Suono come se fossi un robot... Metodo di studio.
« il: Gennaio 10, 2015, 03:15:53 pm »
Ciao a tutti,
vi pongo un quesito che mi assilla da un po'.
Ho iniziato a suonare il pianoforte a novembre 2013, poi a giugno 2014 ho subito un'aggressione da parte di 2 zingari che mi hanno picchiato per rubarmi la borsa, li ho subito un danno ai reni che non mi permetteva di stare seduta o in piedi o sdraiata che per pochi minuti, insomma un inferno che non mi permetteva di fare nulla.
Ho ripreso a suonare nel dicembre scorso, quindi facendo i calcoli studio da 6 mesi.
Suono su un Kawai cL 36, digitale con cui mi trovo molto bene (a parte un po' le casse), utilizzo quasi sempre le cuffie.
Ogni volta che vado a lezione e suono i piccolo studietti il mio maestro dice che sembra di sentir suonare un robot, riesco a dare pochissima espressione. Mi dice sempre che ho un'impostazione delle mani corretta, le mie mani e braccia sono morbide però sembra di sentire suonare un robot. A casa mi sembrava di suonare meglio, poi ho notato che sono le cuffie che mi portano fuori strada, in cuffia sembra molto espressivo, poi ho provato a registrarmi con il piano e a riascoltando il brano effettivamente sembra molto piatto.
Il maestro dice che per adesso è normale, suono da poco quindi mi verrà pian piano, però vorrebbe uno di calore in più.
Da poco faccio gli esercizi di tecnica e le scale in cuffia e i brani o studi senza cuffie, ma non cambia molto.
E' come se suonassi sempre lo staccato, e mi sta facendo impazzire perchè sono inascoltabili.
Dice anche che sembro legata allo sgabello, da lui ovviamente sono un po' più rigida, a casa sono più rilassata ma comunque immobile...
Secondo voi è normale? Come fate a dare espressione, a far sembrare un brano più dolce piuttosto che magari una marcia?
L'unico modo che ho trovato per suonare in maniera un pochino-ino meno da robot è tenere le dita un po' più allungate (e meno ad archetto) sulla tastiera e suonare un pochino più veloce, però finisco solo per fare più errori perchè non sempre riesco a tenere la velocità... (pur lenta che sia).
Su youtube vedo gente che si dondola sulla tastiera, che l'accarezza, che fa i movimenti più strani e diversi, e suonano divinamente.
Quindi mi chiedo se sono negata o se è normale, lo stesso brano stupido e semplice suonato da me o dal maestro sono lontani anni luce l'uno dall'altro.
Sto sul piano 2 ore scarse al giorno, di norma tutti i giorni. A 35 anni non pretendo di diventare una professionista, vorrei semplicemente suonare qualcosa di piacevole da ascoltare, per divertirmi e magari trasmettere questa mia passione a chi sto ospitando nella mia pancia da 5 mesi... Ascolto tutti i giorni musica classica e cover di film suonate al piano, perchè dovrò fisioterapia praticamente per tutta la vita per alcuni problemi alle braccia. (anche per questo non posso pretendere di fare chissà cosa) Suonare mi aiuta a tenere le braccia in movimento, ovviamente non posso suonare in maniera intensiva per ore, altrimenti ho dolori per giorni, e ripeto che voglio solo divertirmi e sopratutto rilassarmi.

Ho anche problemi a suonare le scale come dicevo nell'altro post. Mi spiego.
Comincio a studiare le scale, adesso ho afferrato il concetto della naturale e melodica e armonica, le ripeto un sacco di volte fino a farle senza guardare lo spartito. Però nono le note che sto suonando, nel senso che all'inizio guardo le note che devo suonare, poi però vado ad orecchio e dimentico le note, così a fine giornata non so quali e quante alterazioni ha in chiave quella scala.
Quindi non riesco ad imparare a memoria le scale, mi trovo meglio a suonarle a orecchio, ma non faccio mai caso alle note.
Vorrei sapere come fate voi passo passo a studiare le scale per tenerle a mente.
Visto che sarò a casa fino a fine maggio vorrei approfittare di questo tempo per approfondire e imparare le scale.
Alle superiori per studiare qualsiasi materie usavo associare altri concetti, colori, numeri o movimenti, non ho mai avuto un metodo vero e proprio e forse per questo ho problemi con le scale. (per esempio per la scala melodica, M=meno, quindi perde entrambe le alterazioni al ritorno, l'armonica ne perde solo una) Giusto per farvi capire.

