Probabilmente, devo aver formulato una domanda troppo sciocca, perché non ho avuto risposta.
Sinceramente aspettavo di avere un attimo di tempo per risponderti, perché riguardo alla tua domanda ho qualcosa di interessante da raccontare, ma il tempo l'ho trovato solo oggi. Però, meglio tardi che mai

Devo partire con una premessa.
Quando studiavo il pianoforte, avevo un insegnante che mi invitava a non prendere MAI le sue parole come vangelo, ma a cercare di crearmi un'opinione personale anche e soprattutto attraverso l'ascolto dei grandi interpreti, e aggiungeva (lo ricordo come fosse ieri) che le cosiddette regole, nella musica, sono sempre "discrezionali e variabili". Io, da perfetto idiota quale ero da adolescente, guardavo a questo suo modo di parlare come a un segno di insicurezza, avrei preferito mi dicesse "questa cosa è così, punto e basta". Iniziai a capire che quel maestro era un grande (potrei dire "a dargli ascolto") quando ormai lo avevo abbandonato, maledizione.
Fine premessa, ora provo a risponderti in base alla mia modesta esperienza.
Quando si parla di nota staccata sotto legatura, ci troviamo di fronte a due segnali stradali che fanno a pugni: l'uno lega, l'altro stacca. Come è possibile? A questo punto, come minimo, dobbiamo interrogarci: il signor Beethoven (o chi per lui) pensava forse che allo stesso incrocio potessero convivere uno stop e un diritto di precedenza? Quale razza di sbornia aveva preso prima di scrivere quel pentagramma?
Beethoven, quel giorno, non aveva preso nessuna sbornia: siamo noi che ameremmo disporre di una "segnaletica musicale" inequivocabile, analoga a quella del divieto di sosta e del senso unico. Il fatto è che non possiamo averla, e allora conviene (oltre che affidarci a dei buoni trattati di teoria) anche rimuginare autonomamente.
Dunque, dove può trovarsi il punto debole dell'accoppiata legatura+staccato?
Niente di più facile che uno dei due segni, talvolta, non non significhi esattamente "io lego", "io stacco".
E qui torno a parlare del mio vecchio insegnante (vecchio si fa per dire, è ancora in vita e piuttosto giovane, all'epoca era giovanissimo). Quando ebbi il tuo stesso dubbio, gli posi la fatidica domanda dell'apparente contraddizione tra legatura e staccato. Lui, a sua volta, mi rispose con un'altra domanda. Mi chiese: ce l'hai la ragazza? Io come al solito pensai "si facesse i cavoli suoi, una buona volta", poi risposi scocciato "sì, ce l'ho". Lui: siete molto legati? Io: "sì". Lui: "strano, mi sembra che in questo momento non siate così legati, non la vedo accanto a te sullo sgabello". Io: "che discorsi, maestro, (in realtà pensavo "CHE DISCORSI CRETINI, maestro") certo che siamo legati, ma mica rimaniamo appiccicati tutto il giorno, lei è in un posto, io sono in un altro".
A quel punto lo vidi sorridere e mi disse: hai mai pensato ad essere tu una nota, la tua ragazza un'altra, e che la legatura possa "legarvi" non soltanto fisicamente? Come vedi, in questo momento siete legati e contemporaneamente staccati. Non è un caso che la legatura sopra un gruppo di note si chiami "legatura di frase o di espressione o di portamento", perché può legare "idealmente", non solo fisicamente. Quando la vedi, puoi benissimo ipotizzare che l'idea del compositore sia quella di uno stretto legame tra note che in quell'istante si trovano fisicamente staccate.
Confesso che all'epoca quelle parole mi sembrarono una grande stupidaggine, ma credo che il vero stupido fossi io. Lui mi stava parlando di qualcosa di molto più profondo del semplice staccato/legato, parlava di interpretazione.
Non aggiungo altro, ma per farti un'idea di come risolvere l'enigma dello staccato/legato, ti consiglio di ascoltare i grandi interpreti. Ciascuno di loro te ne darà una propria "opinione", e tu diventerai un vero musicista
