dita cercheranno di aggrapparsi, creando irrigidimento. In questa circostanza non saranno disponibili le varie altre parti del braccio per supportare le dita la discesa del tasto, quindi quello che avviene spesso è che, per avere un po’ di supporto dalla mano, si alzerà il polso. Anche avere il polso alto non è positivo, crea dolore nel polso. Questo naturalmente romperà ancora l’unità: il polso non deve essere mai sempre basso o alto, altrimenti inevitabilmente si ha una rottura. Tuttavia, con il polso in alto e il gomito in basso, qui si ha una doppia rottura.
Un altro sintomo, anche in questo caso, riguarda la spalla: avere il gomito basso e il polso alto potrebbe generare naturalmente la necessità di alzare la spalla, in modo da avere un leggero supporto dell’avambraccio. Avere le spalle alte naturalmente non è positivo, causa dolore nel braccio, nel collo, nelle spalle e nella schiena: qualunque insegnante vedendo la posizione direbbe di rilassare le spalle, ma se si è seduti troppo bassi si ritorna nella situazione descritta precedentemente. Quindi in ogni caso non sarebbe un modo efficiente di iniziare a suonare. Ogni dolore o fastidio che percepiamo è un sintomo, questo è ciò che bisogna realizzare, e individuare la causa di un sintomo è importante.

Si potrebbe essere sorpresi di sapere di quanti tra i più grandi pianisti, anche virtuosi, hanno avuto problemi fisici dovuti al modo di suonare: Schnabel, Fleischer, Graffman, Rachmaninoff, Clara e Robert Schumann, Paderewski, Scriabin, Gould, Landowska, Friedman, e Goode per nominarne alcuni. Di conseguenza, il pedagogo Matthay metteva in guardia chi cercava di imitare i grandi artisti, la cui tecnica poteva essere una combinazione di movimenti sani e altre maniere “inusuali”. Ad esempio, il pianista Boris Berman notò che Glenn Gould suonava brillantemente “non grazie al suo modo di sedere anormalmente basso, ma nonostante esso”. Gould stesso descrisse i propri problemi, che qualcuno ritiene fossero dovuti alla distonia, che si evolse in una “disturbante rottura del controllo” finché “non fosse più possibile neanche suonare un corale di Bach con sicurezza”.

In ogni caso, molte persone quando si siedono percepiscono naturalmente l’altezza corretta a cui ci si siede al pianoforte, quindi non occorre per forza attribuire i propri problemi immediatamente all’altezza a cui ci si siede al pianoforte. Non bisogna iniziare subito a cambiare i propri atteggiamenti basandosi su queste informazioni, perché è possibile che si stanno facendo molte cose correttamente, ma c’è una singola cosa sbagliata che sta impedendo a molte altre cose corrette di funzionare bene. Quindi è sempre necessario un insegnante che veda lo studente suonare a cui porre i propri dubbi, perché molte di queste cose che si stanno descrivendo in questo capitolo sono nascoste in una tecnica del tutto naturale.

Sedersi correttamente quindi permette il corretto posizionamento del braccio, quindi il corretto posizionamento del gomito, che di conseguenza è in grado di agire come un fulcro stabile per l’attività dell’avambraccio e della mano.

Il braccio (riferendosi sempre solo alla parte superiore) non è in grado di muoversi verticalmente, siccome è fissato tra la spalla e il gomito, inoltre non è in grado di muoversi neanche orizzontalmente in velocità, perché si muove grazie a un muscolo molto lento. Si può verificare facilmente cercando di muovere rapidamente il braccio orizzontalmente, che non è affatto molto veloce comparato al movimento delle dita, e comparato soprattutto al movimento orizzontale dell’avambraccio. L’avambraccio inoltre è anche in grado di ruotare rapidamente. La combinazione dei due movimenti che è in grado di compiere l’avambraccio è ciò che permetterà di raggiungere alte velocità. Inoltre, il movimento del braccio è responsabile di molti infortuni, quindi ancora una volta non si stanno dando solo principi ed idee tra varie possibili scelte.