Questa settimana stavo pensando di mollare, che forse studiare pianoforte non fa per me, poi sistemando alcuni fogli mi è capitato sotto mano il brano Lilla, bellissimo e molto semplice, ho provato a suonarlo e ho visto che ci ho messo poco a capirlo, certo non sono una scheggia...
Si per carità è semplicissimo, però suonare mi piace da morire e quando non lo faccio mi manca, e non posso mollarlo così.
Credo di avere un metodo sbagliato di studio, alle superiori andava bene aggiungendo un po' d'intuito, col pianoforte probabilmente non basta.

Vorrei sapere a questo punto cosa ne pensate, se devo mollare, se è normale e ci vuole tempo, se devo cambiare metodo.
Vorrei sapere nel dettaglio come studiate, sopratutto le scale, come analizzate un brano anche semplicissimo prima di suonarlo per sapere quali alterazioni sono presenti (spesso suono brani stonati per uno o due giorni perchè non faccio attenzione alle alterazioni in chiave, oppure me ne accorgo direttamente a lezione).
Premetto che non voglio correre, voglio semplicemente riuscire a capire fino in fondo ciò che studio, e a fine settimana vorrei aver immagazzinato un mattoncino in più.

Chiedo scusa se perderete un mucchio di tempo a leggere e a rispondere, però ho bisogno di capire e sopratutto voglio farvi capire il mio problema.

Grazie a tutti e buon weekend.

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Offline Paola

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Re:Suono come se fossi un robot... Metodo di studio.
« Risposta #1 il: Gennaio 10, 2015, 05:29:29 pm »
Ciao, vorrei rassicurarti su un paio di punti.
Il fatto di suonare un po' meccanicamente è senza dubbio dovuto al poco tempo da cui hai cominciato a studiare.
L'espressività si conquista dopo moltissimi anni. Studiando si acquisisce un suono personale, un proprio modo di interpretare i brani. Non è possibile avere questo dono subito, va un po' sudato, si conquista con anni (molti) di studio.
Quindi rientri nella normalità e penso che devi solo avere un po' di pazienza. Siamo passati tutti per questa fase iniziale.
Immagina quando apprendi altre cose... tipo... guidare la macchina! All'inizio tieni in mente tutte le cose che devi fare, poi quelle cose ti vengono automaticamente senza bisogno di pensarci ogni volta mentre le fai. Con il pianoforte è la stessa cosa.
Adesso sei impegnata ad eseguire le note giuste, a tenere il tempo, a leggere correttamente la partitura, ma col tempo queste cose ti verranno spontanee e facili, ti ci vorrà sempre meno tempo a leggere un brano, e allora da lì potrai partire a studiarne altri aspetti, quelli espressivi intendo.
Per ora è troppo presto. :)

Poi c'è la questione del piano digitale che inevitabilmente ti dà poco margine per studiare il tocco, le dinamiche, ecc. Sarebbe preferibile un acustico, che ti consenta di ascoltarti mentre suoni ed avere una rappresentazione sonora più reale di quello che stai facendo.

Però in sintesi voglio tranquillizzarti, e dirti che sei solo all'inizio, quindi studia i tuoi esercizi con costanza e regolarità. Le ore che dedichi al piano sono sufficienti per avere dei buonissimi risultati e non sono poche! :)

Quanto alla lettura invece, l'unico consiglio che mi sento di darti e di leggere la partitura prima di mettere le mani sul pianoforte, proprio sulla carta. Guarda bene in che tonalità è il brano, osserva le alterazioni che trovi in chiave, controlla il tempo.
Se non riesci a memorizzare, leggi! Se vai a orecchio e sbagli è peggio, perché quell'errore ti resterà sempre. Le mani memorizzano sempre molto in fretta il movimento, quindi quell'errore tenderà sempre a ripetersi. Quindi ricomincia daccapo, spartito davanti, osserva le alterazioni in chiave ed esegui ogni scala molto lentamente, a costo di annoiarti, devi farle piano piano. Vedrai che col tempo velocizzerai e non farai più errori.

Ci siamo occupati di scale su Pianosolo molte volte. Ti passo un po' di link che spero potranno esserti utili.

http://www.pianosolo.it/corso-introduttivo-studio-pianoforte-13-scale-musicali/

Spulciati anche questa lista del Beyer, che ci sono molte lezioni sulle singole scale:
http://www.pianosolo.it/lista-lezioni-beyer/

Spero di esserti stata utile.
Visto che sei in dolce attesa colgo l'occasione per dirti che è una cosa bellissima!!!  :) :) :)





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Online Pianoth

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Re:Suono come se fossi un robot... Metodo di studio.
« Risposta #2 il: Gennaio 10, 2015, 06:32:08 pm »
Citazione
(per esempio per la scala melodica, M=meno, quindi perde entrambe le alterazioni al ritorno, l'armonica ne perde solo una)
Attenzione, la melodica perde le alterazioni al ritorno, ma l'armonica no, non cambia l'andata e il ritorno.

Ti spiego, con vari esempi (che purtroppo allungano molto questo post), il metodo che uso io, che ha duplice applicazione: ricavare le alterazioni di una scala, e ricavare la tonalità date le alterazioni di un brano.

Innanzitutto ricorda questa sequenza di note (o per meglio dire di alterazioni):
FA DO SOL RE LA MI SI per i diesis
SI MI LA RE SOL DO FA per i bemolli

Ricordarle non è difficile: innanzitutto la sequenza per i bemolli è quella per i diesis al contrario. E poi quella per i diesis parte da FA e sale per quinte (FA DO è un intervallo di quinta, DO SOL è un intervallo di quinta e così via); di conseguenza quella per i bemolli, essendo inversa, scende per quinte, o sale per quarte (MI SI è un intervallo di quinta, SI MI è un intervallo di quarta ecc. vedi tu come lo trovi più semplice da ricordare).

Una volta memorizzate queste sequenze di alterazioni (che tra l'altro sono nell'ordine che trovi sugli spartiti all'inizio del pentagramma), puoi capire in che tonalità sei guardando le alterazioni, e puoi anche ricavare le alterazioni di qualunque scala tu voglia.

Infatti, per quanto riguarda i diesis, preso un certo numero di alterazioni, per sapere a quale scala maggiore appartengono basta vedere l'ultima alterazione, che aumentata di un semitono darà la tonica della scala. Detto così sembra difficile, quindi faccio qualche esempio:

FA ♯ DO ♯ SOL ♯
aumento di un semitono SOL ♯ e ottengo LA. Quindi quelle alterazioni appartengono alla scala di LA maggiore.

FA ♯ DO ♯ SOL ♯ RE ♯ LA ♯
aumento di un semitono LA ♯ e ottengo SI. Quindi quelle alterazioni appartengono alla scala di SI maggiore.

FA ♯ DO ♯ SOL ♯ RE ♯ LA ♯ MI ♯
aumento di un semitono MI ♯ (che sul pianoforte corrisponde a FA) e ottengo FA ♯. Quindi quelle alterazioni appartengono alla scala di FA ♯ maggiore.

Invece, per quanto riguarda i bemolli, preso un certo numero di alterazioni, per sapere a quale scala maggiore appartengono basta vedere la penultima alterazione, e basta ricordare che se c'è solo un bemolle allora siamo in FA maggiore. Esempi:

SI♭
FA maggiore.

SI♭ MI♭
La penultima alterazione è SI♭. Quindi quelle alterazioni appartengono alla scala di SI♭ maggiore.

SI♭ MI♭ LA♭ RE♭
La penultima alterazione è LA♭. Quindi quelle alterazioni appartengono alla scala di LA♭ maggiore.

Per quanto riguarda il processo inverso, cioè se vuoi sapere quali alterazioni appartengono a una determinata scala, il metodo più semplice probabilmente è dividere tasti bianchi e tasti neri.

Per i tasti bianchi:
DO maggiore non ha alterazioni.
FA maggiore, come ho già osservato sopra, ha solo SI♭ in chiave.
Per tutti gli altri tasti, ricava la sensibile (diminuisci di un semitono la tonica) ed elenca le alterazioni nell'ordine dei diesis fermandoti alla sensibile.
Esempi:

DO Maggiore
Non ha alterazioni.

FA maggiore
SI♭ in chiave.

MI maggiore
Per ottenere la sensibile diminuisco di un semitono MI, ottenendo RE ♯ . Elenco i diesis fermandomi a RE ♯ :
FA ♯ DO ♯ SOL ♯ RE ♯
Quindi queste sono le alterazioni in chiave.

SOL maggiore
La sensibile è FA ♯ . Elenco le alterazioni fino a FA ♯ :
FA ♯
Quindi SOL ha solo FA ♯ in chiave.