Chiaramente, quando si muove l’avambraccio orizzontalmente, ad esempio durante una scala, il braccio non resta fermo e rigido, anzi si muove, ma la differenza è che non si sta muovendo da solo, ma si sta muovendo come reazione al movimento dell’avambraccio, cioè lo si sta spostando, in modo così piccolo da essere quasi impercettibile. Se si pensa di iniziare il movimento partendo dal braccio, si finisce per muoversi troppo, e quando questo avviene le dita smettono di muoversi, perché quando una parte dell’apparato si muove troppo qualche altra parte smette di muoversi, o smette di lavorare. Un altro esempio è che se le dita agiscono troppo allora l’avambraccio smette di agire. Quindi, di nuovo, tutto deve assolutamente lavorare con un’unità.

Quando ci si siede correttamente, si viene a formare un angolo tra il braccio e l’avambraccio in corrispondenza del gomito, e il gomito è leggermente più avanti del busto. Questo modo di posizionare l’arto superiore deve rimanere sempre anche quando ci si muove lungo la tastiera, quindi il busto si deve muovere accompagnando il movimento dell’arto. Quando si suona la mano destra nella parte inferiore della tastiera, o la mano sinistra nella parte superiore, di conseguenza, il busto deve andare leggermente all’indietro. L’unica circostanza in cui non si ha l’angolo sopra citato è quando si suona agli estremi della tastiera, con la destra nella parte più acuta e la sinistra nella parte più grave: in questo caso il busto va leggermente in avanti per aiutare il movimento, e l’angolo sparisce quasi totalmente, gli arti sono quasi dritti.

Anche il gomito viene spostato dal movimento dell’avambraccio, non resta fermo, deve restare sempre in una posizione tale da mantenere sempre l’unità, e tale da evitare di torcere il polso (come si vedrà nel capitolo 3).

Riguardo la posizione della mano, si può osservare che quando si è alzati le mani sono a lato, girate con il palmo rivolto verso il corpo. Di conseguenza, per posizionare la mano sulla tastiera, sarà necessario un movimento di rotazione dell’avambraccio. È importante osservare ciò perché può capitare di non ruotare abbastanza, specialmente nella mano sinistra, trovandosi con la mano leggermente storta. Questo potrebbe essere un altro motivo per il quale l’anulare e il mignolo talvolta danno l’impressione di essere più deboli, perché quando si ha la mano storta in questo modo, non ha il supporto della mano e dell’avambraccio. Quindi, anche se si faranno movimenti di rotazione dell’avambraccio per suonare (come si vedrà nel capitolo 2), questi movimenti devono partire da una posizione della mano dritta rispetto alla tastiera. Un insegnante potrà usare l’anulare come modello, perché quel dito spesso dà l’impressione di essere storto e quindi debole. La sensazione di avere l’anulare dritto rispetto alla tastiera aiuterà successivamente ad avere la stessa sensazione per ogni dito.

Lo stato muscolare delle dita e delle mani quando sono alla tastiera, pronte a suonare, determina in gran parte se la tecnica funzionerà in modo coordinato. Spesso viene detto agli studenti di fissare le posizioni, quindi di preparare, di irrigidire, e fissare la posizione delle dita e delle mani in modo particolare per iniziare a suonare. Tutto ciò non serve ad altro che a creare tensione, anche quando si prepara o irrigidisce pochissimo. Spesso inoltre per preparare è necessaria l’azione di muscoli antagonisti, che crea co-contrazione, quindi tensione, come precedentemente accennato. Ma questo crea tensione perfino prima che si inizia a muoversi. Non si deve partire da una posizione rigida per poi suonare velocemente, liberamente, e ottenere colore. Per muovere le dita in qualunque direzione, specialmente in velocità, i muscoli devono essere completamente liberi di agire. Le contrazioni muscolari usate per fissare le dita e le mani usano gli stessi muscoli che le muovono. Quando i muscoli sono programmati per utilizzare muscoli antagonisti, la tecnica è molto limitata: la più piccola tensione limita il movimento.
« Ultima modifica: Marzo 23, 2017, 10:55:31 pm da Pianoth »
Aldo Roberto Pessolano (aka Pianoth Eakòs Shaveck)
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