Per i tasti neri:
DO ♯ maggiore ha tutte le note della scala alterate.
FA ♯ maggiore ha come alterazioni FA ♯ DO ♯ SOL ♯ RE ♯ LA ♯ MI ♯ .
In tutti gli altri casi elenca i bemolli fino a raggiungere la tonica, e vai avanti di un'ulteriore alterazione.
Esempi:

DO ♯ maggiore
FA ♯ DO ♯ SOL ♯ RE ♯ LA ♯ MI ♯ SI ♯

FA ♯ maggiore
FA ♯ DO ♯ SOL ♯ RE ♯ LA ♯ MI ♯

MI♭ maggiore
Elenco i bemolli fino a superare di uno MI♭:
SI♭ MI♭ LA♭
Quindi queste sono le alterazioni in chiave.

SOL♭ maggiore
Elenco i bemolli fino a superare di uno SOL♭:
SI♭ MI♭ LA♭ RE♭ SOL♭ DO♭
Quindi queste sono le alterazioni in chiave. Nota che essendo SOL♭ e FA ♯ corrispondenti allo stesso tasto, anche le scale corrispondono, ma non le alterazioni.

SOL ♯ maggiore
Non è possibile ricavare le alterazioni della scala di SOL ♯ maggiore senza ricorrere a doppie alterazioni. È tuttavia possibile trovare le alterazioni della scala la cui tonica sul pianoforte corrisponde, cioè LA♭ maggiore:
SI♭ MI♭ LA♭ RE♭
Quindi queste sono le alterazioni in chiave di LA♭ maggiore. La scala di LA♭ maggiore sul pianoforte corrisponde alla scala di SOL ♯ maggiore.

Tutto questo discorso vale solamente per le scale maggiori.
Per quanto riguarda le scale minori e in generale le tonalità minori, è importante ricordare il concetto di relativo maggiore. Infatti, per ogni tonalità minore esiste una tonalità maggiore che ha le stesse alterazioni in chiave. Basta ricordare che, data una tonalità minore, la tonica del relativo maggiore è la nota che forma con la tonica della tonalità minore un intervallo di terza minore. Anche in questo caso, qualche esempio dovrebbe rendere chiaro il concetto:

Supponiamo quindi che vogliamo sapere le alterazioni in chiave di LA minore. La tonica della relativa maggiore forma con LA un intervallo di terza minore, quindi la tonica è DO. Essendo DO maggiore la relativa maggiore di LA minore, ha le stesse alterazioni in chiave: quindi entrambe le scale non hanno nessuna alterazione in chiave.
Se vogliamo sapere la scala minore armonica di LA, allora prendiamo la scala formata dalle alterazioni della relativa maggiore, e innalziamo di un semitono il settimo grado, sia all'andata sia al ritorno. La scala di LA minore armonica (un'ottava) è quindi:
LA SI DO RE MI FA SOL ♯ LA SOL ♯ FA MI RE DO SI LA
Se vogliamo sapere invece la scala minore melodica di LA, allora prendiamo la scala formata dalle alterazioni della relativa maggiore, e innalziamo di un semitono il sesto e il settimo grado, ma solo all'andata. La scala di LA minore melodica (un'ottava) è quindi:
LA SI DO RE MI FA ♯ SOL ♯ LA SOL♮ FA♮ MI RE DO SI LA

Adesso proviamo a ricavare la scala minore armonica e melodica di DO ♯ minore. Innanzitutto ricaviamo la tonica della relativa maggiore, che è MI. Poi ricaviamo le alterazioni di MI maggiore (come spiegato sopra):
FA ♯ DO ♯ SOL ♯ RE ♯
Ora, sia la scala minore armonica che la melodica hanno queste alterazioni.
La armonica innalza di un semitono il settimo grado sia all'andata sia al ritorno, quindi è:
DO ♯ RE ♯ MI FA ♯ SOL ♯ LA SI ♯ DO ♯ SI ♯ LA SOL ♯ FA ♯ MI RE ♯ DO ♯
La melodica innalza di un semitono il sesto e il settimo grado solo all'andata, quindi è:
DO ♯ RE ♯ MI FA ♯ SOL ♯ LA ♯ SI ♯ DO ♯ SI♮ LA♮ SOL ♯ FA ♯ MI RE ♯ DO ♯

Questo metodo è lungo solo in apparenza. È molto più semplice ricordare ragionando che imparando direttamente a memoria. Ti consiglio di darti da solo qualche esercizio applicando questo metodo, non ci dovrebbe volere molto a memorizzarlo. Se non ti è chiaro qualche punto chiedi pure.
Considera, comunque, che quando sei al pianoforte e devi suonare una scala, non devi avere dubbi sulle alterazioni, specialmente perché non devi neanche avere dubbi sulla diteggiatura.

Questo è tutto quello riguarda la parte teorica. Per quanto riguarda la parte pratica, cioè come suonare le scale, come ricavare e quindi ricordare la diteggiatura, come renderle effettivamente utili ci vorrebbe un altro post così (non so se più corto o più lungo, forse la seconda).

_____

Riguardo il suonare come un robot, pensa a come suona. Infatti un "robot" va bene perfettamente a tempo, come se seguisse un metronomo, e interpreta la musica rispettando esclusivamente ciò che è scritto sullo spartito. Per non suonare come un robot basta fare l'opposto: non andare perfettamente a tempo, e suonare, pur rispettando lo spartito, con più espressione. Che s'intende per espressione? Dipende. Può volere dire con più drammaticità, con più fuoco, con più delicatezza, o in modo più cantabile, oppure con uno stile più spiritoso... Dipende molto dal contesto. Per ottenere tutti questi effetti, nella maggior parte dei casi, ti basta cercare di imitare la tua voce. Infatti, specialmente se sai cantare bene, puoi controllare la tua voce in modo molto più semplice rispetto al controllare il suono emesso dalle corde, percosse dai martelletti, azionati dalla pressione dei tasti con le tue dita. Già solo la descrizione del suono emesso dal pianoforte ti dovrebbe far capire che non è un suono affatto semplice da controllare. Non basta semplicemente avere un'idea di come dovrebbe suonare. Devi cantare ciò che devi suonare.
Quello che tu o il tuo maestro potreste definire un buon suono, non da robot, è quello ottenuto seguendo qualche linea generale: dopo avere individuato l'inizio e la fine di ogni frase di un brano, sempre rispettando i colori proposti dallo spartito, quando la melodia sale, cresci leggermente, e quando scende, diminuisci leggermente. Inoltre, diminuisci leggermente verso la fine della frase.
Dopo avere considerato ciò, cerca di capire, ragionando, quando il brano deve essere suonato con più passione, in modo più agitato, o in modo più spiritoso, o in modo più dolce e così via. Non c'è un unico modo per ottenere tutti questi effetti, lascia che la voce, intuitivamente, li esprima. Può aiutarti addirittura immaginare una scena drammatica, o una scena romantica a seconda del caso, mentre canti.
Quindi, canta la melodia, divisa in frasi, rispettando queste linee generali. Dopo avere cantato, tieni bene a mente come deve essere il suono, e prova a suonare imitandolo. In alternativa, canta e suona contemporaneamente (chiaramente sempre imitando la voce).
Se ti chiedi come devi premere i tasti, anche su questo ci sarebbe da fare un discorso molto complesso a parte. Considera solo che comunque, dovendo imitare la tua voce, devi suonare generalmente legato, a meno che il passaggio è staccato o richiede di esserlo (come ad esempio in una giga).

Per quanto riguarda il variare il tempo, il rubato, il discorso è ben più complicato, perché un rubato eseguito male può compromettere la bellezza di tutto il pezzo. Quindi per il momento cerca di andare abbastanza a tempo. Specialmente quando ci sono passaggi difficili, non approfittare dell'"espressione" per rallentare, ma vai a tempo. Allo stesso modo, non accelerare quando ci sono passaggi semplici (errore molto comune).

Questo è per il momento tutto ciò che credo che tu possa comprendere. Naturalmente, per ottenere il vero "buon suono" ci vogliono anni di esperienza. Considera che ogni grande pianista ha un suono diverso, ma hanno tutti (fondamentalmente) un "buon suono".
Aldo Roberto Pessolano (aka Pianoth Eakòs Shaveck)
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Re:Suono come se fossi un robot... Metodo di studio.
« Risposta #3 il: Gennaio 10, 2015, 09:56:20 pm »
Stefy79...ci vuole pazienza...TANTA...non ti scoraggiare, è successo a tutti (o quasi  ::) ) e succederà ancora. La progressione avviene per gradi, per salti, quando meno te lo aspetti! non puoi essere "espressiva" se sei impegnata a non sbagliare un sacco di altre cose... ti accorgerai dell'espressione quando le "altre cose" diverranno meno pressanti, allora ti libererai, sarai più morbida, naturale, e troverai la tua posizione naturale davanti al pianoforte.... insisti!!!!!  :-*

Re:Suono come se fossi un robot... Metodo di studio.
« Risposta #4 il: Gennaio 11, 2015, 04:32:15 pm »
Sono d'accordissimo con Sergio e con Pianoth che ti hanno dato un sacco di bei consigli. Non si può aggiungere molto di più.
Io aggiungerei solo una cosa relativamente all'espressività:
Prenditi un brano qualsiasi che ti piaccia e che non sia difficile.
Per fare una prova, cerca qualche bella esecuzione su Internet e ascoltala con attenzione più volte. Dopo 3-4 volte cantala allo stesso tempo dell'esecuzione che stai ascoltando.
Poi cerca di imparare DUE RIGHE di questo brano a memoria, in modo che dopo non sia un problema per te dover leggere, magari con difficoltà, o ricordare le note.
In seguito cerca di suonarlo senza lo spartito davanti più volte, non dando più tanta importanza a quello che è legato o alle note in sé, che le avrai già imparate, ma a quello che senti dentro te stessa mentre suoni. Lasciati andare a quello che senti e a quello che avevi cantato prima, vedrai che ti verrà spontaneo dare importanza a un silenzio, a un pianissimo, a un forte, o a un respiro dopo un legato, e così via. Questo renderà il tuo brano più espressivo e meno "robotico".

Punta all'espressività di un pezzettino, non di tutto.
Suona quelle due righe per 50 volte, cercando di trovare la TUA espressione. Quando ti senti abbastanza pronta, registrati e ascoltati, poi confronta la tua registrazione con lo spartito, cioè ascoltala mentre leggi e prendi qualche appunto se qualcosa vuoi farla meglio o più come è scritta. Questo dovrebbe aiutarti a migliorare l'espressività.

Come ti ha detto Sergio, all'inizio non si può pretendere di leggere mentre si suona a una buona velocità, a non sbagliare le note e dare la giusta espressività. Ti irrigidiresti di più.

Per questo dico che imparare a memoria due righe, solo due, e ripeterle molte volte ti può aiutare a sviluppare la tua musicalità, il gusto musicale, e a provare piacere cercando proprio quelle sfumature, quei colori presenti nella musica.

Hai fatto bene a scegliere un brano di Vinciguerra. Lilla non è particolarmente difficile, e si presta molto all'espressività.
Non ti scoraggiare!!!
Se hai bisogno, posta qui, dopo aver studiato, la tua esecuzione. E dopo qualche giorno registra ancora. Vedrai che ci saranno dei progressi.
« Ultima modifica: Gennaio 11, 2015, 04:35:30 pm da maria_pianista »

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Offline DarkKnight

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Re:Suono come se fossi un robot... Metodo di studio.
« Risposta #5 il: Gennaio 12, 2015, 02:54:49 pm »
un buon metodo per ricordarti le scale con le relative alterazioni e relative monori è quello di studiarle separatamente.
non so come è strutturata la tua giornata di studio, probabilmente come molti di noi fai le scale come parte iniziale, che ti da pure un buon riscaldamento delle dita, e le fai in sequenza (parti dalla scala di do, poi magari le relative minori, e poi passi a quella di sol). questo metodo è giustissimo però agli inizi se non hai ancora ben chiare le diverse scale può crearti un pò di incertezza nell'apprendimento "visivo" delle diverse scale.

quindi se usi il metodo sopra ti potrebbe essere potrebbe esserti di aiuto, come dicevo prima, separarle le une dalle altre, fai un giorno la scala di do con relative minori, il giorno successivo quella di sol e così via. se ti sembra troppo stacco di giorni tra la prima e la seconda ripetizione della stessa scala, puoi suddividere le tue due ore di studio in due parti (ma credo che già lo fai) la prima ora tecniche, la seconda studi, e all'inizio di ogni parte fai una scala diversa (per esempio do e poi ora di tecniche, poi fa e ora di studi)

in questo modo separi temporalmente lo studio di ogni scala e questo dovrebbe aiutarti a separare pure visivamente le diverse scale.

per la difficolta che hai nelle scale maggiorni e minori, considera che le scale minori che si studiano generalmente nella classica puoi vederle come la scala maggiori a cui si riferiscono con le alterazioni;
6 e 7 diesis per la melodica sia ascendente nessuna alterazione in moto discendente
7 diesis per l'armonica sia in moto ascendente che discendente
ovviamente partendo da un grado diverso rispetto alla maggiore, DO -> LA.

Inoltre ti consiglio, fino a che non le hai chiarite, di non fare le scale per 3 e per 6.

Se dividi così la tua mente assimilerà a scoparti distinti le diverse scale perchè le fai in momento separati.

Dovrebbe aiutarti.
« Ultima modifica: Gennaio 12, 2015, 03:01:46 pm da DarkKnight »

Re:Suono come se fossi un robot... Metodo di studio.
« Risposta #6 il: Gennaio 13, 2015, 04:58:19 pm »
Ciao Stefy,
anche io mi ritrovo in molte cose che hai scritto. E spesso mi  sento giù e poco motivato perchè capita che la stanchezza e i fastidi posturali mi fanno perdere la concentrazione e le ore sembrano non rendere come vorrei. E' un anno e mezzo che suono e come hai chiaramente espresso tu, da adulti (io ho 45 anni) è decisamente un bell'impegno. Purtroppo le esecuzioni perfette dei vari brani studiati restano un miraggio. La lettura è molto più lenta della mano, ma la mano senza memoria sbaglia. E purtroppo quando riprendo un brano che ero arrivato a suonare benino,se sono passati 15-20giorni, senza l'aiuto della lettura la memoria mi inganna terribilmente e l'autostima e la motivazione subiscono un duro colpo.  :'( Insomma, spesso è un circolo vizioso dal quale si esce solo con la pazienza e il metodo, aggirando i momenti di sconforto che ci fanno credere di non essere in grado, di non avere memoria, di non avere la situazione giusta per poterci concentrare e di non riuscire a migliorare. Dobbiamo essere tenaci e smettere di avere fretta.
Inoltre se superiamo quei momenti di sconforto e ci accostiamo al piano serenamente e pazientemente, ci accorgiamo che quel brano non è dimenticato, e che i 15gg che ci sono voluti per impostarlo e che sembravano persi, con un breve ripasso (diciamo un'ora attenta di studio), tornano tra le mani "magicamente"  ;) con grande sollievo per l'autostima.
Ma se invece di affidarci alla memoria riusciamo a potenziare la lettura credo sia tutto più agevole. Mentre scrivo queste cose le ripeto a me stesso: esecuzioni lente e lettura costante dello spartito sono gli obblighi a cui noi principianti dobbiamo attenerci resistendo alla tentazione di velocizzare senza guardare lo spartito. Grazie per aver condiviso le tue considerazioni e grazie a tutti quelli che hanno risposto con preziosi consigli.

Re:Suono come se fossi un robot... Metodo di studio.
« Risposta #7 il: Gennaio 15, 2015, 12:00:46 am »
Innanzitutto vi ringrazio tutti.
Grazie a Pianoth per aver scritto quel piccolo papiro, mi stampo il tutto e me lo studio per bene, così a forza di averlo sotto mano mi verrà piu automatico e veloce.
Sapevo già a memoria l'ordine dei diesis e dei bemolle, ma non riuscivo ad applicarli.
Adesso mi tengo sotto mano l'ordine e lo applico alle varie scale e ci riesco senza sbagliare, certo per tenere a mente l'esecuzione sul piano dovrò ristudiarle, ma almeno adesso capisco cosa sto suonando.
Quando suono sono impegnata a leggere lo spartito, e sopratutto se é nuovo richiede tutta la mia attenzione, seguo ogni indicazione quindi sicuramente do poca importanza all'espressione, in primis perché non ne sono ancora capace, e come dice maria_pianista perché non conoscendo lo spartito sono troppo impegnata a leggere. Infatti spesso non guardo nemmeno le alterazione in chiave e solo dopo un po'  me ne accorgo e mi correggo, proprio perché ci sono troppi particolari a cui dare importanza.
Il maestro mi dice sempre che rispetto lo spartito in ogni sua parte, ma che ogni tanto sarebbe piacevole dare espressività, ma come ho già detto non ne sono ancora capace, o per lo meno io ci provo ma non mi viene bene.
Quindi dovrei studiare due righe per volta è una volta imparate a memoria provare a dare espressività.
Il fatto é che faccio studietti già di poche righe, e ogni settimana a meno che non ho avuto grossi problemi il maestro me lo fa cambiare quindi non riesco nemmeno a dedicarci così tanto tempo da riuscire a trarne vantaggio per quanto riguarda l'espressione.
Adesso sto facendo la scatola armoniosa, brani più o meno lunghi e di varia difficoltà, solo che per eseguirli decentemente ci metto diverso tempo. Non é che non ho pazienza, tutt'altro! Ripeto ogni semplice esercizio finché non ne ho in primis capito il senso, poi finché non riesco ad ottenere un'esecuzione decente e lenta all'inizio, poi più sicura, e più veloce con il passare dei giorni.
Un pianista  sicuramente riuscirebbe a dare espressione anche a due righe con quattro note in croce.
So che non si diventa pianisti in sei mesi, altrimenti di pianisti mega galattici ce ne sarebbero ogni 50 metri...
Però volevo sapere se é normale essere proprio un robot, sto a tempo e rispetto ogni aspetto dello spartito e questo insieme alla pochissima esperienza tolgono attenzione all'espressività.
Adesso mi cerco qualche brano semplice semplice da studiare finché non mi servirà più lo spartito, o per lo meno lo tengo sott'occhio ma senza suonare leggendolo.

Per il piano digitale non posso farci poi molto, nei giorni scorsi stavo pensando di cambiarlo con l'NU1 o il CLP 585, però non costano tanto meno di un B1 con silent, (l'unico di dimensioni accettabili per il posto in cui ho deciso di metterlo) ma con l'arrivo del bimbo a fine maggio dovrei spostarlo subito, e oltre ad essere attaccato al calorifero non ci sta per pochi centimetri. Non ho altro posto, quindi mi tocca aspettare per forza. Però ripeto che sono decisissima a prendere un B1 silent, ne ho visti anche 2 usati ma praticamente nuovi.
Intanto posso scoprire meglio se la mia passione continuerà.
In questi giorni ho seguito comunque i vostri consigli, approcciandomi allo studio in maniera diversa e devo dire che capisco nel dettaglio ogni cosa che faccio, mentre prima andavo a memoria. Ho già notato un piccolo miglioramento, non brancolo nel buio per primi minuti in nessun esercizio, e una certa dose di positività in più che non guasta mai.
Quindi grazie a tutti per le spiegazioni e i metodi di studio, e la positività e la pazienza.
Appena riesco a studiare un branetto e a prepararlo per bene, proverò a postarlo... Sempre SE troverò il coraggio.

Re:Suono come se fossi un robot... Metodo di studio.
« Risposta #8 il: Gennaio 15, 2015, 09:38:23 am »
Stefy, mi viene in mente, se stai cercando un brano espressivo e non difficile, "Song from a secret Garden", di Rolf Lovland, perché è dello stile che mi sembra che potrebbe piacerti e ti divertiresti a cercare l'espressione. Guarda, è questo: https://www.youtube.com/watch?v=I2ktSuBwea8
Anche a Maria Perfetta potrebbe piacere.  ;)

Un'altra composizione che può essere molto espressiva è la Sarabanda di Zipoli della Suite in Sol minore, ma io la trovo difficile. Mi sta costando moltissimo. È questa: https://www.youtube.com/watch?v=hUTdKqMfPB8

Io ho lo spartito scritto senza alternazioni (in Do) ma in realtà l'originale mi sembra sia in Sol (con tre bemolli). Ma ho trovato anche l'originale per violino e pianoforte che non so se può andare per suonarlo solo con pianoforte, devo provarlo.
« Ultima modifica: Gennaio 15, 2015, 09:40:36 am da maria_pianista »

Re:Suono come se fossi un robot... Metodo di studio.
« Risposta #9 il: Gennaio 16, 2015, 12:47:56 pm »
http://www.pianopractice.org/
http://www.jennymacmillan.co.uk/Ideas%20for%20Successful%20Practising%20for%20PP.pdf

Io sono abbastanza negato, ma suono perchè mi piace farlo.
normalmente la mia curva di apprendimento è abbastanza rapida all'inizio, ma con il piano invece faccio veramente fatica, ossia gli avanzamenti sono veramente lenti, per cui, a meno di non essere talentuosi per natura, credo sia normale avanzare lentamente (mi era molto più facile studiare analisi matematica...)

In merito ai metodi di studio, oltre ai link che ho riportato, sto studiando i meccanismi di apprendimento peer vedere se si trova qualche trucco per procedere più velocemente

https://www.coursera.org/course/learning